La CNA

La Cna da Vicenza a Valenza per ‘dare visibilità al settore orafo’ (anche con un po’ di invidia). Ma adesso il Distretto deve decidere cosa fare da grande
di Enrico Sozzetti https://160caratteri.wordpress.com
Alessandria: “Sviluppare una strategia unitaria Cna Orafi costruita sulla filiera delle micro e piccole aziende, per dare visibilità alle capacità manifatturiere e di adattamento al mercato dei Distretti, creando nuove opportunità per le aziende e per Cna”. È l’obiettivo di ‘Progetto Gold che punta a definire una “piattaforma sulla quale confrontarsi con il ministero dello sviluppo economico, il sistema fiere, le istituzioni politiche, territoriali e non”. ‘

Progetto Gold’ è “uno strumento indispensabile attraverso cui Cna può diventare voce importante nel panorama del settore”.

Alcune decine di imprenditori artigiani orafi di Valenza hanno gremito il Centro comunale di Cultura di Valenza per ascoltare la voce della Cna nazionale e locale. Prima Cna Orafi, con Arduino Zappaterra, portavoce nazionale, poi Fabrizio Checchin, rappresentante orafi di Cna Valenza, quindi Massimo Barbadoro, assessore alle Attività economiche del Comune di Valenza, hanno approfondito diversi aspetti nazionali e valenzani, mentre Fabrizio Actis, presidente Cna Piemonte, e Andrea Santolini, presidente nazionale Cna Artistico e Tradizionale, hanno aperto e chiuso i lavori.
Novità? Positivo l’interesse e la partecipazione, anche alla discussione, degli artigiani orafi, ma nel merito l’incontro non è andato molte oltre. Ancora una volta è stato ribadito che “bisogna fare squadra”, che è necessario “superare l’individualismo”, che è fondamentale “presentarsi uniti e credibili ai tavoli, a cominciare da quelli di Roma, cui non andiamo perché non ci chiamano”.

Dalle parole di Zappaterra emerge un evidente asse fra Vicenza e Arezzo (gli altri due poli dell’oro italiano), l’ammissione delle difficoltà a fare massa critica, però anche parole non molto tenere nei confronti di altre associazioni di rappresentanza: “Con Confindustria non riesci a parlare” e con Confartigianato “ci sono difficoltà”. Eccoli gli ostacoli “per andare a parlare a Roma con una sola voce”.
Se ‘Progetto Gold‘ è alla fase iniziale, dopo Vicenza e Valenza sono in calendario ancora incontri ad Arezzo e a Caserta per proseguire gli approfondimenti e costituire un gruppo di lavoro, non sono certo mancate parole forti per il ‘sistema Valenza’. Zappaterra riconosce alla città dell’oro “l’enorme crescita dell’export, anche se esportate tutto in Svizzera e Francia. Certo che bisognerebbe che crescessimo un po’ tutti. E Vicenza cresce poco”. Quindi un passagio sul ruolo delle fiere e su quella di Valenza: “La vostra è morta perché troppo autoreferenziale”.

Sulle fine di quest’ultima il motivo non è certo solo questo, anche se ha pesato, fra i numerosi fattori, anche l’incapacità di guardare avanti e comprendere come stavano cambiando il mondo, i mercati, l’economia. Certo che Arezzo e Vicenza avevano già deciso di viaggiare per conto proprio.

Nel febbraio del 2016 la Cna nazionale aveva espresso soddisfazione per il rafforzameno dell’alleanza tra Fiera di Vicenza Spa e Arezzo Fiere e Congressi Srl per “l’integrazione e lo sviluppo del sistema fieristico italiano nel settore orafo e gioielliero” grazie a un nuovo accordo strategico con il supporto del ministero dello Sviluppo economico.

Ma è sull’export che le parole di Zappaterra sono apparse troppo categoriche e semplicistiche. Come rilevato dal periodico Monitor dei Distretti elaborato da IntesaSanpaolo, nel terzo trimestre le esportazioni del distretto orafo hanno registrato un +32,2 per cento, portando Valenza al primissimo posto in Italia con un aumento di ben 129 milioni di euro di esportazioni tra il terzo trimestre 2016 e il terzo trimestre 2017. Il contributo maggiore al raggiungimento di questo ragguardevole risultato è giunto certamente dall’aumento delle esportazioni verso la Svizzera (canale obbligato per le successive transazioni verso i mercati finali), a seguire Hong Kong e Stati Uniti. Solo in lieve aumento le export verso Germania e Francia”.

Quello che è stato evocato, ma non sufficientemente approfondito durante l’incontro organizzato da Cna è il cambiamento, rapidissimo, del ‘sistema Valenza’ di oggi. Ancora il rapporto di IntesaSanpaolo: “Questo risultato dell’export è in gran parte riconducibile all’avvio nel 2017 della produzione nello stabilimento ‘Manifattura Bulgari’ a Valenza, completato a ottobre 2017 in soli 18 mesi, su un’area di 15.000 metri quadrati per il quale l’azienda ha previsto ulteriori 300 assunzioni entro il 2020”.

Ecco perché oggi la realtà produttiva è in crescita, con il segmento dei contoterzisti robusto grazie alla presenza dei brand internazionali, ma con anche una diffusa difficoltà per coloro che vogliono produrre direttamente con un proprio marchio. L’economia e il mercato del lusso sono al centro di cambiamenti velocissimi, il web sta modificando abitudini commerciali e ordini, le filiere richiedono qualità altissima di prodotti e altrettanto elevata per la manodopera.

E contemporaneamente sta cambiando il tessuto locale. La presenza di Bulgari sta portando nuovi residenti, modificando abitudini e servizi, la ricaduta è stata di immagine, ma anche di impresa e indotto economico. Con la città dell’oro che non potrà mai più essere quella di prima.