I conti

di Alfio Brina http://www.cittafutura.al.it/

In Italia il record delle persone con un lavoro fu aggiunto ad aprile del 2008, con 23.178 mila occupati. Poi iniziò la discesa fino al minimo del settembre 2013, con 22.1 milione. Si era perso un milione di posti. Recuperati dal 2014 ad oggi. A ottobre del 2017 (ultimo dato disponibile) le persone con un lavoro erano 23.082.000. Un milione di posti di lavoro in più, ma si registra anche il record dei precari dovuto alla fine della decontribuzione triennale sulle assunzioni a tempo indeterminato concessa alle imprese dal governo Renzi su contratti stipulati nel 2015.

In Italia il tasso di occupazione è pari a 58,1%. I disoccupati, pari a 2,9 milioni di italiani, è dell’11,1%. In Italia sono occupate circa 6 persone su 10 tra i 20 e i 64 anni. Tra i 20 e i 64 anni, nel 2016 era occupato il 61,6% della popolazione con un forte squilibrio di genere (71,7% gli uomini occupati, 51,6 % le donne). Grande anche il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (69,4% contro 47%.). Nella graduatoria UE sul 2015 solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore, mentre la Svezia registra il valore più elevato (80,5%).

Se il lavoro è in cima alle preoccupazioni delle famiglie è perche in Italia – sottolinea l’Istat – ci sono oltre 5 milioni di persone che sognano di lavorare, vale a dire circa il 15% dei 39 milioni di residenti con un’età fra i 15 e 64 anni. Questi 6 milioni di aspiranti lavoratori si ottengono sommando i disoccupati, 2,9 milioni, e le forze di lavoro potenziali, cioè coloro che non hanno cercato un impiego nelle ultime 4 settimane, ma sono subito disponibili a lavorare, che sono 3,2 milioni. I dati sono dell’ultima rilevazione disponibile, quella del terzo trimestre 2017.

Si tratta non solo di creare più lavoro. E qui serve la crescita dell’economia. Ma di favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro perche, paradossalmente, aumentano le difficoltà delle imprese a trovare i lavoratori di cui hanno bisogno. Succede nel 21% dei casi secondo una recentissima indagine di Unioncamere-Ampal. Nonostante la riforma, il sistema di collocamento è ancora inefficiente. Quando un’impresa cerca un determinato profilo, una volta su cinque fatica a trovarlo. E succede due volte su cinque quando il profilo richiesto riguarda i settori dei servizi informatici e della meccanica.

Ai primi posti trai 10 profili più difficili da trovare tra i giovani under 30, specialisti informatici, progettisti e ingegneri, ma anche operai metalmeccanici.

Ha ragione il ministro Carlo Calenda, quando denuncia che in Italia, il sistema scolastico per la formazione di tecnici sforna ogni anno appena 8.000 diplomati, mentre in Germania le strutture scolastiche dei profili tecnico-professsionali, raggiungono le 80.000 unità.

A cura di Alfio Brina