Racconti Ondivaghi che alla fine parlano sempre d'Amore

23:56. Non capisco se sia il ticchettio dell’orologio, del lavandino che perde o delle mie orecchie.
Veramente io non capisco: ancora le 23 e 56 e questo ticchettio non passa.
Ricapitolando, è stato come: pace, scoppio di bomba genere: <<BOOM, BADABOOM, TUMB!>>- poi silenzio e… ticchettio. Sono le orecchie? E’ lo specchio del bagno che fa questo strano rumore? Come può lo specchio fare rumore? Allora la luce, la plafoniera, la vasca, il bidet. La mia mente non arriva a tanto, so solo che è successo questo: cioè praticamente sono le 23:56, le lancette non hanno ancora deciso di spostarsi, ma prima erano circa le ventitré  e cinquantaquattro  -quasi e cinquantacinque- e c’era una pace incredibile. Io, tra le parole, sorridevo, oppure sorridevano le mie parole e parlavo con lei; lei magari non sorrideva come me, ma quel letto era ancora comodo, il cuscino quasi una piuma e, lo ripeto…

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