“Amore… non è amore “, recensione di Lia Tommi

di Lia Tommi, Alessandria

Foto di Vittorio Destro

“Amore …non è amore “, così inizia il sonetto 116 di Shakespeare, e questo è il titolo della commedia in un atto di Paolo Scepi, andata in scena al Teatro Ambra di Alessandria, in cui Shakespeare è il filo conduttore.

Ambientato in un parco cittadino, lo spettacolo si apre con in scena una panchina, un lampione, la casa di cartone di un barbone, il bidone dell’ immondizia in cui spesso lui cerca soddisfazione alle sue esigenze. Il barbone (interpretato mirabilmente da Paolo Scepi) non è sempre stato barbone, ha scelto di rimanere nel parco dopo una sorta di crisi di identità, guardandosi allo specchio mentre si scioglieva il trucco del personaggio di Rosencrantz nell’Amleto, che lui interpretava a teatro. In quel parco, dopo aver bevuto numerose birre ed essersi addormentato sulla panchina, ha intrecciato una relazione con la “prima stella del mattino”: il pianeta Venere e li è rimasto per poterla rivedere ogni mattina, lasciando nella disperazione la sua fidanzata/collega di teatro ( Francesca Mantelli), che ha vissuto la sua improvvisa e inspiegabile sparizione, la sua perdita, come un vero e proprio lutto.

Un barbone di grande cultura e sensibilità, che sa aiutare con le sue riflessioni la giovane Emma (Sara Siri), delusa dopo aver organizzato in quel luogo un pic nic speciale, nella pausa pranzo, per il suo fidanzato, sperando di festeggiare in quel modo il proprio compleanno. Ma lui (Giuseppe Ruggiero) finisce per dimenticarlo, non apprezza il suo impegno, scade quasi nell’umiliazione, perché distratto dalle sue fissazioni alimentari ,oltre che dalla sete di successo professionale. La giovane Emma, insicura, di animo “troppo buono”, finisce per lasciarsi maltrattare più volte da un borseggiatore (Maurizio Pellegrino), aiutata dall’intervento tempestivo del barbone, che la sprona a lasciare uscire un po’ del “lupo” che ha in sé. Proprio il borseggiatore finisce per diventare la sua vittima , quando lei tirerà fuori questo lato di sé, in una scena esilarante, che coinvolge anche due ingenui poliziotti e il suo esterrefatto fidanzato.

A tratti in scena anche l’amico del barbone (Fulvio Ferrari), con i suoi saggi interventi, fatti di consigli e riflessioni sulle etichette che ci diamo, sulla vita e sulla morte, ma anche di aiuto materiale, con capi di abbigliamento che gli vengono richiesti; per culminare nel finale con i versi di Shakespeare che recita alla luce del lampione.

Ognuno di questi personaggi nell’evolversi della storia ha dei mutamenti, grazie a un susseguirsi vivace , ma poetico e intenso, di incontri, di scambi di emozioni, di riflessioni . Lo spettacolo si chiude con la canzone “Starman “di David Bowie, che accompagna una scena ludica e festosa di tutti i personaggi.

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