Uomo 37

di Mienmiuaif

Condividiamo volentieri una altro pezzo della scrittrice Marcella Manghi, futura autrice UOMOVIVO, tanto in sintonia con la nostra “Canzone d’amore invernale”

Pazienza se stavolta – con un pugno di righe – mi inimicherò un manipolo di lettori. Signore: questo post è un atto di solidarietà incondizionata a tutti gli uomini. In genere derisi, beffeggiati e compatiti per quell’unica lineetta di febbre che quando arriva li rende all’improvviso debosciati che manco la lebbra. Solo ora comprendo con quanto torto il genere maschile sia stato finora bistrattato per tal motivo. I fatti stanno così: da tre giorni sono raffreddata come un merluzzo e sto male.

Diciamo che “mi sento male”. La mattina alle sei mi sveglio da un sonno ad intermittenza tipo alfabeto-morse e come se avessi dormito su un materasso ad acqua. I muscoli hanno la stessa plasticità degli elastici nei costumi da mare quando li tiri fuori due anni dopo. Eppure non ho febbre. 37 al massimo.

Mi sento ingannata e tradita dal termometro, neanche fosse il peggiore degli amanti. Già, perché se non hai almeno due gradi in più, non hai nessun diritto di rintanarti a languir nel letto. Magari con qualcuno che ti serve frullati di vitamine e zenzero, o qualcun altro che ti recita sonetti in endecasillabi. A me andrebbe bene anche un bicchiere di latte e i titoli del Corriere. In casa comunque mi domandano “Hai febbre?”. E io “No…”. E se non hai febbre, devi trottare. Da due giorni sto dietro alle solite cento cose, ma come se tutto non avesse un domani. Stringo i denti, il termometro e l’orgoglio. E solo ora, Uomo37, ti capisco. La prossima sera che ti vedrò pigliare il termometro dallo sportello alto del bagno, stai certo che non ti chiederò nulla. Nessun dettaglio. Come quando tornavi dagli addii al celibato dei vecchi colleghi. La ruota gira, i virus pure; e soprattutto non sapremo a chi di noi toccherà la prossima volta. Nel dubbio, domani compero un po’ di zenzero.

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