valentina di cesare

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Nel settembre dello scorso anno , mi trovavo all’Università di Craiova nella Romania meridionale, relatrice per il consueto Convegno di Italianistica che l’ateneo romeno organizza da molti anni.  L’atmosfera era molto distesa, contrariamente a quel che capita spesso nei contesti accademici: questo perchè certi ambienti stupidamente impongono di impettirsi e trincerarsi dietro inutili cliché, che io trovo in ogni dove fallimentari, e ancora più goffi nei luoghi in cui si dibatte dell’unica speranza possibile: la letteratura. Tra un intervento e l’altro c’era tempo per scambiarsi pareri e opinioni sulle grandi questioni letterarie del panorama italiano e una professoressa dell’Università di Bucarest, parlandomi del suo grande amore per l’Italia, mi disse di esser rimasta sorpresa dalla rapidità con cui il nostro paese avesse messo da parte uno dei suoi intellettuali viventi più brillanti, Roberto Pazzi e in particolare quello che è da molti considerato il suo capolavoro “Le città del Dottor…

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