La fontana dell’Impero ritorna al suo antico splendore

Fontana Imero

di Tony Frisina

Alessandria: La Fontana dei Giardini, detta anche la Fontana della Stazione essendo ubicata proprio davanti alla Stazione Ferroviaria. In realtà quest’opera dovrebbe essere chiamata con il nome con cui venne battezzata: La Fontana dell’Impero.

Creata per celebrare l’Impero italiano – costituito nel 1936 – la fontana era già perfettamente funzionante nel 1939, come dimostra questa immagine. La sua forma è semplice e lineare, come lo sono la maggior parte delle Opere del Regime Fascista. La vasca in pietra ha un perimetro a forma di esagono schiacciato a due lati opposti ed un’altezza da terra di circa un metro. Una fascia con scritta scolpita circonda interamente la fontana e recita: Il popolo italiano ha creato col suo sangue l’impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi.

Nella parte centrale della vasca, a breve distanza l’una dall’altra, si ergono sei colonne – sempre in pietra – rappresentanti altrettanti fasci littori, con tanto di scure che fuoriesce dalle verghe di ogni fascio.

Appoggiata e sorretta dalle colonne/fasci, una sorta di piattaforma ellittica lascia spandere l’acqua che sgorga da quattro bocche in bronzo emergenti da un cilindro di pietra posto sopra.

Infine, sulla sommità del manufatto, completano l’insieme tre aquile bronzee con le ali aperte a guardia e a difesa dell’Impero.

Purtroppo la fontana non è giunta a noi nelle forme originarie e le differenze si possono osservare da un confronto con questa immagine.

Come spesso accade nel corso della storia, a farne le spese sono le opere dell’uomo con il loro carico di simboli.

Personalmente – nel caso della nostra Fontana ma anche in molti altri casi – ritengo ridicola la decisione di scalpellare la fascia con il motto, di asportare le aquile e di asportare le scuri dai fasci littori… I fasci no!, quelli non si potevano levare… dovevano restare per continuare a reggere la parte superiore del manufatto ex-fascista.

Quindi l’imperativo di chi ha deciso le trasformazioni è stato di certo questo:Leviamo i simboli ma teniamo ancora la fontana (che tutto sommato non è malaccio)!

In Italia, non dimentichiamolo, esistono migliaia di Opere del Regime, e l’Italia repubblicana, ancor oggi, tutte queste costruzioni le usa, se ne serve… ne ha assoluta necessità.

La storia, giudicata giusta o sbagliata, non può venir cancellata sopprimendo i simboli, così come ha fatto Alessandria con la sua Fontana ma anche con loStadio del Littorio, con il Palazzo della GIL, con la Stazione ferroviaria, con la Casa della Madre e del Fanciullo[2] e con altre opere che non è ora il caso di continuare ad elencare.

di Tony Frisina

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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