di pensieripasqualedefalco

James Joyce fu un poeta e romanziere irlandese nato a Dublino nel 1882 e morto a Zurigo nel 1941

Joyce ha dovuto lasciare l’Irlanda perché il suo genio potesse esprimersi  compiutamente  in  un’opera che sembra trattare esclusivamente, almeno a prima vista, della sua patria e della sua città natale, Dublino, ed attraverso la quale quest’esiliato, che conosceva molte lingue straniere, ha tracciato la via della modernità  in letteratura con vertiginosi giochi linguistici. 

Distante  dalla politica e dagli eventi della sua epoca, Joyce è tuttavia nel cuore del suo tempo grazie alla rappresentazione completamente nuova che ha saputo dare dell’uomo moderno,rompendo gli schemi  dei metodi narrativi convenzionali, ha liberato la lingua: in questo, James Joyce è uno degli autori più originali e più significativi del XX° secolo. 

La vita e l’opera di Joyce sono strettamente connesse in quanto tendono all’universale. Come l’uomo Joyce evade dall’Irlanda prigioniera della meschinità di spirito e dal puritanesimo, così la sua opera partendo dal più intimo e  semplice dei  lirismi si espande via via nel più vasto registro enciclopedico. Gente di Dublino (suo capolavoro), raccolta di quindici novelle, di cui ciascuna mette in scena l’universo interiore  di un abitante della città, passa dalla prima alla terza persona come se il libro volesse illustrare lo sviluppo della vita immaginaria di Joyce, dal drammatico al mitico, passando per l’epico. 

Dedalus, ritratto dell’artista da giovane, che si apre in modo lirico e soggettivo, descrive in una serie di quadri narrativi  discontinui l’evoluzione di Stephen Dedalus. Si tratta di una ricerca d’identità. Una giovane donna sulla spiaggia al crepuscolo è l’ultima visione che dà all’eroe l’intuizione delle possibilità dell’arte di oltrepassare la meschinità ed il soffocamento che la religione rappresenta per lui e per il suo Paese.

Con Ulisse, lo scrittore abbandona le convenzioni della prosa narrativa. Cerca un mezzo più preciso e più fedele per catturare i pensieri e le emozioni dei suoi personaggi; è obbedendo a quest’intenzione che ricorre ad una lingua sorprendentemente ricca e complessa e ad un parallelismo memorabile e collimante col poema omerico teso però a dare il senso dell’epopea ordinaria di un individuo ordinario,  a riferire quindi con toni alti,  poetici ed epici, gli eventi del tutto prosaici che formano la trama  dell’intrigo “romanzesco”.

da: http://pensieripasqualedefalco.altervista.org/