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di Enrico Sozzetti

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La cultura e il gettone (dell’amministratore pubblico) ad Alessandria non vanno proprio d’accordo. Ma non c’è, in realtà, accordo praticamente su niente. Né sugli argomenti da discutere, né sulle modalità. Morale? Nel capoluogo provinciale del basso Piemonte si naviga a vista, cercando di intercettare qualche spunto superficiale in attesa che arrivi il momento di affrontare finalmente qualche tema legato davvero allo sviluppo della città e dell’intero territorio.

Quello che sta andando in scena a Palazzo Rosso è una sorta di psicodramma dove una parte della minoranza, con il Pd (ieri in maggioranza con la giunta guidata da Rita Rossa) e il Movimento 5 Stelle, contesta le scelte della Commissione Cultura guidata da Carmine Passalacqua, giudicandole superficiali e, di fatto, inutili, tanto da decidere di non partecipare più alle riunioni.

Uno degli argomenti di fondo è però il destino della Cittadella, con i fondi milionari a disposizione, su cui “il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco si rifiuta di intervenire in aula”. Quindi, il primo cittadino non va a spiegare in Commissione cosa intende fare, i temi delle riunioni sono troppo ‘leggeri’ e allora stop alla partecipazione dei lavori.

La decisione del Pd e del M5S non comprometterà certo gli equilibri geopolitici, ma davvero il problema è questo? Oppure la politica alessandrina ha imboccato un percorso accidentato e dall’incerto sbocco? L’ultima riunione della Commissione è stata emblematica. Convocata per la presentazione di un volume sulla Borsalino, realizzato da Alberto Ballerino (ricercatore storico e giornalista), è stata disertata dai consiglieri democratici e pentastellati. Fuori dalla sala consiliare ecco Paolo Berta, capogruppo del Pd, che snocciola le cifre del gettone (35,15 euro lordi) pagato a seduta e parla di “centinaia di euro spesi”. Poi ripete quanto già apparso anche sulla pagina Facebook del Gruppo consiliare Pd – Lista Rossa: “Ci sembra evidente che queste modalità di convocazione delle Commissioni siano conseguenza di una volontà della maggioranza e del sindaco, che ricordiamo ha la delega alla cultura, di sottrarsi dal confronto sulle scelte programmatiche culturali. Ribadiamo ancora una volta che il compito dei consiglieri membri delle commissioni è quello di discutere, riflettere e analizzare le scelte politiche che riguardano la città e il suo futuro. Riteniamo quindi che ancora una volta si stiano sprecando risorse e pertanto come consiglieri di minoranza non parteciperemo alla Commissione Cultura”. E così avviene.

In sala Consiglio succede invece altro (a parte la breve presentazione del volume) a dimostrazione che le cose non sono sempre come sembrano. Vincenzo Demarte (gruppo misto) e Oria Trifoglio (Quarto Polo) annunciano di rinunciare al gettone della seduta, mentre dai banchi della maggioranza arriva una sottolineatura che non nasconde certo le tensioni (che rimarranno sotterranee fino al giorno dopo il voto del 4 marzo) tra i gruppi consiliari di Forza Italia e la Lega Nord. In mezzo resta Carmine Passalacqua che cerca di gestire il ruolo di presidente con un equilibrio molto precario, non per causa sua bensì perché, di fatto, si trova al centro di un fuoco sia ‘amico’, sia dell’opposizione.

Se Demarte non nasconde la perplessità per una Commissione convocata per presentare un libro, salvo poi dare un colpo al cerchio e uno alla botte trovando una giustificazione rispetto “all’importanza del tema della Borsalino”, è Oria Trifoglio a dire il classico ‘pane al pane, vino al vino’. “In particolare sul tema della Cittadella – tuona – è ora di dire basta alla strumentalizzazione crescente che sta facendo una parte della minoranza. Il sindaco ha intrapreso un percorso che sanno tutti. Lo ha detto in campagna elettorale, lo ha ribadito nei mesi successivi all’elezione. Vale la pena aspettare il progetto definitivo, per la Cittadella come per il ‘San Francesco’, per contestarlo o approvarlo, ma che almeno tutto avvenga dopo. Basta strumentalizzare, questi temi vanno affrontati in modo condiviso, non solo attraverso contrapposizioni inutili e sterili”.

Ci pensa Maurizio Sciaudone (Forza Italia) a scaldare ancora l’ambiente. “Chi solleva oggi il problema del gettone è lo stesso che durante il dissesto non lo ha mai tagliato. Sulla questione della Cittadella – affonda – però mi farebbe piacere, come consigliere comunale pure di maggioranza, conoscere prima le cose come stanno stanno realmente e non doverle leggere sui giornali”.

Dal canto suo Passalacqua esprime “dispiacere per le critiche” e ancora una volta spiega perché, dal suo punto di vista, non si riesce a parlare di Museo Borsalino (“Il cantiere è ancora aperto e il dirigente comunale responsabile del procedimento ci vieta l’ingresso”), dell’ex chiesa di San Francesco (“L’area è chiusa e non ci sono le condizioni di sicurezza, dicono gli uffici”), del Museo di Marengo (“Attediamo la disponibilità anche della Provincia con cui c’è la convenzione, il consigliere delegato di Palazzo Ghilini non era disponibile quando avevamo ipotizzato la prima data”) e della Cittadella (“Convocherò la seduta non appena la giunta comunale mi darà il via libera”). Ecco perché su alcuni temi “non è stato possibile convocare la Commissione”, aggiunge con un tono che lascia trasparire dispiacere e imbarazzo. Intanto lo psicodramma continua.