senza futuro.jpg

di Agostino Pietrasanta. Alessandria

Sembrerebbe paradossale: nello stesso giorno che l’ISTAT rileva un’ ulteriore contrazione delle nascite in Italia, arriva la decisione di dimezzare il “bonus bebè”, provvedimento in sé non certo esaltante, ma la scelta resta indicativa di una tradizionale mancanza delle sensibilità istituzionali ad una questione che riguarda il futuro della nazione.

Pressoché in contemporanea si legge, con più amarezza che stupore, la notizia  di una cospicua azienda che si propone di licenziare una lavoratrice perché necessità di orari flessibili per badare ad un figlio diversamente abile (attenti alle espressioni!).

Ci sarebbe ben poco da aggiungere ai fini di un severo commento: tanto lo Stato quanto il privato del bello e simpatico Paese non si fanno un pensiero al mondo di ciò che significa il crollo della natalità ed il contestuale aumento della popolazione anziana e (per ora) pensionata.

Vorrei subito sgombrare il campo da eventuali controdeduzioni ideologiche; forse l’Istituzione che da tempo avverte del fenomeno è la componente ecclesiastica. Tuttavia lo ha spesso legato alla mancata liceità morale della regolazione delle nascite; era e forse rimane nella sua legittima competenza, come era ed è nella sua competenza ragionare sulla indissolubilità del matrimonio, ma solo da recenti scelte si è fatta maestra e carico delle condizioni anche economiche che avrebbero potuto supportare sia la stabilità ò delle coppie, sia il loro programma di fecondità basato sulla fiducia nel futuro.

Per troppo tempo si è promossa, anche da parte dei vertici ecclesiastici una sia pur comprensibile lotta alle ideologie più disparate, senza avvertire la disgregazione dei valori indotta sia dal consumismo, sia dalla disuguaglianza dei diritti sociali ed economici.

Ciò detto però non c’è dubbio che ci sono ben altre e più gravi responsabilità. C’è intanto da rimanere perplessi sul fatto che da sempre, nel secondo dopo/guerra, anche con un partito di cattolici al governo, la famiglia sia stata ignorata, se non nelle più roboanti, quanto inutili proclamazioni. Si è data tradizionale realizzazione di aiuti ridicoli e di totale assenza di incentivi fiscali alla famiglia anche numerosa; e mentre in nazioni con noi confinanti il comportamento era ben diverso.

Il Paese si è assuefatto, magari lasciano libera la più scandalosa e devastante evasione fiscale e oberando di imposte famiglie anche numerose, ma impossibilitate a sfuggire al fisco. E, per aggiunta e contentino si è radicato il principio ed il comportamento diffuso dell’evasione non appena possibile.

Ora però potrebbe stupire che si insista nell’errore; che non si voglia prendere atto di una situazione limite che impedisce di guardare al futuro con l’unica premessa ragionevole: investire sulle nascite, sulle coppie che ci credono e sui giovani. Faccio solo due accenni su questioni riconosciute in modo generalizzato.

Intanto la necessità degli asili/nido. Ce ne sono di ottimi, anche in città, ce ne sono di pubblici e privati. Tuttavia non sono sufficienti e soprattutto non sono alla portata di tutti. Inoltre si potrebbe constatare che i costi di quelli pubblici, talora superano quelli dei privati. Mi parrebbe logico che invece di proporre soffoco con le ideologie sulla formazione dello Stato, in contrapposizione a quella privata, si intervenisse per rendere la prima più conveniente della seconda.

C’è infine da prendere molto sul serio ciò che molti, ma non le istituzioni, vanno da tempo valutando: un’organizzazione del lavoro, dei suoi ritmi e della sua distribuzione territoriale e dei suoi orari in raccordo possibile con le esigenze di chi crede ancora nella famiglia. Non si tratta solo di sostenere una possibilità di “lavoro da casa”, ma di valutare la realizzazione nel  possibile di tempi e di luoghi che non necessariamente cristallizzino quelli tradizionali.

Ci sarebbe da prendere sul serio la valutazione di orari flessibili non solo per i dirigenti, di organizzare le ferie in equilibrio tra le esigenze della produzione e quelle del lavoratore. Purtroppo si tratta di proposte rese note dalle più diverse conferenze fra studiosi del problema, ma che né la generalità dei datori di lavoro, né la pigrizia delle istituzioni, né la pressoché totale indifferenza del sindacato si sforzano di valutare.

E così anche la presenza sindacale, altra vota valorosa, si attarda a contenere le negatività e a proteggere chi pur in difficoltà lo è certo meno di tanti altri: al futuro nessuno (almeno di quelli che potrebbero decidere e realizzare) pensa.

https://appuntialessandrini.wordpress.com