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Il senso della responsabilità, di Graziano Moro

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Alessandria: Hanno vinto le forze populiste, hanno i numeri per governare, lo possono fare. Ma perché hanno vinto? Si provi ad invertire il paradigma ed anziché cercare di capire perché il PD ha perso si provi ad analizzare la vittoria di Lega e 5 Stelle.

L’analisi della sconfitta, sta portando, sino ad ora, rituali analitici poco convincenti che tendono per lo più ad identificare la responsabilità nel carattere “arrogante” di Renzi, corroborato da mancate campagne di ascolto e di azione politica adeguata verso il disagio sociale.

Tutte cose serie intendiamoci ma non convincono, anche perché se così fosse avrebbe dovuto beneficiarne una sinistra peraltro rafforzata da un assetto unitario importante che vede Articolo1, Sinistra Italiana e SEL mettersi insieme proprio per affrontare una campagna elettorale che parla al disagio sociale. Invece quella sinistra non è pervenuta, non ha raggiunto neppure i numeri per costituire un gruppo autonomo alla camera e al senato. Quindi proviamo a paradigma invertito ad analizzare la vittoria dei Populismi.


I populisti nostrani, come peraltro quelli europei, sono connotabili come nazionalisti, sovranisti, antieuropeisti, anti immigrati, che alimentano la retorica della paura e dell’odio contro i partiti tradizionali ed il PD in quanto partito di governo in particolare.
Purtuttavia la Lega ed il movimento 5 stelle hanno caratteristiche differenti.
Ad esempio, il M5S è anti-sistema, ma non sembra xenofobo, almeno non quanto la Lega.
La lega nutre una forte simpatia per la “dittatura” russa piuttosto che per la Le Pen ma è in coalizione con l’establishment ben rappresentato da Forza Italia ed è inequivocabilmente xenofoba.
Cosa è che accomuna invece i 5 stelle alla Lega? È una concezione moralistica della politica che fa appello ad una idea di popolo puro, duro, onesto, che si contrappone agli “altri”, all’élite, al solidarismo della sinistra e cattolico.
È una categoria astratta? Si ma molto identitaria, a cui effettivamente parte del popolo piace appartenere.
Ora se guardiamo allo stravolgimento della geografia politica ed elettorale del nostro Paese che si è determinata con queste elezioni osserviamo che c’è un Nord operoso e civico, un po’ xenofobo, formato da un popolo che si identifica nel lavoro che chiede più sicurezza e tranquillità. Un Nord che appare stressato dai cambiamenti imposti dalla crisi economica di questi anni. Un Nord che non si dà spiegazione del perché un tempo si entrava in fabbrica giovani e se ne usciva dopo 35 anni con la pensione e per strada si incontrava perlopiù gente con gli stessi problemi. Questo Nord ha scelto lega perché Salvini ha rappresentato questo “sentiment” narrando e conferendo questa identità al popolo del Nord. Al Nord fa da contraltare un Sud stanco di essere fanalino di coda, che attribuisce alla politica ed ai partiti più tradizionali la responsabilità di non aver dato loro la presenza dello stato, un Sud in mano al malaffare che controlla parte del territorio e ne impedisce lo sviluppo, un sud che vede nel reddito di cittadinanza il recupero di una dignità che lo rende indipendente da quel sistema di potere. Questo Sud ha scelto movimento 5 stelle perché come Salvini al nord, sono stati interpretati dal popolo del sud come la speranza di cambiamento di cui hanno bisogno. Solo così si spiega perché abbia vinto ovunque, al Sud, il Movimento 5 Stelle e in alcune zone con percentuali oltre il 50%.
Ci siamo svegliati il 5 marzo scoprendo che non c’è una sola Italia, ma ce ne sono almeno due. Due Italie, apparentemente non comunicanti. E se si vogliono far comunicare devi mettere insieme i due populismi, la lega con il M5S. Queste due forze che hanno i numeri per governare, si sono ritrovate, senza neppur rendersene conto, la responsabilità di dare al paese le risposte che il paese si aspetta da loro. Ora lo devono fare. Devono assumersi insieme questa responsabilità. Pensare di non mettersi assieme per tentare la vittoria piena alle prossime elezioni non funzionerà, perché solo insieme possono rappresentare le due Italie. Lo facciano. Se sapranno governare vorrà dire che il populismo in Italia come nell’America di Trump potrà divenire una alternativa politica al riformismo. Se falliranno e soprattutto se si saprà, pur costruttivamente, evidenziarne le contradizioni, ossia, l’incapacità di fornire sul piano del governo le giuste risposte al paese vorrà dire che toccherà al PD riposizionare la sua linea riformista interpretando, senza barriere di nessun tipo, i bisogni e le istanze del popolo del Nord e del Sud.