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Dopo 15 anni, torna ad esporre alla Tenuta Tenaglia il fotografo conzanese Renato Luparia, con la mostra “Il suono del silenzio” inaugurata sabato 11 novembre alle ore 17. In mostra, nella luminosa sala degustazione affacciata sui vigneti del Monferrato, stampe fotografiche bianco/nero “Fine Art” su carta cotone, numerate e firmate in edizione di dieci. Le immagini rappresentano paesaggi del Monferrato, zona del Piemonte tanto amata dal fotografo, realizzate con nebbia e neve, nelle quali spiccano solo pochi elementi.

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Il silenzio nelle opere di Renato Luparia ha molteplici sfaccettature: è prima di tutto chiave di lettura; è sensazione tangibile; è immagine che si manifesta nel nitore e nello splendore di fotografie evocative di campi privi di limiti, di alberi che si fanno segni grafici, circondati da nebbie che suggeriscono un possibile cammino di conquista. O semplicemente di contemplazione.

Informazioni utili: Tenuta Tenaglia – Strada Santuario di Crea 5 – Serralunga di Crea (AL). Visitabile dal 11 novembre 2017 al 28 febbraio 2018 dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 18.30 – venerdì dalle 8.30 alle 17.30 – sabato e domenica dalle 11 alle 18.

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Gennaio e febbraio aperta solo da lunedì a venerdì.

Ingresso libero. Tel. 0142.940252.

Nei suoi confronti la critica si è così espressa:

“…Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista, nelle opere fotografiche di Renato Luparia.  Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi, che affiorano dai bianchi eterei.

Il Silenzio è il luogo in cui nasce la sua arte, che va oltre il linguaggio del quotidiano per esplorare ed interpretare la realtà desiderata  e necessaria. Questo rende esplicita la cifra poetica di Renato Luparia caratterizzata dal bisogno introspettivo, che si rivela come contemplazione ed ascolto attraverso tutti i Sensi.

Lo stupore del poco, dell’indispensabile, dell’armonia di alcune rare presenze ritmiche nel piano sequenza quasi immobile, rende uniche e per certi aspetti assolute le fotografie in bianco e “poco grigio”, che Renato Luparia realizza con cura e perizia di altri tempi.

La vicinanza alle dimensioni del segreto e del sacro si basa sul grande potere dell’astrazione, capace di spogliare la Natura dai suoi aspetti  terreni, esaltandola come pura costruzione formale.

L’artista osserva la realtà e ne estrae alcuni elementi vitali: l’albero, le rive, le nevi e le nebbie, i fili d’erba. Ad essi non si oppone; li ri-prende e li sottomette ad un processo di stilizzazione che restituisce loro indipendenza, creando distanza e vuoto…”

Alessandra Santin

…pochi elementi della natura interpretano il silenzio, anzi lo personificano, meglio di un albero. Pura armonia: guardare e ascoltare. A orecchie dritte, come quelle delle piccole lepri all’erta sulle colline del Monferrato. Le stesse colline di Renato Luparia, nelle stampe fotografiche “fine art” digigraphie numerate e firmate, in tiratura limitata, intitolate “Il suono del silenzio”, a suggerire evocazioni di atmosfere sospese, in assenza totale di animali e di esseri umani. Nelle immagini la nebbia si fa complice della neve in un bianco/nero dalle sfumature fiabesche, da paesaggio nord-europeo; il respiro antico della stagione invernale rappresentato con essenzialità, restituisce visioni suggestive: la serie s’incardina sul tema arboreo, caro alla sensibilità di questo foto-artista, con significati reali e allusioni forse metaforiche…

…“L’albero nudo, solo in mezzo alla distesa bianca, induce a ragionare sul sentimento di unicità con cui va osservato ogni elemento del cosmo? E come interpretare lo sguardo sui boschi di pioppi nel contrasto luce-ombra, acuito dall’effetto lattiginoso? O le ondulate colline di vigneti a mezza via sulla carta tra terra e cielo… e le teorie di gelsi, ingoiati, come in dissolvenza, dalla nebbia? La riflessione è spirituale: il libro della natura, spalancato sotto i nostri occhi, è ancora in grado di stupirci. Così l’attrazione per la geometria dei luoghi: tagli in diagonale, angolazioni non convenzionali, prospettive ardite, l’intera grammatica formale di Luparia può virare verso l’astrazione. La purezza delle inquadrature, l’originalità dell’intera composizione suggeriscono ipotesi, ma ad avere la meglio è l’emozione davanti all’immagine: fra tentazioni sperimentali e perizia tecnica spicca l’autorevolezza di una straordinaria vocazione per il “landscape”…il nostro stupore si rinnova così, anche attraverso gli alberi di Renato Luparia. Nell’abbraccio di colline, risuonano di questo sentimento tenace e silenzioso, come lo scorrere del tempo.

Luisa Facelli

Poche linee scure e precise emergono dal foglio bianco e l’occhio immediatamente le interpreta come elementi di un paesaggio invernale. Il candore della neve e il segno nitido della vegetazione fanno pensare a una pregevole grafica incisa, invece stiamo ammirando una delle opere fotografiche di Renato Luparia che hanno per soggetto la natura invernale della sua terra, il Monferrato. Sono fotografie in bianco e nero che l’autore ha riunito sotto il titolo di “Il suono del silenzio” e sembra davvero di percepire il suono della natura nel ritmo di alcune composizioni e il silenzio nell’assenza di forme umane o animali.

Henri Cartier-Bresson affermava che fotografare “è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore”, cosa che può sembrare naturale per tutti i fotografi, ma riesce a pochi artisti, e che possiamo invece immaginare succeda a Renato ogni volta che si avvia in campi silenziosi e innevati per catturare con la sua macchina fotografica questi ritratti di natura. Infatti, in queste immagini si percepisce la sua capacità di vedere il bello, di elaborare con sentimento la giusta inquadratura di pochi elementi essenziali, e infine di fissare la visione con il mezzo di ripresa.

Le opere esposte sono immagini equilibrate, dove foschie e nebbie confondono e fondono cielo e terra permettendo solo a pochi elementi di offrirsi in piena visibilità, dissolvendo gli altri piani fino a farli scomparire in un orizzonte latteo che ci lascia solo immaginare un oltre non visibile.

Il lavoro di Renato Luparia non è certo limitato a queste opere, ma questa serie di fotografie in cui l’artista ha scelto di utilizzare, in modo contemporaneo, una tecnica storica come il bianco e nero, unita a un soggetto così lontano – lontano dalle città, dalla nostra vita quotidiana e soprattutto dal nostro modo di vivere malato di afasia visiva e incapace di vedere oltre lo sguardo – esige di essere guardata e vista per rinfrancare il nostro esistere un po’ nevrotico di ogni giorno.

Massimo Premoli

La fotografia di Renato Luparia nel contesto contemporaneo può essere letta come un linguaggio di narrazione: l’artista monferrino ha da sempre nei decenni narrato la sua terra con una vivacità poetica attenta, scavandone le unicità, cercando cromatismi e forme sensibilissime per ritrovare quel magico profumo del silenzio da sempre respirato. Il silenzio, questo misterioso colore che si scopre in questa serie di nuovi lavori pensati e lavorati nel bianco e nero, ci conduce all’Assenza che regala equilibrio, complice della linea immaginaria del confine nel nulla, a volte trovata per caso con umiltà, altre con un raffinato lavoro di contaminazione tra anima e natura, tra il bosco infinito delle nostre memorie e quello che appare a poco a poco tra grigi, neri, bianchi, come segni ombre messaggi di una denaturalità dimenticata. Nelle colline bianche vuote, ma riempite da luci improvvise isolate,  appare come unica parola, ma determinante per l’equilibrio della forma, il segno di alberi che sono testimonianza  del respiro di un paesaggio a volte mistificato dall’uomo, visto dall’artista nella sua vera essenza, nella sua vera energia. Graffi sulla terra colti come ferite e segni anche d’amore dell’uomo per il rispetto e la bellezza di una collina mai adorata abbastanza, che diventa teatro e tavolozza per chi sa sognare  e per chi sa vedere la vera linfa di luce che essa possiede oltre il confine, oltre la materia, oltre la corteccia; l’arte di Renato Luparia sa disegnare tutto ciò.

Piergiorgio Panelli