La pashmina rossa

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ponteSi era alzata una nebbia leggera. Veniva dal torrente che s’infilava furibondo, per le piogge dell’ultima settimana, sotto la massiccia arcata del ponte romano. Un ponte a schiena d’asino, carico di storia, che sembrava innarcarsi il più possibile per far passare tutta quell’acqua.
Una ragazza bruna, con una pashmina rossa al collo e un giubbotto leggero, aspettava accanto al parapetto. Guardava l’ora e poi la strada e poi l’acqua furibonda. Ogni tanto qualche rara macchina usciva dalla provinciale per immettersi sulla stradina, ma svoltava subito per l’abbazia senza degnare neppure d’uno sguardo la severità austera del ponte.
«Anche tu aspetti qualcuno?» chiese un ragazzo, dietro di lei. I suoi occhi chiari da sotto il cappello di lana blu, apparivano curiosi e profondi. «È da più di mezz’ora che ti osservo» e voltandosi attorno come per avere una conferma: «anche la persona che dovevo incontrare io… pare proprio mi abbia dato buca.»
La…

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Paco

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concertinaSempre più spesso Hiro Mitzuri si sorprendeva a guardare fuori della grande finestra del suo ufficio all’ultimo piano del palazzotto che portava il suo nome. Un panorama superbo come solo i dirigenti potevano avere. Le mani in tasca, però, strette a pugno, la cravatta slacciata e una smorfia triste che da un po’ di tempo aveva preso possesso del suo viso. Lo sguardo accarezzava le colline lilla a velare più lontano un bottone blu di mare per poi accompagnare il corso del fiume che prendeva i colori più diversi a seconda della stagione e del taglio di luce. Più sotto, l’andirivieni costante dei turisti dal passo incuriosito e lo sguardo svagato come se ogni cosa dovesse essere per forza bella e indimenticabile. La balaustra bianca del ponte luccicava arrogante tanto che le persone, che si fermavano per una foto ricordo, stringevano le palpebre per il riverbero. Più in là, nella…

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Oggetti smarriti

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oggetti smarriti«Buongiorno» disse l’uomo con voce squillante inclinando la testa da un lato. Era sulla quarantina, gli occhi chiari e ben distanziati, un viso aperto e piacevole, baffi molto curati e un cappello strano ben calcato sulla testa, da cui si dipartiva una piuma, forse di pavone.
Alla signora Pina, a guardarlo vestito in quel modo strambo, già le veniva il nervoso.
«Buongiorno a lei» rispose l’impiegata tra i denti, come se gli avesse voluto masticare un orecchio.
«Senta, tra gli oggetti smarriti dell’Ufficio, avete anche animali?»
La signora Pina assunse uno sguardo torvo e ostile. Continuò a masticare a vuoto l’invisibile orecchio e chiese: «Dal momento che questo ufficio è  denominato, appunto, Ufficio Oggetti Smarriti una ragione ci sarà, non crede? Certo, a volte troviamo una gabbietta con un uccellino striminzito dentro o, che so, una boccia con un beneamato piranha bisognoso di affetto… ma noi tratteniamo sempre e solo…

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Associazioni

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La ragazza non aveva un filo di trucco né sugli occhi né sulle guance. Le labbra erano perfettamente disegnate da madre natura e i capelli appena lavati le coprivano parte della fronte ricadendo delicati sulle spalle. Ogni volta che vi faceva passare, a mo’ di pettine, la mano aperta, al Pubblico Ministero dr. Sbarbaro, giungeva un profumo conturbante di spigo.
La ragazza era reticente o forse no. Pensava lui. Gli occhi grandi dicevano di no, ma il suo modo di serrare le labbra suggerivano il contrario. E poi c’era il naso. Era piccolo, aggraziato, ma lo arricciava in modo da rivelare insicurezza e sospetto. Forse lei era troppo spontanea per essere vera, persino per una giovane donna così, nata in una casa in bilico sul monte; o forse piuttosto era molto accorta per quella naturale prudenza verso la vita che la gente di campagna ha senza saperlo. Sbarbaro pensava. Rifletteva…

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Come biglie in una scatola

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natura

«Lei è un buono a nulla, un incapace, un inetto…»
La vena strisciava sulla fronte del Direttore come se imprigionasse un rametto color bluette. Il dott. Silvestri sapeva che quello era un gran brutto segnale e che la momentanea interruzione era dovuta al fatto che il suo interlocutore, da dietro la scrivania in mogano (su cui sarebbe potuto atterrare comodamente un elicottero) aveva solo esaurito gli insulti. Ora il Direttore aveva infatti tolto gli occhiali e si stava massaggiando le palpebre. Anche quello era un pessimo indizio.
«Le era stato detto di chiudere l’affare a 1788.3 a lotto…» proseguì lui con un fiocco di spuma bianca all’angolo della bocca «e lei cosa fa? Pratica uno sconto di 57.4 a partita! Ma è impazzito? Oltre tutto con la Trade Carbur Associate che non dà nessun affidamento nei pagamenti! Non aveva avuto istruzioni precise dal suo capo area?»
«Sì certo, ma vede…» fece Silvestri…

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Via delle Fonticine

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FonticineEra uscito a fare due passi. Aveva voglia di stordirsi un po’ tra il via vai dei turisti e camminare, un piede dietro l’altro, lasciandosi trasportare dalla curiosità di una vetrina, di uno scorcio improvviso o di un ricordo rivisitato. Solo così sarebbe riuscito a staccare una mezz’oretta dal lavoro, costringendo la mente a seguire altri percorsi e altri pensieri.
La luce del tramonto spioveva morbida colorando di rosa la cattedrale austera. I marmi si erano accesi d’un colore sanguigno e le statue nelle nicchie anguste sembravano imponenti come avessero percepito su di loro un proiettore inatteso e una ribalta su cui esibirsi. Il vociare caotico delle persone per strada componeva a tratti una melodia disordinata dove si stemperavano dialetti e lingue straniere di ogni tipo, come tanti concertisti che cercassero, ciascuno per conto proprio, l’accordo perfetto prima del grande concerto.
Lapo passeggiava da un po’, le mani raccolte dietro…

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La maschera

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mascheraIn casa era così: dolce, disponibile, sereno. Le figlie lo adoravano e la moglie lo amava da sempre; ma sul lavoro era tutta un’altra cosa. Era molto giovane per il tipo di ruolo richiesto e il rischio di non avere autorevolezza sufficiente per gestire il personale e imporsi sui colleghi era molto elevato. Si era fatto crescere la barba, aveva imparato a vestire in modo meno giovanile, aveva comprato persino un paio di occhiali dalla montatura pesante e il tutto per accrescere la sua credibilità. Aveva sempre però l’impressione che non fosse abbastanza e che, ogni tanto, lo prendessero anche in giro non appena voltava loro le spalle.
Così un giorno, uscendo di casa, si mise la maschera. L’aveva trovata in un baule, nella cantina, avvolta in carta da giornale con sopra la scritta ‘da non usare’. Forse era stata del padre o forse del nonno ma nessuno di loro ne aveva…

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Il ciliegio

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«Perché l’hai abbattuto, papà, perché?» gli chiese non appena varcò il cancello. Il padre aveva la motosega in mano, la catena dentata stava ancora girando. Lui aveva l’espressione di chi fosse stato colto in fallo e non potesse negarlo, anche se avrebbe voluto tanto farlo. «L’avevo scelto io, babbo, ventisette anni fa, non ti ricordi? Volevi che il primo albero che fosse piantato in questo posto appartenesse solo a me.»
«Sì, piccola mia, lo ricordo bene, è che… è che…» il padre non sapeva cosa aggiungere, quali parole scegliere. Posò la motosega sul prato e si mise le mani sui fianchi a osservare lo scempio dell’albero a terra che ancora non si era accorto di essere privo di vita.
«Era sano, rigoglioso, ci dava delle meravigliose ciliegie…» incalzò la figlia alzando un poco la voce «perché l’hai fatto?»
E, proprio come le ciliegie, una parola tirò l’altra, e Lene disse cose che non avrebbe dovuto mai dire.

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Il terzo pulcino

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pulcini«Mamma, mamma, Guendalina ha fatto i piccoli.»
La bambina aveva un largo sorriso sulla faccia e scuoteva il braccio della madre sotto le coperte. La donna, il corpo stravolto dalla febbre di quei giorni, non riusciva neppure ad aprire gli occhi.
«Mamma, hai capito? Guendalina!» La madre alla fine borbottò qualcosa e si girò da un lato per continuare a dormire.
«Cosa devo fare? Fa freddo nel fienile…» insistette imperterrita la figlia.
«Adesso mi alzo e ti faccio da mangiare…» farfugliò dopo qualche attimo la donna senza muoversi. La bambina, com’era entrata, se ne uscì con la stessa irruenza. Ci pensò su qualche secondo, quindi andò in bagno, prese un catino di plastica e corse nel fienile; predispose sul fondo della paglia e ci piazzò prima la gallina e poi i pulcini pigolanti. «Qui dentro starete benissimo, vedrete…» e con il suo fagotto prezioso entrò in casa posizionandolo con cura a una…

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Chantilly

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gatto biancoLo aveva visto gironzolare qualche volta attorno alla casa. Era un grosso gatto bianco dalla faccia buffa e dal pelo folto. Dapprima, quando vedeva la ragazza, il gattone scappava immediatamente, poi, pian piano, si era abituato a lei e faceva solo il gesto di andarsene per poi rimanere pigramente tra l’erba. Così Lauretta aveva cominciato a preparargli sotto il portico una ciotola con i croccantini e una per l’acqua e, dopo qualche tempo, anche una cestina con dentro un vecchio maglione sdrucito per le notti fresche. Ma dopo Chantilly (Lauretta, l’aveva chiamato in quel modo) venne un secondo gatto, tigrato, di taglia robusta e tarchiata, e quindi una gattina tartarugata. Il padre scuoteva la testa nel vedere quanta passione la figlia ci mettesse nel curare quei randagi, sempre affamati e diffidenti e, anche se oramai temeva avrebbe attirato tutti i gatti del paese, aveva deciso di lasciarla fare.
«Del resto…

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Un buonannulla

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coloriL’uomo era fermo dietro di lei. La stava osservando mentre lavava i piatti. Era rigido, pallido in volto, le guance contratte. La donna, quasi avesse avvertito quel disagio, si voltò dandogli un’occhiata di sufficienza.
«Cos’hai, Carlo? Hai un’aria strana…»
L’uomo non rispose. Tra le parole che non riusciva a trovare si insinuò lo sciacquettare indisponente della donna nel lavello, il che tolse ogni credibilità a quanto stava per dire. Guardò in alto e di lato, come si fa quando si vuol far tornare alla mente un ricordo.
«È che non ne posso più, Maria» sbottò d’un tratto quando ancora stava cercando le parole giuste. «Lo so che non dovrei dirlo qui e non dovrei dirlo adesso, davanti a tutti, ma non ne posso davvero più.»
«Cosa stai dicendo?» fece lei con tono irridente. «Vieni qui, piuttosto, e asciugami questa pentola.»
«Dico sul serio» disse lui facendo un passo in avanti e sciogliendosi un poco. «Il tour…

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Soldatini in giardino

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Stette a guardare il bambino da dietro il tronco del platano. Non riusciva a capire cosa stesse facendo anche se era chiaro che stesse giocando. Un aeroplano da turismo solcò il cielo in quel momento: virò contro la luce del sole facendo luccicare le ali azzurrine e poi sparì dietro la fronda fitta dell’albero.
«Ciao» fece lui entrando nel giardino. Il bambino alzò per un attimo lo sguardo verso l’uomo che, a braccia abbandonate lungo il corpo, gli stava sorridendo.
«Aiutami a fare una buca qui… non riesco…» disse il bambino senza smettere di scavare.
L’uomo si inginocchiò vicino a lui. «Cosa vuoi fare?»
«Faccio un buca grossa grossa così ci nascondo i soldatini che il mio papà non li trova più…»
«E perché non li deve trovare?»
«Perché quando faccio il monello me li sequestra per giorni interi…»
L’uomo si mise a rovistare dove il bambino stava dando di…

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Treno, amore mio

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Mondotreno a RablàIl figlio aveva insistito tanto. In alta montagna, in un paesino della valle, alcuni appassionati avevano allestito, con il patrocinio degli enti locali, un padiglione con plastici di paesaggi montani e trenini perfettamente funzionanti. Rocco si sentiva in colpa per aver trascinato quel ragazzino lontano dagli amici del mare e, soprattutto, erano ventiquattr’ore che non smetteva di piovere. Sì, disse sorridendo al figlio: ‘dopo tutto non può essere una cattiva idea’.
La sala della esposizione, gremita di gente, era enorme con un unico immenso plastico di centinaia di metri quadrati che correva lungo tutto il perimetro. La ricostruzione era stata maniacale non solo per la riproduzione reale e in scala delle montagne, dei fiumi, delle centrali elettriche, delle case e delle stazioni ferroviarie, ma anche per i piccoli particolari curati, come i vestiti delle persone in attesa di prendere il treno, i cerchi degli pneumatici delle vetture in strada e persino per un…

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Aerei del cielo

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boeing747Ogni volta che usciva sulla terrazza capiva perché aveva comprato quell’attico. Era l’unico grattacielo della città con la vista a 360 gradi sul territorio. Si dominavano a est le montagne, come le quinte di un paesaggio da impressionista, mentre a ovest si apriva la piana plasmata dai seminativi con, sullo sfondo, il luccichio blu elettrico del mare aperto in un sorriso di benvenuto. All’ombra del grattacielo, appena sotto di lui, le case giallo paglierino del paese parevano piccoli cubi da gioco nell’erba, con i loro tetti integolati di melograno a guardare stupite quel mirabolante palazzo di vetro e ferro che toccava il cielo con disinvoltura. E da quell’altezza, poteva osservare anche i grandi aerei intercontinentali arrivare come naufraghi dal mare e atterrare sulla lunga lingua di cemento stesa al sole pronta a ingoiarli di gusto. Era così vicino, in linea d’aria, all’aeroporto da poter vedere le scritte sulle ali degli…

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Mio papà è uscito

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papàPapà è uscito da un po’ di tempo. No, non ho paura. Ho undici anni, io. Sono un ometto. Me lo dice sempre il mio papà. Mi ha passato le mani tra i capelli, me li ha spettinati da una parte, e mi ha detto con quel suo modo buffissimissimo: torno presto, ometto, vado via con questi signori, ma torno subito. Non avere paura.
Di solito papà non mi lascia mai solo. E poi non mi dice mai: non avere paura. Perché dovrei averne? Tanto lui torna subito. E poi sono un ometto.
Se accendo la televisione però magari lui torna subito perché non vuole che io accenda la tv nel pomeriggio. La guardo la sera, con lui, prima di andare a dormire. Mi dice che la tv fa venire strani pensieri. Chissà cosa sono gli ‘strani pensieri’? Boh! Lo strano è invece che sta diventando buio e papà…

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Nemmeno una stella

Diario di una Zingara

 Sera.

Buio.

Strade vuote e silenziose.

Mi immetto nella mia corsia e si alzano gli abbaglianti, non c’è nemmeno una stella a rischiarare un po’ questa notte.

Alla radio parte Zombie, l’iconica canzone dei Cranberries, cantata da qualche settimana anche dai Bad Wolves.

Da dietro la curva, quella dopo il benzinaio, appare un tir che viaggia nella mia direzione.

La cabina è illuminata da alcune lucine. In particolare, incorniciano il nome dell’autista.

Renato.

Ciao Renato, ti racconterò un po’ di me.

Sono Laura e sto tornando a casa. Sono parecchi chilometri che viaggio ed inizio a essere stanca. Me lo chiedo spesso come fate, voi, a macinare tutta quella strada senza battere ciglio. Si certo, avete le pause da 15 e 30 minuti e le 11 ore di riposo ininterrotto, ma si sa questi tempi non sono sempre stati rispettati, no?

Dicevo Renato, ho 27 anni ma forse non li…

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Sozzetti: Sanità, Atenei, ospedali e il Protocollo ‘fantasma’ che si aggira in Piemonte (e non mancherebbe nemmeno un licenziamento)

Sanità, Atenei, ospedali e il Protocollo ‘fantasma’ che si aggira in Piemonte (e non mancherebbe nemmeno un licenziamento)

Sanità f8-xG0GSZeMdc7CC52jC6Zm3S9gWgSVGKFZcHg6ghztoFij22y7KbmR4iM8i-PktkcEnpG_6uGgkHjrK0lnogXt82V9-TM8NSu_g_-QhWs0-JyLl0Fqt2zRRH6We9k_2yPdxs68rGCjo=s0-d-e1-ft

di Enrico Sozzetti. Alessandria
https://160caratteri.wordpress.com/
C’è un ‘fantasma’ che si aggira in Piemonte. È il testo di un protocollo di intesa che risale al 2014, ma di cui finora non si riesce a trovare traccia all’interno degli atti delle aziende che avrebbero dovuto recepirlo. La vicenda interessa in modo diretto le due università piemontesi (Torino e Piemonte Orientale) e le rispettive aziende ospedaliero-universitarie. Ma se Novara è, ovviamente, in prima fila, Alessandria non è esente dall’interesse in quanto è sempre aperta la partita del possibile sdoppiamento del corso di medicina che coinvolgerebbe anche l’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’.
Prima degli ultimi sviluppi, ripercorriamo la storia che ruota intorno al rapporto fra le aziende ospedaliere universitarie e le scuole di medicina piemontesi. Esiste una delibera, la numero 9-7209 del 10 marzo 2014, relativa al protocollo di intesa tra Regione Piemonte, Università del Piemonte Orientale e Università di Torino. Continua a leggere “Sozzetti: Sanità, Atenei, ospedali e il Protocollo ‘fantasma’ che si aggira in Piemonte (e non mancherebbe nemmeno un licenziamento)”

Sozzetti: Alessandria, il turismo cresce. Ma davvero o per finta? Intanto la provincia è ultima in Piemonte

Alessandria, il turismo cresce. Ma davvero o per finta? Intanto la provincia è ultima in Piemonte

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di Enrico Sozzetti. Alessandria
https://160caratteri.wordpress.com
Turismo, ufficialmente va tutto bene: “I dati relativi al 2017 registrano anche quest’anno un andamento positivo con un aumento del 2,9 per cento negli arrivi e del 6,7 per cento nelle presenze rispetto al 2016. In termini assoluti si parla di 332.541 arrivi e 756.963 presenze” recita la nota ufficiale diffusa in occasione della presentazione dei flussi turistici 2017 in provincia di Alessandria e avvenuta alla presenza dell’assessore regionale alla Cultura e al Turismo, Antonella Parigi, del presidente della Provincia di Alessandria, Gianfranco Baldi, del sindaco del capoluogo, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, del presidente di Alexala (agenzia turistica locale), Sergio Guglielmero, del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze poliche, economiche e sociali (Digspes) dell’Università Piemonte Orientale, Salvatore Rizzello. Continua a leggere “Sozzetti: Alessandria, il turismo cresce. Ma davvero o per finta? Intanto la provincia è ultima in Piemonte”

Non amare

Il suono della parola

Non amare il soffio di queste parole
non lodarne il ritmo arguto o il tentativo
di evocare un suono. Io offro una carezza lieve
solamente un abbraccio maldestro e sconosciuto
che infrangendo il buio susciti l’autentico
e tu non ceda alle lusinghe
di chi ti vuole consenziente,
alle parole duttili dei maestri
degli inseriti e disattenti,
degli inventori di consorzi umani
dei mediocri rivoluzionari delle idee
che vogliono te discente e malleabile
mentre pongono gioghi pesanti sulle nude spalle
e gioiscono sbranando la carne della tua anima.

Voglio essere una povera voce detestabile
un ronzio fastidioso nel silenzio
una goccia salmastra sulle labbra
e tu possa esplodere come azzurra nube
che avvolge l’universo intero,
ma ora sono un triste narratore
e parlo ad un mesto me stesso che parla.

Guido Mazzolini

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Empatia

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chrysanthemumAmedeo varcò il cancello del cimitero con l’aria di dover chiedere il permesso. Dal bouquet che portava in mano, un crisantemo si era staccato dagli altri piegando la corolla a guardare il ghiaino del viale. Era la prima volta che andava a far visita al padre e si sentiva impacciato. Li avevano separati dieci anni di incomprensioni e silenzi, ma ora la sua morte aveva livellato ogni contrasto come la pioggia torrenziale sa fare sulla terra di un campo appena arato.
Fece fatica a trovare il loculo; il cimitero era grande ed era diviso in ali, reparti e sezioni e, per giunta, su piani. Poi lo rinvenne, dietro a un angolo davanti al quale era passato più volte, proprio in faccia a quel mare che il padre aveva tanto amato, una macchia prepotente di blu come l’infinito di un sogno.
Cambiò diligentemente i fiori e si pose davanti alla piastra di marmo…

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Big Mac

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L’uomo aveva lo sguardo acquoso, il doppio mento prominente e gonfio, i gomiti larghi ben appoggiati al piano del tavolino per avere maggiore stabilità. Stava cercando di mettersi in bocca molto più hamburger di quello che sarebbe stato capace di masticare. Ma non se ne curava più di tanto se non per darsi il tempo giusto per trangugiare avide sorsate dal bicchiere gelato di coca-cola. Ogni tanto, senza fermare il movimento delle mandibole, si schiacciava nella bocca, da una fessura di lato delle labbra, tre o quattro patatine che a stento riuscivano a trovare posto tra i denti e le guance dilatate. Con lui i due figli, un maschio e una femmina, forse gemelli, altrettanto grassi quanto il padre, seduti allo stesso modo e con la medesima espressione impegnata e sognante.
Il cellulare dell’uomo squillò nella sala piena di gente. Per un poco cercò di ignorarlo, ma avendo riconosciuto la…

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Yuk

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clownQuando Al’vian arrivò sul piazzale del supermercato frenò delicatamente. A quell’ora, l’ampio parcheggio era pressoché vuoto. Aveva viaggiato tutta la notte per poter raggiungere il gruppo ma non era riuscito a recuperare il tempo perduto per far curare Yuk dal veterinario; era arrivato però il momento di mettere qualcosa nello stomaco. Scese dalla cabina e aprì gli sportelli del furgone.
«È vero che te ne rimarrai buono buono qui mentre io vado a prendere qualcosa da mangiare anche per te?» Yuk lo squadrò incuriosito e, per tutta risposta, gli si avvicinò strofinandogli il muso sul petto e sotto l’ascella, come faceva sempre quando voleva qualcosa. «No, non ti posso portare con me, non sono ammessi gli animali nei supermercati. Dovresti saperlo.» Yuk fece gli occhi grandi e acquosi, abbassando le orecchie. «Sei proprio un furfante» gli disse Al’vian facendolo scendere. ‘Ma sì’, pensò, ‘dopo tutto cosa sarà mai’.
Appena le…

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Un volo d’angelo

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albero sul lagoIl medico entrò nella stanza come se avesse voluto attraversarla di corsa. Ma appena gli occhi si posarono sul paziente, immobile nel letto, si bloccò come se non se lo aspettasse e l’espressione si fece perplessa.
«Quando uscirà dal coma, dottore?» gli chiese una donna, seduta compita, in un angolo della camera, le mani giunte sul grembo quasi stesse spiegando qualcosa al malato.
«Lei non sa quanto vorrei poter rispondere a questa domanda» fece il dottore senza guardarla. Poi si avvicinò alla sacca delle urine che penzolava floscia da un lato delle lenzuola e la soppesò. «È stato un bruttissimo incidente» disse confessandolo a se stesso, «gli altri sono tutti deceduti sul colpo e lui l’abbiamo ripreso per i capelli dopo cinque ore di sala operatoria.»
La donna si ravvivò nervosa il taglio di capelli d’altri tempi: la sedia sul cui bordo sedeva scricchiolò appena e fu quello l’ultimo rumore…

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Trapezi di luce

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Umbrellas«Oggi mi sembra di non arrivare mai.»
La macchina bucava la notte come fosse un tutt’uno con il tempo e la pioggia. Il tergicristallo strisciava sul parabrezza con un rumore goffo di gomma risucchiando l’acqua che precipitava scura dal cielo.
«Forse è perché piove» fece la moglie guardando l’uomo accanto a lei a tratti illuminato da trapezi di luce gettatigli addosso dall’altra corsia.
«Sarà,» fece dopo un po’ il marito… «ma è più buio del solito e non riconosco neppure il paesaggio attorno. È strano, visto che sono quindici anni che tutti i fine settimana facciamo questa strada.» La moglie si guardò attorno vincendo quel sonno che sempre la stordiva non appena iniziava a viaggiare.
«No, ecco, dietro a questa curva, sulla destra, c’è la chiesa di Alvona…» disse lei sollevata.
«Ma cosa dici? La chiesetta di Alvona l’abbiamo superata dieci minuti fa e poi… sarebbe stata sulla sinistra, semmai…»…

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Il racconto creepypasta: Una musica divina

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pianoPioveva forte. In alcuni momenti scrosciava così rapidamente che, pur all’interno della mia macchina, avevo la precisa sensazione di affogare. Il tergicristallo mi gridava di non poterne più, ma i miei pensieri erano altrove.
Appena dopo il confine, una frana si era portata via mezza collina. Un uomo con una mantella gialla che gli copriva tutto il corpo lasciando scoperto solo l’ovale di un viso fradicio, era sbucato dal muro d’acqua come un sopravvissuto.

Leggi tutto il racconto –> Una musica divina

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L’ombra

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ombraLa prima volta che gli successe era appena arrivato a casa con la macchina. Il cancello, al suo arrivo, si era spalancato e il SUV era scivolato sul ghiaino del garage emettendo un suono scoppiettante e sottomesso. Era stato un attimo ma gli abbaglianti, nel girare nella piazzola di casa, avevano abbracciato il fondo del giardino là ove il glicine si nascondeva nell’angolo del muro, illuminando qualcosa. Sì, c’era qualcuno nel buio: pareva cercare riparo nell’oscurità, come un pensiero disperato e inconfessabile. Nell’abbandonare la macchina accelerò il passo, inquieto, per barricarsi in casa. Era proprio vero, considerò standosene con la schiena attaccata la porta. Da quando la sua compagna non c’era più era divenuto ostaggio di sogni orribili, gli erano venute paranoie di ogni tipo e un disagio strisciante aveva preso possesso della sua esistenza. E ora c’era pure qualcuno che si aggirava nel suo giardino.
L’indomani avvisò i Carabinieri. Fecero un sopralluogo. C’era…

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Due scarpe piene di pioggia

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Guardava il semaforo aspettando che la luce diventasse verde. Considerava quanto fosse anonima quella parte della città e quanto poco rassomigliasse ai caldi quartieri del centro. Poteva essere un posto qualunque quello: lo stradone grigio e sproporzionato, i casermoni tristi, indistinguibili nella loro banale uniformità. Poi la fila di macchine si arrestò ordinata alla sua sinistra, con quel fare un po’ impaziente dei tergicristalli in funzione, come tante code di strani animali dalle zampe di gomma. Il verde che scattò fece contatto con il cielo antracite; subito scaricò a terra furioso una pioggia violenta che rimbalzava fino a metà coscia. Il ragazzo aveva fatto appena il primo passo che una ragazza gli prese il braccio stringendosi a lui per restare sotto l’ombrello.
«Mi hai salvato la vita» disse lei sorridente con i capelli bagnati appiccicati al volto «mi sono appena comprata le scarpe e ho portato quelle vecchie a risuolare»…

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Il Mago girovago

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Sembrava volersi nascondere: il libro, un paperback vissuto dall’aria trasandata, era rimasto sotto una pila di libri d’arte più voluminosi. Quando Gualtiero lo intravide ne apprezzò subito la particolarità: era un lavoro di un certo Thomas Swann, un autore gallese che non conosceva; tuttavia il titolo, d’istinto, lo intrigava lo stesso, così come la copertina misteriosa. “Maria e il Mago” si intitolava, e prometteva bene. Pagò in fretta l’omino seminascosto dalla enorme bancarella che lo sovrastava pregustando il momento in cui l’avrebbe letto.
Scoprì che narrava di un commerciante inglese che, per le vacanze estive, si era recato con la sua famiglia in un villaggio turistico del Sud Italia dove, in una calda serata di agosto, si era presentato, apparentemente non invitato, un Mago girovago che nel corso della sua non breve esibizione, aveva eseguito numeri stravaganti che avevano destato interesse tra il pubblico ma anche reazioni piuttosto…

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Una brillante strategia di marketing

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La biondina tutta boccoli lo guardò quasi fosse una radiografia; allungò la mano per afferrare svogliatamente il libro che il ragazzo aveva scelto dallo scaffale per il prestito.
«La tessera?» chiese lei in modo amorfo.
Il ragazzo, ubbidiente, la estrasse dal portafoglio e gliela consegnò. Le formalità si esaurirono in pochi altri secondi e il ragazzo già stava scendendo le scale quando, sfogliando il libro appena ritirato, lo vide aprirsi verso le ultime pagine, proprio là ove si trovava, piegato in due, un biglietto da cinquanta euro. Sgranò gli occhi. Si bloccò. Si voltò indietro casomai qualcuno lo avesse visto. Era solo.
Di lì a qualche giorno, forse perché messa in giro da quello stesso ragazzo per giustificare il ritrovamento, si diffuse la voce che la storica libreria comunale in centro avesse adottato la brillante strategia di marketing di inserire a caso, nei libri dati a prestito, alcune banconote di…

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Un ragazzo perbene, dopotutto

Briciolanellatte Weblog

«Ho visto chi è stato: ha appena svoltato l’angolo, lo inseguo. Aspetti qui.»
Ho guardato il ragazzo allontanarsi senza comprendere bene cosa avesse voluto dire. Mi sono allora seduto sulla panchina: mi aveva detto di aspettarlo lì e non avevo alcun motivo per andarmene via, almeno in quel momento: anzi, magari, chissà, aveva qualcosa di importante da riferirmi. Mi sono messo a guardare in giro per ingannare il tempo, in quella giornata scintillante di luce; mi sono accorto che ero stranamente attratto dai particolari: la sbeccatura della targa di una vettura poco distante, un merlo sul ramo di un tamerice con alcune pagliuzze nel becco per costruire il nido, un raggio di sole che faceva una curva bizzarra nel riflesso di una vetrina.
«Mi è scappato…» impreca il ragazzo tornando indietro con il fiato grosso. «Però gli ho fatto una foto con il cell, da dietro; può servire per l’identificazione…

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Il Mio Nutrimento, di Roberto Baldini

Il Mio Nutrimento, di Roberto Baldini

52+-+Il+Mio+Nutrimento

 

Il Mio Nutrimento

È una pagina bianca

Con parole messe in fila

Da un cuore che batte

Il mio nutrimento

È un prato bagnato

È un pallone di cuoio che si sta scucendo

Per i troppi calci

E le troppe risa

Il mio nutrimento

È il sole che lascia il posto alla luna

Sono le stelle che illuminano il mio cammino

E un’onda che mi avvolge e mi protegge Continua a leggere “Il Mio Nutrimento, di Roberto Baldini”

UPO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AIUTA I MEDICI NELLA DIAGNOSI DI SCOMPENSO CARDIACO CON FUNZIONE SISTOLICA CONSERVATA

UPO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AIUTA I MEDICI NELLA DIAGNOSI DI SCOMPENSO CARDIACO CON FUNZIONE SISTOLICA CONSERVATA
L’Università del Piemonte Orientale è capofila di un progetto che utilizza il machine learning e che ha portato alla pubblicazione dei risultati sulla prestigiosa rivista internazionale. Circulation Cardiovascular Imaging.

marino

L’intelligenza artificiale trova applicazione da decenni in molteplici ambiti che coinvolgono la vita di ognuno di noi. Anche la ricerca scientifica in ambito medico-sanitario ne sta intensificando l’utilizzo per migliorare la nostra capacità di diagnosi e cura di patologie assai diffuse che consentono la raccolta di grandi quantità di dati da analizzare e interpretare grazie all’ausilio del cosiddetto machine learning.
Uno dei primi esempi di utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito cardiologico vede in prima linea l’Università del Piemonte Orientale – il professor Paolo Marino e la dott.ssa Anna Degiovanni, entrambi afferenti al Dipartimento di Medicina traslazionale – tra gli atenei coinvolti nello studio multicentrico Machine Learning Analysis of Left Ventricular Function to Characterize Heart Failure With Preserved Ejection Fraction, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica della American Heart Association Circulation Cardiovascular Imaging. Continua a leggere “UPO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE AIUTA I MEDICI NELLA DIAGNOSI DI SCOMPENSO CARDIACO CON FUNZIONE SISTOLICA CONSERVATA”

IL NONNO

Onda Lucana

hand-588982_960_720.jpg Immagine tratta da repertorio Web

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

IL NONNO

Lento cammina il nonno
mentre da scuola
col bimbo fa ritorno.

Sorridente e fiero
per mano conduce il suo nipotino,
che animoso
gli parla del suo compitino.

Calmo, paziente, egli l’ascolta
mentre radioso si fa in volto!

Poi, a sua volta, lieto racconta.

Lunga, tumultuosa e dura
fu la sua vita in gioventù.

Aspra e rude la sua tempra
per far fronte al rigor del “suo” tempo!

Gli anni
anche per lui son passati!

Quasi tutto l’han cambiato.

Il suo corpo, snello e forte,
in grasso e debole s’è tramutato!

Quell’aspetto sempre austero,
buono, gioviale e tenero
ora è diventato!

La folta chioma nera
rada e bianca s’è fatta nella sera (*).

Sì che sembianza gli danno
di persona saggia e veneranda!

Funo di Argelato, genn. 89)

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

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A MARIA

Onda Lucana

woman-2579513_960_720.jpg Immagine tratta da repertorio Web

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

A MARIA

Maria,
un bel giorno ti vidi
camminar per la via.

Qual bianca cometa,
nel ciel turchino
a me, celestiale, apparivi”…!

Subito attratto io fui
nella tua scia!

D’allora,
come bianca colomba,
il pensiero
spesso a te vola!

Oh! Maria,
fanciulla qual ancor
tu sia,
tenero il viso tuo grazioso
m’ispira un amore!

Un amore
che più forte
ogn’or palpitar mi fa il cuore…!

Banzi, aprile, ’68

Tratto da:Onda Lucana® by Gerardo Renna

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FRITTURA DI PESCE

Onda Lucana

Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana by Nicola Gallo 2018.jpg Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana by Nicola Gallo 2018

FRITTURA DI PESCE

Tratto da:Onda Lucana®byNicola Gallo

Un secondo gradevole, per una serata semplice con gli amici.

Ingredienti per 2 persone:

  • 6 calamari;
  • 6 gamberi;

  • 200 g di maizena;

  • 200 g di farina di riso;

  • 150 g di farina;

  • 1 limone;

  • sale q. b.;

  • olio di semi di arachide per friggere.

Procedimento

Pulite i gamberi e tagliateli a rondelle. Eliminate il guscio centrale lasciando intatte la testa e la coda.

Scaldate in una padella a bordi alti l’olio a circa 170° C e immergetevi gamberi e calamari passati prima in una mistura delle tre farine.

Scolateli con una schiumarola e adagiateli su un foglio di carta assorbente. Salate a piacere e servite ben caldi con spicchi di limone.

Buon Appetito!

Tratto da:Onda Lucana®byNicola Gallo

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Le belle immagini della Lucania

Onda Lucana

Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana by Rocco Sabia 2018.jpg Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana by Rocco Sabia 2018

Tratto da:Onda Lucana®byAntonio Morena

Il Torrente Camastra costituisce uno tra gli scenari naturali che coinvolgono la regione Lucana in un contesto naturale senza uguali. Regione, la quale presenta un habitat tra i più selvaggi ed ampi della nazione italiana.

Il Torrente rientra come principale affluente del fiume Basento e asta fluviale di carico per l’invaso della diga omonima, costruita negli anni  sessanta, le cui acque vengono utilizzate a scopo civile per la città di Potenza e il suo territorio comunale.

Si ringrazia per la cortese collaborazione Rocco Sabia

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Killer freddi

Francesco Luca Santo

Esecutori
predatori
mani bramose
sguardi infuocati
tutto il mondo in un ritratto
Le lance
i roghi
le falci aguzzate
Abbiamo fame
e di noi vi sfamate
Abbiamo sete
ed il nostro sangue bevete
Più in là tra gli orti
dove il sole si spegne
ci sono le lacrime dell’ultimo bimbo
abusato
torturato
ucciso
ci sono gli odori profanati
di una piccola creatura
i suoi sorrisi delicati
Ci sono mille desideri assassinati
prima di scomparire
nella calma fredda
della polvere sconsacrata

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STORIELLE

Pensieri sparsi

Camminavo con mio padre quando egli si fermò in una curva e dopo un breve silenzio mi domandò: -Oltre al cantare degli uccelli, senti qualcos’altro?

Tesi l’orecchio ed alcuni secondi dopo gli risposi: -Sento il rumore di un carretto.

-È proprio questo -disse mio padre- è un carretto vuoto.

Domandai a mio padre: -Come sai che è un carretto vuoto anche se non lo vediamo?

Allora mio padre rispose: – È molto facile sapere quando un carretto è vuoto, a causa del rumore.

Più è vuoto, più fa rumore.420119_504305316252374_1832812797_n

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