La piccola

di Leonardo Berni

LA PICCOLA MORTE

Nel corridoio non sento ancora i passi
delle guardie di stanza a San Quintino.
Verranno ad annunciarmi la sentenza
che già conosco:Condannato a morte.
Gireranno la chiave nella toppa,
poche parole,le solite,formali
e poi verso l’epilogo scontato.
Nell’attesa la mente mi abbandona,
lascia il corpo disteso sul lettino,
trascende le pareti della cella
e torna indietro in vite già vissute.
Mi vedo falegname in Palestina
nella calura della mia bottega
ad inchiodare croci per profeti,
ladruncoli,ribelli ed assassini.
Qualcuno passa e mi sputa sui piedi.
Ma lo schiocco bruciante della frusta
sulla mia schiena mi risveglia altrove.


Il mio aguzzino non fa cerimonie.
Siamo tante formiche nel deserto
a trascinare blocchi di granito
per la gloria di Dei e Faraoni.
Gli occhi mi si abbagliano nel sole.
Li riapro in Place de La Revolution,
sanculotto fra gli altri parigini,
spinto dalla fiumana della folla
intorno a un palco dove il re Luigi
pronuncia le sue ultime parole:
<<Il mio sangue non cada sulla Francia>>.
Scende la lama e il capo è nella cesta.
Una mano mi afferra per la gola:
<< Ehi,cittadino,non hai applaudito?>>.
<< Perché dovrei applaudire un Presidente
che ha liberato i negri?>>.Ma che dico?
E dove sono? Tutto si dissolve
nel mio spirito… tutto si trasforma.
Non vedo più la piazza di Parigi
ma un palco dove siede Abramo Lincoln
e ride alle battute degli attori.
Estraggo lentamente la pistola.
Aspettavo da tempo questo istante
per vendicare il Sud.Premo il grilletto
e la luce si spegne nella mente.
Sento il corpo che mi richiama indietro
tra le mura del carcere.E’ finita.
Vengono a prendermi,è arrivata l’ora.
Seguo le guardie e il prete docilmente
verso una morte che non fa paura,
aspettando di vivere altre vite
in questa eternità dell’esistenza.

L.B.