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by francogavio

Alessandria: La vicenda AMAG mobilità è importante perché va oltre i confini della città di Alessandria: come spesso accade fra i due fiumi si realizzano momenti importanti del vivere collettivo senza che la comunità in cui si manifestano se ne renda completamente conto.
A parte il fatto che molti si ricordano del fatto che Alessandria è stata una delle poche città del Nord a dichiarare il dissesto e pochi si ricordano che è stata l’unica a uscirne con le sue sole forze, fatto non banale ma conseguente l’italiana caratteristica di prendersela con il termometro invece di guarire la febbre, in Alessandria si è dimostrato che il modello perdente e inefficace di società di diritto privato e capitale pubblico è superabile ed esistono strade che se percorse possono portare al non impossibile risultato di rendere il mercato strumentale al benessere collettivo e non la comunità strumento del mercato per il suo solo prosperare.

Atm è stato efficace (meno efficiente) azienda pubblica fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso poi, seguendo l’iter che hanno seguito le sue omologhe è diventata azienda speciale e società privata di capitale pubblico. Essendo una società di diritto privato poteva fallire e lo ha fatto in conseguenze a scelte sbagliate nell’azienda e, soprattutto, scelte molto sbagliate dell’ente proprietario, il Comune, dall’inizio del secolo ai primi anni di questo decennio.
Su come siano andate le cose e come l’Amministrazione Rossa sia riuscita a risolvere il grave problema non mi ripeto limitandomi a riportare ancora una volta il link che descrive la cronaca di quanto è avvenuto, non l’opinione, la cronaca. (https://democraticieriformisti.wordpress.com/2017/04/15/giorgio-abonante-la-vicenda-atm-e-la-nuova-amag-mob-trasparenza-rilancio-occupazione/)
Resta ignorato il fatto che in Alessandria si sia dimostrato che la soluzione di servirsi del mercato invece di esserne vittima esiste e funziona: il socio di maggioranza di AMAG mobilità sta operando e ha restituito insieme alla scorsa amministrazione la prospettiva di medio-lungo periodo al trasporto pubblico della conurbazione alessandrina (per buona pace di Agenzia Mobilità Piemontese che allo stato lo nega ancora di conurbazione si tratta).

E’ un passaggio pilota essenziale di cui essere orgogliosi in quanto una delle poche realtà in cui è stato possibile e funziona offrendo ottime prospettive, molte delle quali ancora da cogliere. Il ruolo, quindi, del nuovo presidente di AMAG sarà fondamentale perché dovrà essere il portatore delle istanze del territorio nel doppio ruolo di vigilante e collaboratore del partner privato: in questo contesto occorre quindi una personalità formata che conosca bene le peculiarità e le esigenze di una città che ha il sistema trasporti nel suo DNA e continua a ignorarlo inseguendo dei provincialismi come il parcheggio in centro o la maldestra vicenda della velocizzazione dei collegamenti con Milano, istanza condivisibile, ma che deve essere contestualizzata essendo almeno a conoscenza di quale tipo di produzione sia programmata attualmente, quali gli attori e quali gli obiettivi.

AMAG mobilità dovrebbe avere un ruolo cardine nella vicenda della riprogrammazione,uscire dalla logica del solo trasporto pendolare per diventare lo strumento di mobilità preferenziale di tutte le categorie di viaggiatori: pendolari, occasionali e sistematici; per farlo occorre una figura che si faccia interprete delle esigenze del territorio, non di singole categorie, e le sappia razionalizzare e quindi mediare con i programmatori, allo stato in AMP, e gli esecutori, la direzione privata di AMAG mobilità che sicuramente è in grado di attuare e rendere funzionali le istanze che gli verrebbero proposte.

In questo contesto è opportuno che il principale protagonista del sistema di mobilità dell’area metropolitana alessandrina abbia una guida politica cosciente del territorio e delle sue esigenze e potenzialità: resta prioritario il riconoscimento della conurbazione Alessandria – Valenza, come l’inserimento delle stazioni ferroviarie del capoluogo nel sistema tariffario lombardo con una vera integrazione tariffaria fra sistemi di mobilità, anche razionalizzando in modo che per la stessa frazione non passino tre strati di servizio con differenti politiche tariffarie mentre in un’altra ci si riduca al sistema eccobus (fra l’altro tutti considerano buoni i dati di frequentazione del servizio eccobus, ma confrontati con quelli che otterrebbe un sistema di trasporto tradizionale e la relativa efficienza che ne deriverebbe sull’effetto rete, io li trovo sufficiente a rivedere completamente il sistema).
Resta da capire se si intende programmare un sistema di trasporto pubblico competitivo rispetto al trasporto privato o solo efficientare quello attuale considerandolo un complemento della mobilità privata preponderante: personalmente trovo la seconda ipotesi quantomeno scellerata.
Ridotta la speranza che la città di Alessandria comprenda ciò di cui è capace, resta quella verso la creazione di una classe dirigente fattivamente interprete delle potenzialità di questo territorio.