Greece's Finance Minister Yanis Varoufakis

by francogavio Alessandria

Pensiamo di non esagerare nell’affermare che Yanis Varoufakis sia tra tutti gli economisti di scuola keynesiana colui che abbia ritratto con maggior chiarezza l’evolversi della politica economica dal dopoguerra fino a oggi.

Con la sua brillante allegoria del Minotauro Globale, tratta dal suo omonimo best sellers, egli individua negli USA l’unico player mondiale che attraverso due distinte fasi (il Piano Globale e l’età del Minotauro) ha condizionato la dinamica dei flussi finanziari tra le varie aree del mondo.

Se nella prima il surplus americano, travestito da egemonia politica, apportò crescita e miglioramento delle condizioni di vita in Europa fino al 1971; nella seconda il suo epilogo fu del tutto diverso sfociando in una crisi mondiale devastante da debito privato nella quale a pagarne il prezzo furono come sempre i ceti più deboli di entrambi i continenti.

Lo statistico matematico Varoufakis non ha fatto altro che riscrivere criticamente in chiave attuale quelle che furono le preoccupazioni di John Maynard Keynes (pure lui lo era) negli anni 30, e le ha divulgate condividendo con il Maestro di Cambridge quello stesso linguaggio fluente e didascalico che trasforma ogni singolo tassello economico in una visione ampia e più comprensibile del quadro politico, o meglio delle relazioni di potere nello scacchiere mondiale.

Li accomuna il fatto che entrambi decidono di tralasciare i calcoli matematici complessi per dedicarsi a una condivisa passione: la politica. Dissacrano il pensiero ortodosso corrente, facendo cosi emergere quel “non detto” o quell’ipocrisia di fondo, strumentale per garantire l’egemonia dei potenti. Questa “organicità” che si rileva nel loro pensiero economico è il frutto di una lunga parentesi dedicata agli studi classici e umanistici prima di approdare alla matematica statistica.

Un percorso d’apprendimento che li contraddistingue dai loro colleghi americani, spesso più inclini alla induzione piuttosto che alla deduzione. Così come il greco venne buttato fuori dall’ECOFIN non perché non sapesse, ma perché al contrario sapendo troppo era in grado di spiegare nei minimi dettagli le malefatte delle banche franco-tedesche nei confronti del suo paese e dell’imperfetto funzionamento della moneta unica.

Allo stesso modo, Keynes venne umiliato a Bretton Woods dagli americani, non perché anch’egli non sapesse, ma perché il potere dello zio Sam, dopo il sanguinoso conflitto bellico, pretese di esercitare l’egemonia planetaria imponendo una forzata dollarizzazione, anziché avallare la proposta dell’inglese volta a garantire uno sviluppo più armonico ed equilibrato dell’economia mondiale.

Nell’articolo che segue Varoufakis condensa in pillole la sua tesi sul Minotauro Globale, facendo altresì notare all’attuale establishment americano che gli squilibri non siano affatto cessati. Anzi, la pericolosità della mastodontica bolla da debito cinese è sempre dietro l’angolo e minaccia nuovamente la stabilità dell’intero pianeta.

Trump, the Dragon, and the Minotaur

Nov 28, 2016 Yanis Varoufakis

Se Donald Trump capisse qualcosa, è senza ombra di dubbio il valore della bancarotta e del riciclaggio finanziario. Ma il successo della sua strategia dipende dal fatto se egli è in grado di cogliere la profonda differenza che sussiste tra il debito di un investitore e il debito di una grande economia, la Cina.

ATENE – Se Donald Trump capisse qualcosa, questo è senza ombra di dubbio il valore della bancarotta e del riciclaggio finanziario. Egli conosce tutto su come ottenete il successo passando per il default strategico, a cui seguono massicce svalutazioni del debito e la creazione di attività dalle passività. Ma [Trump] sa cogliere la profonda differenza che sussiste tra il debito di un investitore e il debito di una grande economia? E capisce che la bolla del debito privato cinese è una polveriera posta sotto l’economia globale? Molto dipende dal fatto che lo capisca.

Trump è stato eletto grazie a un’ondata di malcontento per la colossale cattiva conduzione dell’establishment sia riguardo al boom pre-2008 sia alla recessione post-2008. La sua promessa d’adottare misure volte a stimolare l’economia nazionale e di varare politiche commerciali protezionistiche per riportare sul suolo americano la manifattura lo condusse alla Casa Bianca. Lo può fare, purché capisca il ruolo che l’America ricopriva nei “bei vecchi tempi”, il ruolo che oggi può svolgere, nonché, in modo cruciale, l’importanza della Cina.

Prima del 1971, l’egemonia globale degli Stati Uniti si basava sul surplus delle partite correnti americane rispetto al resto del mondo capitalista, che gli Stati Uniti contribuirono a stabilizzare riciclando parte del proprio avanzo in Europa e in Giappone. [Questo volume di danaro] sostenne la stabilità economica e drasticamente ridusse le disuguaglianze ovunque. Ma, da quando l’America scivolò in una posizione deficitaria, quel sistema globale [di flussi] non fu più in grado di funzionare, dando origine ciò che io chiamai la fase del Minotauro Globale.

Secondo il mito antico, il re Minosse di Creta doveva la sua egemonia al Minotauro, una terribile bestia imprigionata sotto il palazzo di Minosse. La profonda solitudine del Minotauro era paragonabile solo alla paura che ispirava in ogni dove, perché il suo vorace appetito poteva essere soddisfatto – garantendo così il regno di Minosse – solo dalla carne umana. Quindi, una nave carica di giovani partiva dalla lontana Atene recandosi regolarmente a Creta per consegnare il suo tributo umano alla bestia. Il rituale raccapricciante era essenziale per preservare la Pax Cretese e l’egemonia del Sovrano.

Dopo il 1971, l’egemonia degli Stati Uniti crebbe attraverso un processo analogo. Il Minotauro non fu altro che il deficit commerciale degli Stati Uniti, che divorava quantità crescenti delle esportazioni nette mondiali. Il crescente deficit dell’America venne finanziato con miliardi di dollari di afflussi netti giornalieri a Wall Street da parte dei capitali stranieri (e spesso statunitensi) provenienti da attività lontane: una forma di moderno tributo al Global Minotaur.

Più il deficit cresceva, maggiore era l’appetito per il capitale europeo e asiatico. Ciò che rendeva il Minotauro veramente globale era la sua funzione: aiutava a riciclare il capitale finanziario (profitti, risparmi e denaro in eccesso). Continuava a rendere “scintillanti” le indaffarate fabbriche tedesche; inghiottiva tutto ciò che veniva prodotto in Giappone e, più tardi, in Cina. Ma allo stesso tempo Wall Street imparava come mettere il turbo a questi afflussi di capitale attraverso strumenti finanziari esotici. Le porte della finanza si spalancarono e il mondo venne inondato da debiti.

Nell’autunno del 2008, il Minotauro fu ferito a morte dopo essersi imbattuto contro il muro del debito privato, il quale era un prodotto supplementare del suo appetito. Mentre la Fed e il Tesoro rimisero in sesto i mercati statunitensi (a spese degli americani più deboli, e trascurati sin dagli anni ’70), nulla sarebbe stato lo stesso: la capacità di Wall Street di continuare a “chiudere” il ciclo di riciclaggio globale è attualmente svanita. Il settore bancario statunitense non potrebbe più sfruttare il doppio deficit [di partite correnti e di spesa pubblica] dell’America allo scopo di finanziare una sufficiente domanda interna per sostenere il resto delle esportazioni nette mondiali. Da quel momento in poi, per l’economia mondiale sarebbe stato impossibile riacquistare il suo equilibrio.

Dopo le ferite mortali accusate dal Minotauro, l’America non ha solo ringraziato la Fed e il Tesoro per aver contribuito a evitare una nuova Grande Depressione, ma deve la sua salvezza anche al Drago: il governo cinese ha aumentato gli investimenti interni a un livello senza precedenti per ridurre il sottoutilizzo creato dalla contrazione delle spese negli Stati Uniti e in Europa. Per molti anni, la Cina autorizzò la creazione di credito da parte delle sue banche ufficiali, e anche dal suo reticolo finanziario poco trasparente, di contrarre prestiti in modo sfrenato, permettendo loro di beneficiare della generosità della moneta a buon mercato della Fed, stipulando prestiti denominati in dollari. In poche parole, il drago intervenne per riequilibrare l’Occidente quando il Minotauro non fu più in grado farlo.

I leader della Cina sapevano che cosa stessero facendo. Stavano creando una bolla d’investimenti insostenibili per dare all’Europa e agli Stati Uniti la possibilità riorganizzarsi. Purtroppo, entrambi [i beneficiati] non ci sono riusciti: l’America a causa della situazione di stallo tra il presidente Barack Obama e il Congresso controllato dai repubblicani, e l’Europa per ragioni troppo dolorose da raccontare. E quando nel 2015 la tempesta perfetta si materializzò con i tassi di interesse degli Stati Uniti in ascesa mentre i prezzi delle materie prime scesero, la Cina dovette incrementare ancora una volta la creazione di credito.

Oggi, il boom del credito cinese è sostenuto da garanzie quasi altrettanto negative rispetto a quelle su cui Bear Stearns, Lehman Brothers e il resto [del gruppo] fecero affidamento nel 2007. Inoltre, poiché il renminbi cinese è grossolanamente sopravvalutato, le società stanno prendendo a prestito dollari per ripagare il loro vecchio debito denominato anch’esso in dollari prima della scadenza, esercitando una pressione al ribasso sul tasso di cambio.

Il piano di Trump per aiutare chi è rimasto trascurato sin dagli anni ’70, nella misura in cui sia visibile, sembra girare su due assi: uno stimolo interno e un accordo bilaterale sotto la minaccia di tariffe e quote. Ma se [Trump] gioca a muso duro con i cinesi, spingendoli a rivalutare il renminbi e minacciandoli con l’adozione di tariffe e simili, potrebbe anche finire col punzecchiare la bolla del debito privato cinese, scatenando in questo modo un diluvio di cattive conseguenze che travolgerebbe qualsiasi stimolo interno che [intende] adottare.

In tal caso, la spesa infrastrutturale di Trump si trasformerebbe in un maggiore vantaggio per le aziende, implicando un effetto moltiplicatore trascurabile. Ciò, a sua volta, preparerebbe le basi per l’austerità futura, mentre il panico aumenta per l’ulteriore risalita dei tassi di interesse statunitensi, e l’esplosione del bilancio federale mette sotto pressione gli attuali impegni non finanziati del governo (ad esempio, la sicurezza sociale).

Se la strategia economica a medio termine di Trump riscontrasse qualche possibilità di successo, egli deve prendere in considerazione il fatto che non è il debito pubblico degli Stati Uniti, ma il debito privato cinese, che deve essere ristrutturato. Altrimenti, i rendimenti dei titoli del Tesoro USA potrebbero andare oltre il tetto [massimo], indebolendo gravemente la sostenibilità del debito degli Stati Uniti.

Allo stesso modo, Trump deve rendersi conto che non può fare in modo che l’America ritorni nuovamente a essere grande emulando lo stimolo senza fondi di Ronald Reagan. Quel trucco funzionava quando il Minotauro veniva incatenato e nutrito; non funzionerà quando il Drago non ha più fuoco. D’altro canto, se Trump vuole veramente riequilibrare l’economia degli Stati Uniti in modo che la crescita avvantaggi le persone che sono state abbandonate e a cui ha promesso così tanto, dovrebbe emulare Franklin D. Roosevelt e perseguire un rifacimento [della proposta] keynesiana, quella di Bretton Woods.

https://www.project-syndicate.org/commentary/trump-chinese-debt-global-imbalances-by-yanis-varoufakis-2016-11