Intrap caccamo

di pvitagliano

Intrappolati, scritto a quattro mani da Michele Caccamo e Luisella Pescatori è un racconto sull’emigrazione clandestina. Definirlo romanzo sarebbe, forse, impreciso. Una cronaca sarebbe riduttivo. Per evidenziarne con chiarezza la denotazione narrativa è adatta appunto la definizione di racconto. Per altro, questa forma espressiva mostra anche il terreno storico culturale da cui l’ispirazione degli autori trae origine o paradigma. Cosa fa, infatti, Sherazade per sottrarsi, anzi, meglio, per allontanare il destino di morte al quale il re persiano l’ha condannata? Deve narrare storie, raccontare. Per mille e una notte.

La scrittura di questa narrazione segue gli intrecci e i nodi di un macramè. Leggiamo un ordito raffinato come un ricamo ma niente affatto accessorio. Seguiamo una trama delicata su un crinale sospeso “tra favole e realtà”, eppure palpita dentro ogni parola un dramma di esseri umani in carne ed ossa. I fili di questo tessuto sono fatti di vene dentro le quali scorre sangue vero. “Le fiabe sono come il mare, non sono mai ferme perché sono mosse dalla seduzione magica dei sogni”. D’altra parte, tutti quanti noi abbiamo fatto l’esperienza di quanto vicino e mobile sia la linea che li separa dagli incubi.

I destini di Bashir e di Rima, Popo e Zalika, i fratelli Hani ed Helmi, e dei due scafisti Ibrahim e Walid sono tenuti insieme dal mare. La terra ferma invece separa, tanto quella da cui fuggire, come il piccolo paese di Burg Migheizil, quanto quella cui approdare, Lampedusa, la Sicilia, l’Italia. L’Occidente. Come nelle Mille e una notte il racconto affida la nostra vita alla materia impalpabile dei sogni. Una necessità concretissima, però, ne è l’abbrivio. L’istinto di sopravvivenza. Il bisogno ineludibile di un’altra vita. “Bashir riusciva ad annullare la paura trovando la forza nel ricordo delle parole delle favole che la nonna gli raccontava e si sentiva compreso più che mai in un’avventura eroica come quella di Bata”.

In questa storia il mare è il dolore. Per questo può risultare accettabile che anche Ibrahim, lo scafista, sia percepito egli stesso come una vittima, accomunato a tutti gli altri in  questo viaggio che traduce la paura con la parola speranza. Gli Intrappolati, dunque, sono una narrazione polindroma, perché la lettura rende uguali le vittime e quelli che per la legge sono carnefici; da qualunque direzione guardiamo, ci troviamo di fronte alla medesima umanità. Qur’an in arabo significa lettura. Il Corano è la lettura, una lettura della realtà, del mondo, di comprensione del dolore umano e della tensione al suo superamento. Questo intenso libro di Caccamo e della Pescatori è una lettura del dramma di questo esodo contemporaneo con lo sguardo aperto alla compassione e alla speranza. “Aveva nella mano una mela rossa”.

Resta, tuttavia, inevasa una domanda. Perché quella bomba sotto al bancone delle mele? Nessuno sforzo di comprensione umana riuscirà mai a svuotare il cuore dal dolore, riempire il capo di ragione, fugare la paura. Di fronte a questo anche Allah, il Compassionevole, il Misericordioso tace. Tacciamo tutti. S’impone il silenzio. Per tutti.

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