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di Enrico Sozzetti

C’è l’agricoltura che ha fatto i conti con una annata “impegnativa” e pesantemente condizionata da un andamento climatico estremo che ha causato significativi cali di produzione e c’è l’agricoltura che innova, sfrutta al meglio la tecnologia per potenziare i servizi, apre alla collaborazione con l’università e punta ai giovani mettendo a disposizione progettualità e risorse. Sono gli scenari del settore primario in cui si muove la Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Alessandria.

L’organizzazione guidata da Gian Piero Ameglio, affiancato dal direttore Carlo Ricagni, oggi ha 64 dipendenti, circa tremila iscritti, eroga nell’anno oltre 40.000 servizi e si prepara all’assemblea provinciale del 12 gennaio, a Palazzo Monferrato ad Alessandria.

Lo farà con la parte privata, come tutte le associazioni di categoria, e con quella pubblica che coincide con un convegno che vedrà come protagonisti un gruppetto selezionato di imprenditori che hanno scelto, con modalità e caratteristiche diverse, di investire in provincia. Un ritorno alla terra, in alcuni casi, una scelta nuova, in altri, ma quello che accomuna queste imprese è che sono gestite da persone che hanno scommesso su questo territorio.

L’agricoltura, come l’intero sistema produttivo, sta cambiando e non capirlo, come il chiudere le porte all’innovazione, non può che segnare la fine di una azienda tradizionale. La tutela dell’ambiente passa anche attraverso un modo differente di coltivare, più attento all’utilizzo delle risorse primarie e con uno sfruttamento più equilibrato del terreno. L’uso della tecnologia non è certo in contrasto con l’attività più antica dell’uomo. Un’attività peraltro fondamentale per tutto il genere umano. Ecco perché la differenza della politica associativa della Cia colpisce. C’è l’attenzione al tessuto sociale (dalla raccolta di fondi per la Fondazione Uspidalet agli aiuti alle aziende agricole colpite dal sisma del centro Itala), ai servizi (l’apertura di un nuovo ufficio in corso Acqui 76 non è rivolta solo al pur grande quartiere Cristo di Alessandria, bensì punta a intercettare, in modo logisticamente più agevole gli agricoltori che raggiungono il capoluogo dalla vasta area dell’Acquese) e a impatti economici che fino a non molto tempo fa non venivano minimamente considerati. In occasione dell’evento organizzato a novembre per i 40 anni dell’associazione, a Palazzo Monferrato era stata organizzata la tavola rotonda ‘Il valore del paesaggio’, in collaborazione all’Università del Piemonte Orientale. Obiettivo era mettere la centro dell’attenzione le potenzialità del territorio alessandrino e al relativo impatto economico. Non a caso fra i relatori ci sono stati anche il vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, Massimo Fiorio, i docenti universitari Lucilla Conte e Massimo Cavino, il ricercatore di storia locale Luigi Timo, il titolare di Villa Sparina, associato Cia, Massimo Moccagatta. Dalle parole ai fatti, con la futura definizione di progetti di sviluppo del valore economico in riferimento alle zone marginali alessandrine per fare sì “che l’agricoltura rimanga un’attività caratterizzante di questi luoghi”. Fondamentale sarà la collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale attraverso il Disei (Dipartimento di studi per l’economia e l’impresa, la sede è a Novara) che ha dimostrato interesse e volontà di procedere sulla strada della ricerca interdisciplinare.

L’ingresso di giovani in agricoltura è il risultato di questo percorso, intrapreso dalla Cia ormai da alcuni anni. Certo, i numeri sono ancora contenuti, ma testimoniano l’inversione di rotta per certi versi inattesa. Un contributo è venuto dal progetto dedicato proprio ai giovani che vogliono intraprendere una avventura imprenditoriale attraverso una nuova start-up agricola. L’idea è il frutto della collaborazione fra Cia e Umberto Signorini, associato all’organizzazione e titolare dell’azienda ‘San Martino’ di Occimiano. “Essere imprenditore significa avere idee, relazioni, spirito di sacrificio, gestione del denaro ed è indispensabile partecipare a un gruppo, dove ciascun membro sarà leader nel suo ruolo, senza avere invidia del successo altrui, che comunque farà da volano al resto del team” afferma Signorini.

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