alessandria-07

by francogavio https://democraticieriformisti.wordpress.com

Giorgio Abonante Partito Democratico, Fabio Camillo Liberi e Uguali, Giorgio Laguzzi Partito Democratico e Paolo Marchelli

Dove andiamo? Un’amica (Cristina) recentemente, attraverso i social, ha posto a noi e ad altri politici locali la domanda delle domande: che fare per offrire una prospettiva di sviluppo ad Alessandria?  L’ha posta in modo secco con un “diamoci una sveglia” e ha tutte le ragioni per dirlo anche se è chiaro, e lei lo sa bene, che una prospettiva di sviluppo a breve non è facile da disegnare. Vale sicuramente, l’imperativo, per non perdere altro tempo in un momento in cui Alessandria inaugura un periodo che chissà quando mai tornerà: l’arrivo di oltre cinquanta milioni di euro – tra  fondi statali CIPE sulla Cittadella, POR FESR sempre sulla Cittadella (e vedremo se anche ex Ospedale militare) e Bando Periferie sull’asse est – è un’occasione da cogliere subito.

Ma come?

Intanto aprendo un periodo di consultazione a tutto campo con le realtà istituzionali, associative e produttive della città, con le università, con il Conservatorio, con le scuole, con ASL e Ospedale, con tutti gli attori interessati a portare avanti un progetto coraggioso e pragmatico al tempo stesso, che sappia partire dalle condizioni date sia di contesto socio economico della città sia di destinazione d’uso delle risorse in arrivo. Una proposta “inclusiva”, al di là degli schieramenti di campo.

In primo luogo , bisogna agire sulle caratteristiche critiche che ci affliggono, le quali sappiamo da anni essere la qualità ambientale e le carenze di capitale cognitivo di cui Alessandria soffre (si veda il testo di Paolo Perulli e Angelo Pichierri, La crisi italiana nel mondo globale. Economia e società del Nord).

In secondo luogo , si sappia che le risorse in arrivo godono già di paletti e confini nei quali possiamo muoverci ma non con totale libertà. Avendo semmai la capacità di usare queste risorse per attirare capitali privati che possano ampliare la gamma degli interventi materiali e immateriali tesi ad incrementare il capitale territoriale di Alessandria. I progetti non mancano e altri si possono recuperare dal piano strategico di Alessandria, con i dovuti aggiornamenti.

Quale obiettivo darsi?

Recuperare residenti, tendenzialmente giovani, che possano portare domanda di beni e servizi nella nostra città, e intelligenze da inserire nel tessuto cittadino, unico modo per provare a invertire l’invecchiamento della popolazione alessandrina, già molto in là rispetto alle medie nazionali. Ecco perché prima dei contenitori, su cui comprensibilmente si concentra gran parte del dibattito attuale, ci sembra prioritario soffermare l’attenzione sui contenuti innovativi da finanziare con le risorse in arrivo, sfruttando peraltro competenze e vocazioni di cui Alessandria già beneficia. Plastica, chimica, nuovi materiali, bonifiche ambientali, protezione e prevenzione civile (nuova sede? nuove specializzazioni?), sviluppo di servizi per l’accessibilità (Abilitando), capacità di attirare specializzandi attraverso accordi fra ASO/Regione, Comune e Università, sviluppo dell’area scalo anche per ricollocare funzioni urbane, progetti sugli archivi digitali in accordo con Regione e CNR, giusto per mettere un pizzico di sale nella pietanza.

Complessivamente, devono migliorare le condizioni di qualità della vita e di qualità dei servizi che Alessandria è in grado di offrire (raccolta rifiuti e trasporti sui corridoi del nord), diversamente è impossibile pensare che nuovi residenti vedano in Alessandria un punto di arrivo.

Certamente non allontaneremmo turisti attirati dalla Cittadella, da un nuovo Museo civico o dal rinnovato Museo Borsalino ma quel che farebbe la differenza sarebbero le presenze fisse che animano quotidianamente la città. Il progetto culturale è senza ombra di dubbio un elemento centrale nella Alessandria che vogliamo, ma deve servire prima che per attirare turisti per offrire strumenti e servizi per l’accesso alla conoscenza senza i quali e senza la quale difficilmente una comunità ripensa se stessa e migliora. Il patrimonio culturale ci può aiutare a tessere relazioni con il mondo. Si deve partire dalla città, dalle sue qualità e dai suoi difetti, prima di arrivare a un risultato che sappia essere riferimento per chi ci osserva da fuori. Ci si arriva con calma, pesando le azioni da sviluppare e pensando ad ogni euro che esce direttamente o indirettamente dalle casse del Comune.

Come?

Con un progetto inclusivo e che sappia facilitare alleanze territoriali. La Regione Piemonte può aiutarci ad accreditare Alessandria presso l’Europa per qualche progetto di ampio respiro che possa insediarsi in Cittadella, dimensione che non possiamo affrontare in solitudine e che necessita di investimenti e scelte che vanno oltre i confini alessandrini, anche ben al di là delle risorse attualmente recuperate. Anche il rapporto con altre città può aiutarci, Genova, Savona, Asti, Vercelli, Novara sapendo cosa possiamo cedere e cosa vogliamo raggiungere (nuovo Ospedale, nuovo Tribunale, nuovi corsi universitari e master legati alla logistica e alla prevenzione/protezione civile, potenziamento dei corsi per infermieri e nuovi percorsi per specializzandi, giusto per fare esempi da portare ad un tavolo regionale di trattativa).

Pianificazione da impostare con i portatori di interesse locali e, pensiamo, da redigere con il Master in Sviluppo Locale dell’Università del Piemonte Orientale che può aiutarci a saldare un rapporto virtuoso istituzionale con Asti, asse naturale per noi, contesto come il nostro alla ricerca di un futuro da gestire nella competizione territoriale.

Per rispondere in modo onesto alla domanda posta da Cristina dobbiamo, detto della necessità di crescere su tutti gli indicatori di capitale territoriale, promuovere un progetto rischioso ma deciso, finalizzato a costruire una città che sappia distinguersi. Un ecosistema sociale e tecnologico in parte finanziato con i fondi in arrivo potrebbe sicuramente aiutarci.

Non ci manca nulla per riuscire a raggiungere il risultato ma dobbiamo sapere che un progetto serio ha bisogno di almeno 8 – 10 anni per offrire tutti i suoi frutti. Le scorciatoie possono risultare appaganti in campagna elettorale ma sono destinate a sciogliersi come neve al sole.

Ci sono esempi di città che investendo su un progetto di medio – lungo periodo hanno raggiunto risultati eccellenti, ne parlammo in questo articolohttps://democraticieriformisti.wordpress.com/2017/02/08/giorgio-abonante-la-nostra-citta-tra-visionari-e-futurologi/ (vedi nota piè pagina) [1]convinti allora e ancora più oggi che Alessandria debba ragionare e investire su se stessa senza farsi facili illusioni. La speranza è che gli eventi legati agli 850 anni della città vengano finalizzati a questo obiettivo.

[1] https://democraticieriformisti.wordpress.com/2017/02/08/giorgio-abonante-la-nostra-citta-tra-visionari-e-futurologi/