La Cia

La Cia e la ‘diversità’ del vino, forza dell’Alessandrino. Dove non manca nemmeno la cantina sostenibile che arriva da Bergamo
di Enrico Sozzetti
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La ‘diversità’ è la forza dell’Alessandrino. Quella dei vini, del territorio, dell’ambiente capace di unire pianura, collina e Appennino. E sono proprio i vini a confermare la specificità di una provincia che torna al Vinitaly di Verona (dal 15 al 18 aprile) che va in scena con l’edizione numero 52.

La presenza non è più quella del passato, un po’ perché sono cambiate le politiche pubbliche di promozione, un po’ perché è cambiato il mercato e il business fieristico, e un po’ anche perché c’è chi ha saputo raccogliere i frutti del lavoro e oggi sceglie di investire direttamente sui mercati, senza più sfruttare il palcoscenico del salone internazionale veronese.

Chi ha scelto di partecipare troverà però ancora una volta un Vinitaly sempre più proiettato verso l’estero. L’organizzazione stima in circa mille il numero dei nuovi professionisti in arrivo da una sessantina di Paesi che si aggiungono agli operatori in visita (in totale 128.000 nel 2017 dei quali 48.000 da 142 nazioni).

E non mancano iniziative come il Taste&Buy e i ‘walk around tasting’, oltre agli incontri b2b (business to business), che l’anno scorso anno registrato 1.300 matching in quattro giorni di fiera. Nella classifica dei mercati di maggiore interesse per gli espositori ci sono sempre il Nord America, con Stati Uniti e Canada, Russia e Cina.
In questo contesto sbarcano dieci imprese aderenti alla Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Alessandria.

E la loro presentazione è l’occasione per fare il punto sulle novità di alcune aziende, l’aggiornamento sul sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli e scoprire che c’è chi ha ancora voglia di investire sul vino delle terre dell’Unesco.

I produttori associati alla Cia sono dieci, cui si aggiugono quelle aderenti ai tre Consorzi dell’Alessandrino (Brachetto d’Acqui, Gavi, Colli Tortonesi) e alle Cantine ‘Produttori del Gavi’ e ‘Tre Secoli’.

Nel padiglione 10 del Vinitaly saranno presenti Bergaglio Nicola di Bergaglio Gianluigi, Cascina Boccaccio, Cascina Montagnola di Donatella Giannotti, Castello di Grillano – Organic Winery, Fratelli Facchino azienda vitivinicola, Gaggino, Hic et Nunc, Alessandro Rivetto, Franco Ivaldi azienda vitivinicola, Tenuta San Pietro in Tassarolo. “Il Vinitaly ci lancia nel mondo, il vino accostato al racconto della tradizione della nostra terra è la forza e la differenza su cui puntare” commenta Gian Piero Ameglio, presidente della Cia alessandrina.

Il “lavorare insieme” è l’altro elemento che può e deve fare la differenza, aggiunge Carlo Ricagni, direttore dell’organizzazione. L’aggregazione è una strada obbligata, sottolinea subito dopo Ricagni, da tempo impegnato come  membro di giunta della Camera di Commercio in una delicata opera di coordinamento proprio per fare lavorare insieme le aziende “per dare risalto alla ricchezza e alla diversità delle produzioni”.
Durante la presentazione dell’appuntamento con il Vinitaly non mancano i racconti di alcuni imprenditori. C’è Gabriele Gaggino di Ovada (cinquanta ettari di proprietà e venticinque in affitto, circa 130.000 bottiglie prodotte, oltre alla vendita dello sfuso) che guida una realtà storica, l’azienda ‘Gaggino’  nata nel 1924, che conta dieci etichette e oggi lavora molto con l’estero (nord Europa e Stati Uniti) e che ha vinto i ‘Tre bicchieri’ con l’Ovada. Donatella Giannotti di Viguzzolo è una storia ancora differente. La Cascina Montagnola è stata fondata nel 1997 dalla famiglia impegnata fino a quel momento nel settore delle assicurazioni.

La sfida vitivinicola si misura su nove ettari, otto etichette e 35.000 bottiglie prodotte. Fra i prodotti di punta non manca il timorasso dal carattere forte e marcato. Franco Ivaldi di Cassine conta su dieci ettari, dieci etichette e una produzione che oscilla dalle cinquantamila alle centomila bottiglie. Per l’azienda nata nel 2006 l’export è molto importante ed è proiettato in modo particolare su Portogallo, Repubblica Ceca, Svizzera e Stati Uniti.
Decisamente singolare è la storia di Hic et Nunc di Vignale. Giovane, è stata fondata nel 2012, conta su ventuno ettari, sei etichette e una produzione da centomila a duecentomila bottiglie. Ma l’aspetto più significativo è che rappresenta un investimento che arriva da fuori provincia e fuori regione. Il progetto imprenditoriale è il frutto della diversificazione industriale della Equity Srl di Bergamo che opera nel campo della consulenza imprenditoriale, amministrativo-gestionale e pianificazione aziendale.

Alla Equity fanno capo alcune società di servizi e la Axl – Agenzia per il lavoro. Stefano Gervasoni, bergamasco, è il general manager della Hic et Nunc di Vignale. “Andiamo al Vinitaly per fare il nostro primo bagno nel mercato” dice Gervasoni. Intanto sulla collina in località Cà Milano, dove c’è anche un agriturismo a fianco dell’azienda, è tutto pronto per un investimento da due milioni di euro. “Stiamo aspettando – spiega Gervasoni – gli ultimi permessi da parte del Comune di Vignale ed entro giugno dovremmo iniziare i lavori per realizzare la cantina che sarà ‘a taglio’, a scomparsa nella collina con il piano produttivo sottoterra”.

Una cantina sostenibile, a bassissimo impatto ambientale e alimentata in parte con energia fotovoltaica. Una testimonianza concreta di come il Monferrato possa essere davvero terra di investimento, innovazione, qualità. E, come spesso accade, a crederci sono imprenditori che arrivano da fuori.