coffee on 34th street

Voglio portarti dove finisce il mare.

Partire stanotte senza far ritorno.

“Dove la porto, signorina?” mi chiedevi, ed io pensavo a mille luoghi tranne che alle stelle. 

Pensavo alla terra, alla sabbia calda, ad ogni angolo nascosto nei vicoli di Napoli ed ai sedili posteriori di una vecchia 127 Sport tutta scassata.

Penso a tutte le volte che abbiam fatto l’amore per terra, tra i secchi di vernice e vecchie tele incrostate.

Uno schizzo di rosso carminio sul viso, strisce di nero sui fianchi, blu cobalto tra i capelli.

In quelle notti riuscivi a farmi dimenticare pure il nome di mia madre.

Non potevamo essere più diversi e più lontani dall’ordinario.

Eravamo una contraddizione. Fatti l’uno per l’altra fino ad odiarci, fino ad amarci.

Fino ad essere, io, te e tu, me.

Totalmente insoddisfatti, inappagati, mai veramente completi.

Ma c’era amore persino nei litigi, nei piatti rotti, nella furia violenta…

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