L’incanto che accende le librerie, di Giuseppe Culicchia. La Stampa

L'incanto

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Giuseppe Culicchia http://www.lastampa.it/

«George Orwell non aveva nessuna voglia di fare il libraio, e devo dire che lo capisco benissimo. Lo stereotipo del libraio insofferente, intollerante e misantropo trova spesso conferma nella realtà.   

Ci sono le immancabili eccezioni, ovvio, e molti colleghi di mia conoscenza non sono affatto così: io sì, purtroppo. Ma un tempo ero diverso, e prima di comprare la libreria ricordo di essere stato un tipo abbastanza disponibile e amichevole».  

«Se oggi sono quel che sono, è colpa del quotidiano bombardamento di domande idiote, dell’incertezza finanziaria, delle eterne discussioni con il personale, dell’infinito, sfiancante mercanteggiare dei clienti». Così Shaun Bythell, autore per Einaudi di Una vita da libraio, caustico ma spesso esilarante ritratto di una figura sociale a rischio di estinzione. E non per colpa del quotidiano bombardamento di domande idiote. Bythell in realtà è un libraio piuttosto privilegiato. Proprietario di una libreria antiquaria e di volumi di seconda mano in quel di Wigtown, sulle coste scozzesi, va a caccia di biblioteche private in proprietà decadenti come prima di lui tanti suoi colleghi napoletani, e nel tempo libero va a pesca di salmoni oppure si concede nuotate e passeggiate. Tutte cose che un libraio italiano oggi come oggi non può permettersi di fare: a meno che non possegga una libreria antiquaria anche lui, magari sul Lago di Garda. 

In Italia, fanalino di coda europeo quanto a numero di lettori, lo stillicidio delle cessate attività all’interno del settore va avanti da anni. E in quest’ultima campagna elettorale nessuna forza politica ha fatto cenno alla necessità di mettere in agenda la questione del continuo calo dei lettori: tema che dovrebbe far riflettere in un Paese che privo di grandi risorse petrolifere o minerarie vede la sua maggiore ricchezza nel patrimonio artistico e culturale. Sia come sia: il nostro libraio scozzese annota nel suo diario di bordo quel che gli succede in negozio, tra richieste di titoli singolari tipo Posate da Collezione del Terzo Reiche visite inaspettate di scrittori non solo durante il festival letterario che lui e i suoi colleghi organizzano a Wigtown, iniziativa cresciuta nel corso degli anni fino a rivitalizzare il piccolo centro non distante dall’Isola di Man. 

Ma tra le righe non di rado spassosissime – vedi la descrizione di Mr Deacon, un cliente che veste elegante ma dà l’impressione che qualcuno gli abbia sparato addosso i vestiti con un cannone – si percepisce la rabbia di un animale consapevole di appartenere a una specie in pericolo, visto che ad assottigliarsi è anche il numero di coloro che si ostinano a comprare libri in libreria non solo per abitudine o perché incredibilmente non hanno ancora un computer, ma perché sanno che l’unico modo per garantire la sopravvivenza delle librerie è farle lavorare. Da ex collega, ringrazio Shaun Bythell per questo suo divertente cahier de doléances. Ne condivido la passione, l’amarezza e anche la rabbia. Ma resto convinto che le librerie abbiano un futuro, non solo perché a New York e altrove sono tornate a essere frequentate dai giovani: in fondo il nostro libraio di fiducia, ascoltandoci pazientemente, ci permette di risparmiare un mucchio di soldi dallo psicologo.  

 

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