La pace

di fabrizio centofanti

La pace è un tema equivocato. Si comincia da bambini, perché la maestra non può esimersi dal proporlo in classe. Ne sai nulla di nulla, ma ti arrampichi sugli specchi sperando che tutto fili liscio.
Crescendo cominci a litigare, per cui circoscrivi il concetto al “fare pace”, che spesso è un formalismo funzionale a evitare ulteriori fastidi.
Poi c’è l’deale, materia per giovani naïve, con la vocazione a mettere, come si dice, i fiori nei cannoni.
Successivamente, è un correttivo alla nevrosi che minaccia di inquinare la vita sociale. Non si distingue molto dalla valeriana, in casi estremi da uno psicofarmaco.
Ma viene l’ora in cui la pace è il dono della profondità, l’identità emersa, l’Archetipo del Sé. Sperimentata una volta, è impossibile staccarsene.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace: in quel “mia” c’è il segreto che per tutti è auspicabile scoprire.

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