In un’acerba distanza di sensi
nell’elettrodo carico
di nervature inquiete
mastico barbarici presenti
nell’oscuro futuro
di un passato carente

e se poi giocasse ancora con me
quella brezza delirante
che vuole semenze dalla mia terra

ah come vorrei correre fra i tuoi pensieri
poterli baciare e indorare
col mio ricamo diurno

serrando le palpebre al cielo
volo nei boulevard di fuliggine
ardenti e casti
che dal calvario dei Padri
mi ridonano la sera