Il suono della parola

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Chiamiamola “Disposizione anticipata di trattamento”, un acronimo secco – Dat – che poco spiega o enuncia, oppure “biotestamento” o anche “fine vita”, poco importa: giovedì 14 dicembre, il Senato della Repubblica darà una considerevole spinta a due mani al cammino di uno dei provvedimenti più criptici e controversi di questa legislatura. E ci riguarda da vicino, visto che verranno imposte nuove regole sulla morte, episodio che – ahimè – riguarda tutti, nessuno escluso. Lascia sbalorditi la mancanza (colpevole) di informazione. Pochi sono a conoscenza del provvedimento, del significato di ogni parola, delle implicazioni mediche o etiche. Come spesso accade siamo davanti a un finto dibattito che glissa sulle domande più importanti.
Ad esempio, la legge considera trattamenti sanitari anche la nutrizione e l’idratazione, quando artificiale, consentendo la condanna legale a morire di fame e di sete. E in tutto ciò è ben chiaro il…

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