Ciao Papà, di Cristina Saracano

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di Cristina Saracano.foto di Enrico Barbetti. Alessandria

Am avìs ancùra d’me pàri

ch’u stàva ant’i Òrt

daušén a Tàni e a i mòrt:

l’éra fanciòt con la crivéla

e la giurnà nénta tònt bèla.

U travajàva a la Bursalén

quòndi che la gént la purtàva capè e caplén.

L’éra ün òmi precìš, curèt,

co’só vèg’l parlàva el dialët.

Chiccòš am ricòrd, chiccòš ajó amparà,

per fè stà rìma ajó bità na giurnà!

Mi ricordo ancora di mio padre

che abitava agli Orti

vicino al Tanaro e ai morti (al cimitero):

è stato ragazzo in tempo di crisi

e quando la giornata non era tanto bella.

Ha lavorato alla Borsalino

quando la gente indossava cappelli e cappellini.

Era un uomo preciso, corretto,

coi suoi “vecchi” parlava il dialetto.

Qualcosa mi ricordo, qualcosa ho imparato,

per fare questa rima ci ho messo una giornata!

di Cristina Saracano

foto di Enrico Barbetti

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