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di Antonietta Fragnito

La zampata retrattile di una poesia.
E braccia fossili
E parole come armi silenziate.
Nel giardino non tace
il sorriso del ragno.
La paura assiepata su un tremulo bacio.
Archiviata la morte.
Asservita alla dolcezza immediata del ragno.
Il placebo dell’ anarchico veleno.
Indossare peluria e squame
e zampe.
E divorare.
E arginare
l’ aguzzo guizzo del sangue,
nel segmento avaro della ragnatela.
Impregnare di paradiso
l’ odore ammaliante.
Mortifero.

Antonietta Fragnito