”La Formazione politica ieri e oggi”

La Fondazione Luigi Longo ha organizzato Giovedì 12 Aprile scorso un incontro sul tema: ” La Formazione politica ieri e oggi” in collaborazione con la Camera del Lavoro di Alessandria, la Fondazione Gramsci di Roma, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, l’Associazione Enrico Berlinguer.

La giornata è stata aperta con la presentazione del volume “A Scuola di Politica. Il modello comunista di Frattocchie (1944- 1993)” volume scritto da Anna Tonelli professore di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino. Anna Tonelli insegna anche Storia dei sistemi e dei partiti politici e Storia del giornalismo, con un’attenzione particolare verso la mentalità, il costume, la memoria nel solco della ricerca inaugurata con Les Annales, è questo il lavoro di una storica che da sempre connette la misura interpretativa alla filologia e pertanto alla capacità di addurre e decifrare documenti di prima mano. L’autrice ci introduce e ci porta per 50 anni nella storia delle scuole di partito del P.C.I. e , come è inevitabile, nella storia del partito stesso.

Frattocchie è nell’immediato dopoguerra una scuola che vuole formare i militanti e gli iscritti (magari ex-partigiani) non molto formati ed adeguati all’ideologia e alla politica marxista-leninista.

Fra gli anni 50/70 è la scuola dei militanti e dei dirigenti che si misureranno con la guerra fredda e quindi con le tumultuose novità di un Paese appena ricostruito e avviato in pochi anni a diventare una potenza industriale; e con il passare degli anni Frattocchie sarà anche uno dei luoghi in cui si incontrano e scontrano gli esiti di una egemonia culturale ed i primi cedimenti dovuti ad un’effettiva incapacità a leggere gli sviluppi del neo-capitalismo e del sistema-mondo già in via di ristrutturazione e globalizzazione.

La elencazione degli allievi illustri si “mischia” con quella dei compagni di base, gli anonimi comunisti che attraverso i loro scritti rappresentano una storia  itinerante  del P.C.I. Con il tempo cambia l’estrazione degli allievi con una diminuzione sempre più marcata del “quadro operaio”così come si modificano i tempi del percorso formativo e cambiano anche i programmi e le bibliografie, prima rigide e afferenti in esclusiva al marxismo poi più aperte e rivolte alle scienze umane.

Anche i riferimenti sempre rigorosamente documentati alle valutazioni degli insegnanti, stanno a testimoniare un’evoluzione direi quasi storico-sociale : all’obbedienza e affidabilità si passa via via all’apprezzamento dell’intraprendenza e dell’autonomia di giudizio; cosi come si sperimentò inizialmente un modello di studio collettivo che rimandava al comunismo e alla partecipazione solidaristica ( che oggi diremmo gruppale)per arrivare alla pratica dello studio individuale che deve però poi tornare alla e nella discussione collettiva. Sempre rimane però un collante identitario e l’aspirazione alla conquista culturale.

Chiudo questa parte dedicata al volume della Tonelli con un flash che nel convegno non si è approfondito: quello dedicato alla presenza femminile nelle scuole e rimane significativa una testimonianza del dirigente Mario Melloni ( futuro Fortebraccio su L’unità) nel lontano 1947 che si opponeva alle classi miste perché :” Da sole non pesa su di loro quel senso di inferiorità che si manifesta in loro quando si trovano in mezzo agli uomini, specialmente nel campo dei problemi politici…”Il paternalismo della sinistra colludeva con la marginalizzazione del ruolo della donna nella società così pervasivo e a lungo resistente nel nostro paese.

Questo per quanto riguarda ieri, e oggi?

I relatori successivi: Francesco Giasi per il Gramsci, Alexander Hobel storico, Elena Montecchi come ex docente della scuola di partito Mario Alicata, Saul Meghnagi della Fondazione Di Vittorio e Vincenzo Vita , presidente dell’ Associazione per il rinnovamento della Sinistra, si sono trovati d’accordo nel ritenere necessaria una visione che partendo dalla complessità dell’oggi nella sua dimensione sociale, culturale e antropologica si proietti in un  nuovo umanesimo che sappia leggere la realtà per modificarla a fronte di una residuale efficacia della rappresentanza politica e di conseguenza della proposta politica.

Per noi uomini e donne di sinistra deve avere ancora un senso proporre un profondo riequilibrio economico-sociale-politico.

La sinistra oggi deve porsi con competenza nel leggere il capitalismo di oggi sulla sfondo del capitalismo di sempre, del capitalismo in quanto tale. La sinistra oggi non è più parte e non sa leggere ed interpretare la parzialità della società e dei meccanismi economici che la determinano perché la contaminazione della ideologia neoliberista risulta essere assolutamente vincente lasciando il” popolo”con le sue sofferenze letteralmente in mano a imprenditori politici.

E viene spontanea la domanda : come vogliamo vivere? Questo interrogativo ci pone di fronte all’orientamento dell’agire politico di oggi ma proiettato nel futuro prossimo e la politica deve sentire questa responsabilità , ritornare ad assolvere alle sue funzioni: dirigere i processi, risolvere i problemi, non gestire (verbo ormai inflazionato) ma governare, organizzare il conflitto, mostrare di avere a cuore le forme di vita delle persone non come generica vicinanza agli ultimi,produrre futuro nella critica del presente.