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di Dario Fornaro

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Con la nomina, nei giorni scorsi, dell’ultimo presidente (ultimo in ordine di tempo; forse ultimo e basta), la Fondazione SLALA – tempio dei sogni logistici alessandrini sovrapposto alla consolidata realtà della Valle Scrivia – si appresta ad affrontare la fase ineludibile  delredderationem, laicamente del che fare.  Il deperimento progressivo, negli anni recenti, della sua dichiarata funzione  e dei suoi mezzi al servizio, non consentirebbero più, come da dichiarazioni emerse in CdA, di traccheggiare,  sotto il profilo giuridico-amministrativo, in attesa di improbabili, ancorché non impossibili, soccorsi istituzionali.

Non a caso il neo-presidente individuato è un avvocato, con esperienze di situazioni aziendali difficili, ma non, che si sappia, sorta di medico pietoso. Lo attende un arduo lavoro visto che la Fondazione ha perso, via via, capitale, soci, scopi concreti, credibilità propositiva tra gli operatori del settore e, complessivamente, incidenza politica nel territorio, a cominciare dai vertici del Nord-Ovest.

Perché e come ciò sia avvenuto – che pure sarebbe un salutare esercizio retrospettivo  sugli inconvenienti  di una certa megalomania  dispensata a larghe falde – non è da tempo argomento di interesse pubblico. Sostituito, in piccolo, dalla preoccupazione di tenere comunque in vita un simulacro della “ditta”, aggiornando o reinterpretando l’oggetto sociale (magari con un occhio ai passeggeri – accanto alle merci primigenie – e ai collegamenti ferroviari con la capitale del panettone).

Va bene; rispettiamo liberamente i  tentativi di chi è accorso al capezzale di SLALA. Tenendo  in caldo, tuttavia, le argomentazioni sull’ascesa e sul declino, rapidi entrambi, di un soggetto, votato alla promozione e al coordinamento logistico di un vastissimo territorio (tendente all’intero Nord-Ovest), che per oltre un decennio ha tenuto, da protagonista ambizioso , il campo del futuro economico dell’Alessandrino come affacciatosi al terzo millennio.

Solo, en passant, qualche elemento di orientamento “storico”.

SLALA viene costituita, in forma di Srl, il 6.11.2003 (anniversario di una tragica alluvione), con la denominazione, in esteso, di “Sistema Logistico dell’Arco Ligure Alessandrino” e un capitale di 485.000 euro sottoscritto, in quote differenziate, da 12  soci (Enti) dei due versanti appenninici. Primo presidente l’ing. Franco Ercolani in qualità di noto esperto di problemi logistico-ferroviari. Sede presso il Comune di Alessandria.

Seguono alcuni anni di lavorio (interno) tecnico-conoscitivo –progettuale, ma soprattutto di grande spolvero politico-mediatico sul ruolo di SLALA nel panorama logistico-portuale in espansione, entro ed oltre i confini nazionali. Al punto che il “combinato disposto” alessandrino e genovese ritiene inadeguata ai compiti che si prospettano, e quindi superabile, la primigenia struttura societaria e induce (2007) la trasformazione  della SLALA Srl  in “Fondazione Sistema Logistico Integrato del Nord Ovest – SLALA”, con il coinvolgimento di ulteriori Enti di rilievo tra i quali  le Regioni Liguria, Piemonte e Lombardia e l’implementazione dell’Organo amministrativo.

 La nuova veste di Fondazione dovrebbe accrescere e consolidare il prestigio di SLALA, ma ne irrigidisce nel contempo, con  qualche inconveniente, il profilo gestionale.

Il perdurante fervore politico-logistico produce poi, sulla fine del 2009, un nuovo soggetto, partecipato da SLALA,  deputato in qualche modo a trasferire  sul piano realizzativi almeno alcune indicazioni strategiche emerse dal lungo dibattito sulla portualità e relative infrastrutture costiere e interne. Viene pertanto costituita (21.12.2009) la “Retroporto di Alessandria SpA” con un azionariato di 8 Enti (7 liguri-piemontesi, più FS Logistica SpA) e un capitale di 168.000 euro.

Il percorso di questo nuovo soggetto – centrato sul parziale utilizzo dello Scalo ferroviario di Alessandria da attrezzarsi per ricevere e “lavorare” fino a 500.000 Teu (unità container) –si rivela  subito impervio in quanto surdimensionato e quindi inoperante già in partenza. Nel gennaio del 2013 la SpA Retroporto viene così “ridotta” a Srl e posta in liquidazione. Quattro anni di malintesi?

La rassegna delle  avventure logistiche alessandrine – come tali intendendosi quelle basate sul Comune capoluogo – non può non richiamare alla memoria un altro importante soggetto avviatosi in pista di decollo a seguito a seguito del famoso convegno (promotori  Provincia e Comune) che si tenne ad Alessandria il 25.3.2002 per la presentazione delmaster-plan  della futura “Piattaforma Logistico-mercantile di Alessandria”, nota e divulgata come progetto Distripark, esteso su un milione di Mq. in zona Villa del Foro-Cantalupo e congruamente dotato di infrastrutture per il trasporto, il deposito e la “prima lavorazione” delle merci in container.

Il fascino di questo nuovo “retroporto genovese” (il primo, la Rivalta Scrivia, precedeva di oltre trent’anni, ma con una navigazione movimentata) si basava sulla  previsione, come dire? simpaticamente azzardata,  di  prossimi incrementi di traffici portuali – necessariamente rifluenti sulle economie del Nord-Ovest, e non solo – a dir poco sensazionali. Di qui  la “grande occasione” da cogliere al volo.

Il passaggio dalla primitiva idea del Distripark – formulata in base ai dati di letteratura tecnica – ad un pre-progetto preso in carico da un’entità locale definita e responsabile, ha richiesto tuttavia diverso tempo.  Infatti il sostanziale input politico risale al 7.10. 2002, con la sottoscrizione di un “protocollo d’intesa” avente per oggetto il “Progetto per la Piattaforma Logistica di Alessandria” da parte  di una decina di Amministrazioni liguri-piemontesi, laddove, però, il varo di una Società dedicata si realizza solo quattro anni dopo. Tempo impiegato a superare difficoltà varie e almeno un incidente di percorso: l’inopinata comparsa in scena di un aeroporto-cargo prospettato, e poi rimangiato, a Villa del Foro in contrasto con le comunità del territorio.

Ad un certo punto, e al presumibile scopo di rompere gli indugi, nell’agosto del 2006 viene effettivamente costituita la SpA “ Piattaforma Logistica Alessandria – PLA” con due azionisti: il Comune di Alessandria (40%) e  la SAIA SpA (60%), Società regionale per le aree industriali, per porre mano concretamente  alla “piattaforma” , vale a dire all’iniziale Distripark come rivisto e riposizionato a Cantalupo.

Varata la Soc. PLA, i problemi d’avvio si riacutizzano, dopo pochi mesi, sotto il profilo politico. Con le elezioni del 2007 una nuova Giunta (centrodestra) succede a quella di centrosinistra e comincia il ripensamento critico di  diverse iniziative ereditate. Tra queste il disegno territoriale della presenza neo-logistica ad Alessandria che, da massicciamente unitario, viene ripartito in tre località separate: in primis il famoso  Scalo ferroviario cittadino, in decadimento funzionale; poi un’area a San Michele – già zona industriale comunale rimasta intonsa – infine un “residuo” a Cantalupo.

Il “ribaltone” politico-amministrativo finisce di ribaltare a sua volta la prospettiva attorno a cui si era fortunosamente costituita la PLA. L’azionista SAIA si defila e cede gran parte delle azioni (50%) al Comune che si ritrova col 90% del  capitale, accomunato con cinque nuovi  soci “spintanei” per il restante 10%. L’esito operativo è quantomai precario onde, nel 2008, il Comune rifonda la PLA  in SITAL Spa (Società Interventi Territoriali Alessandria) che vivacchia ancora per qualche anno inventandosi, con scarsi esiti, scopi “promozionali” del territorio, ma avviandosi inevitabilmente al fine-corsa (fallimento, 5.4.2013).

Col fatale  2013 vengono meno due dei tre protagonisti che hanno calcato il palcoscenico logistico alessandrino (PLA-SITAL e RETROPORTO) e da allora resta in scena, dopo quindici anni dal “convegno fondativo”, la sola e superstite SLALA (di cui all’inizio di questo complesso e inevitabilmente parziale excursus logistico tratto dalle fonti di stampa). Dulcis in fundo  le Ferrovie (RFI) hanno “messo sul mercato”, nei mesi scorsi, una discreta parte dello Smistamento in vista di  individuare a vasto raggio operatori, logistici o paralogistici,  interessati a ragionare sull’utilizzo dell’area scorporanda, eccedente ai bisogni di casa. Una prospettiva dolce-amara?

Fin qui un tentativo di recuperare un minimo di  cronologia ragionata del fenomeno  deflagrato ad Alessandria con i primi del 2000: la logistica come nuovo, travolgente orizzonte  dello sviluppo locale.

 Questo “fenomeno” offre indubbiamente – vedi sopra – una ghiotta lettura “dall’interno”. Ma anche  visto “dall’esterno” può  stimolare utili pensamenti. Ad esempio sul ruolo miracolistico e pigliatutto  assunto dall’efervescenza logistica  a scapito di altri settori produttivi, cosiddetti tradizionali (quali industria, artigianato, agricoltura e relativi comparti), relegati ai margini della pubblica  attenzione. Una mezza generazione di politici alessandrini si è così formata a pane-e-logistica per oltre un decennio, fino a quando con le prime, evidenti delusioni, la dieta è cambiata in pane-e-turismo versione street economy.

 Lo sviluppo, o la resistenza alla crisi, visti di volta in volta con gli occhiali di un unico e salvifico settore di attività da curare e il resto… a contorno. La deformazione e la ripetitività del dibattito politico, quanto ad economia locale, stanno da tempo a dimostrarlo. E questo non è un problema da scherzarci.