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di Federica Ghisolfi. Novi Ligure

John Motta, ex centrocampista dell’Alessandria Calcio, Lega Pro Girone A

  • Descrivimi la tua carriera calcistica

La mia carriera calcistica, è stata quella di un modesto calciatore professionista. Per una decina di anni passando attraverso Albinoleffe, Ivrea e la mia amata Alessandria Calcio. Qualità tecniche adeguate per giocare in Serie C2.  Mi han dato la possibilità di fare spezzoni di molte partite in Serie C1. Mi attribuisco una mentalità e psicologia da professionista di Serie A, soprattutto per la capacità di aspettare e soffrire con il sorriso. Sin da subito capii, che avrei dovuto lavorare dopo la bella parentesi calcistica.

  • Qual è la partita che in maglia grigia ricordi di più? E perché?

Ho una serie di partite che ricordo con particolare gioia, ma quella che in cui entrando in campo mi sono detto questo è il posto in cui ho sempre sognato essere, è stata la partita contro l’Olbia, in casa, nella semifinale di play-off. Dovevamo vincere per forza, e io e il mio compagno di stanza, e amico Marcelo Aparicio passammo una notte insonne. Splendida cornice di pubblico al Moccagatta, la Nord con una coreografia fantastica. Il goal di Mauro Briano, per completare una giornata straordinaria. Certamente, anche la partita a Montichiari, fu speciale a suo modo, e quella del mio unico goal sotto la Nord, con la Cremonese in Serie C1.

  • Che tipo di giocatore era John Motta?

John Motta, era un calciatore oserei dire “fastidioso”, per avversari e completamente a disposizione di allenatori e compagni di squadra. La mia soddisfazione più grande sono stati gli attestati di stima di ex giocatori di Serie A, con cui ho avuto la fortuna di giocare, come Piovani, Roccati, Bacchin, Salvatori, che si sono espressi, sul mio modo di interpretare il professionismo, in modo da me inaspettato, e che mi inorgoglisce.

  • Il gol che hai segnato in maglia grigia, che ricordi di più

Non ho segnato molti goal in maglia grigia, (in totale 3), ma segnare sotto la Nord, in rimonta contro la Cremonese in C1, fu per me l’apice della mia carriera professionistica. Quel gol fu impreziosito, poi dal raddoppio di Fabio Artico, a cui devo gran parte dei miei successi ad Alessandria, per reti realizzate, insieme ad Andrea Servili, per reti non subite.

  • Qual è l’allenatore che ti ha insegnato di più?

L’allenatore che mi ha insegnato di più sotto il profilo tecnico, risale alle giovanili del Leffe, sotto il profilo psicologico Osvaldo Jaconi, sotto il profilo tattico Arturo Merlo (ex Acqui), sotto il profilo temperamentale Primo Fumagalli. Difficilmente ho trovato tutte le componenti necessarie, in un unico allenatore. Da tutti si impara…,anche per antitesi a volte!

  • Raccontami se ne hai un aneddoto o un fatto curioso che ti è capitato durante la tua carriera

L’aneddoto che ritengo unico, nella mia carriera si è manifestato nell’applauso di tutto il Moccagatta, nella sconfitta con il Como, nella finalissima ad Alessandria, nell’annata 2008-2009. “Se fai il tuo dovere la gente lo capisce e ti assolve”. Fu una annata straordinaria, culminata con un ripescaggio agrodolce in C1, ma con un applauso davvero toccante, per che vive emozioni forti!

  • Cosa è significato per te indossare la maglia grigia?

Aver indossato la maglia dell’Alessandria Calcio, ha rappresentato la mia realizzazione, come giocatore e come uomo. Devo molto alla maglia grigia, mi ha fatto sentire come un giocatore di Serie A, in campo e per la strada, attraverso i suoi tifosi, lo staff, i compagni di squadra, i giornalisti, che ringrazio sempre. Mi è servito ad avere maggiore autostima, come uomo, pur sapendo di avere limiti ( e qualche difetto…. a sentire le mie fidanzate…Ahha!). Ritengo di avere avuto fortuna ad indossare la maglia grigia, grazie al Direttore Stefano Braghin e ai consigli di Giuseppe Zappella, e di averlo fatto sempre con onestà, orgoglio e amore. L’amore è stato ampiamente corrisposto, e questo mi appaga di qualche sacrificio fatto negli anni precedenti.

  • Come mai secondo te la piazza di Alessandria è così esigente?

La piazza di Alessandria è esigente per diversi motivi. La sua storia parla da sola. Manca da troppo tempo nelle Serie del calcio  che conta (A e B). Le buone squadre degli ultimi 5/6 anni hanno mancato l’obiettivo a portata di mano, e questo provoca frustrazione nell’ambiente, a partire dal Presidente e il suo staff, fino ai tifosi. Mi sembra di ripercorrere il cammino dell’Inter dell’era Moratti. Grandi sforzi e investimenti, grandi squadre, ma il risultato è sfuggito sempre per mille motivi distinti. Quello che posso dire al Presidente Di Masi, è di abbattersi mai, anche Moratti ha avuto il suo “triplete”, con la forza della costanza. Ai tifosi solo un grande applauso, come sempre straordinari.

  • Il tuo rapporto con i tifosi Grigi

Il mio rapporto con i tifosi Grigi, si sostanzia in costanti e continuativi attestati di stima, che a volte mi sorprendono ancora. In fondo non ero una stella, ma mi hanno trattato come tale, Ora che non sono più in campo è avvenuta una trasmutazione a tutti gli effetti. Mi ritengo un “Grigio”, della Curva Nord: gioisco quando al squadra vince e soffro quando perde, mi capita anche di arrabbiarmi per la squadra a volte!

  • Se ti dico la parola Mocca

Se mi dicono la parola Mocca… E’ il posto dove vorrei essere tutte le domeniche, per sentirmi a casa.