No Roberto Cotroneo, della Borsalino qualcosa è rimasto. Ma non per merito di tutta Alessandria

NO palazzo-borsalino

di Enrico Sozzetti. 

Alessandria: Roberto Cotroneo, classe 1961, “vive a Roma ormai da 30 anni. Scrittore, saggista, poeta, fotografo, ha lavorato per quasi vent’anni al settimanale L’Espresso dove ha diretto le pagine culturali. Per cinque anni ha tenuto la rubrica su Sette del Corriere della Sera: Blowin in the Web”, come si racconta lui stesso. Figlio di Giuseppe Cotroneo, storico esponente della Democrazia Cristiana, medico, amministratore pubblico, Roberto ad Alessandria non torna più molto spesso. Ma qualche volta mette piede nella città in cui è nato. Quasi sempre per motivi familiari, ogni tanto anche per altre ragioni, come nel caso di ‘Racconta la tua storia’, concorso organizzato dall’azienda ospedaliera di Alessandria che ha affidato al giornalista e scrittore la presidenza della giuria. Dovrebbe quindi ricordare, almeno a grandi linee, come è fatta la città. Eppure in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera e intitolato ‘Quell’identità mancata fra Alessandria e il mito Borsalino’ gli scappano due scivoloni.

Discettando del blu persia del logo Borsalino sulla ciminiera e di una città “che esalta tutte le sfumature di grigio”, scrive che proprio la ciminiera “fu simbolo e tempo della città” e fu “abbattuta senza un vero perché nel 1987”. I perché invece c’erano, eccome. A cominciare dall’operazione immobiliare sulle aree dove sorgeva lo stabilimento che doveva portare alla veloce realizzazione di un complesso residenziale e dell’area commerciale.

Ma è il passaggio successivo che colpisce, quando si legge che “della fabbrica non è rimasto niente”. No, Roberto Cotroneo. Di quello che è stato l’enorme complesso produttivo sono rimaste due testimonianze di pregio. La prima è Palazzo Borsalino che nell’arco di pochi anni è diventato prima sede dei corsi decentrati dell’Ateneo di Torino e poi dell‘Università del Piemonte Orientale, la seconda è la ex Taglieria del Pelo, oggi sede del Collegio Costruttori della provincia e del Centro civico Europista. Certo, gli edifici sono sopravvissuti forse più per caso che per scelta. Ad Alessandria, alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, interessavano più altre operazioni economiche, visto che nemmeno la storica fabbrica è stata salvata dagli alessandrini. La Borsalino è sopravvissuta solo grazie a imprenditori astigiani. Salvo poi finire con una dichiarazione di fallimento a causa di un altro astigiano, Marco Marenco.

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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