coffee on 34th street

Ho “incontrato” per la prima volta Mario Sepe scorrendo distrattamente la home di Facebook.

Un’immagine casuale, una fotografia in mezzo alle altre. Un’opera,  curve disegnate su una tela, tutto qui.

Eppure.

Eppure d’istinto ho provato qualcosa. Rapimento, commozione, curiosità, turbamento.

E allora di fotografie ne ho cercate altre, ed altre ancora, e a quel punto il desiderio di saperne di più, di scoprire dietro a quelle meravigliose pennellate e a quei colori così intensi, cosa, chi ci fosse, era inevitabile.

Quando gli ho proposto quest’intervista, ho specificato che sarebbe stata una conversazione piuttosto intima:  non mi sarei limitata a parlare delle sue opere, il mio desiderio era conoscere l’uomo dietro, o meglio, dentro l’artista.  Temevo dunque di ritrovarmi davanti al solito presuntuoso pieno di sé, ma Mario è stato sin dal primo momento gentile e disponibile, solare, umile nonostante il grandissimo successo raggiunto nella sua intensa  seppur giovane esperienza artistica:

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