Il Calamaio Elettrico

I mitici anni Settanta, quelli dei dischi venduti a palate e delle grandi svolte musicali, nel loro melting-pot sonoro (si pensi alle mescolanze tra generi presenti nel rock progressivo) ispirarono a battere più sentieri. In realtà c’era già stato un illustre precedente, quello di Leonard Cohen, che nacque prima come poeta e solo dopo divenne acclamato (ed influente) cantautore. Siamo abituati ad associare la poesia alla parola scritta: eppure una poesia può acquisire matericità nella sua recitazione, a seconda della voce e anche del supporto musicale ad essa sovrapposto.

Quale fu quindi, negli anni ’70, la “via italiana” per questa curiosa mescolanza che portò la poesia negli studi di registrazione, non semplicemente per “fermare” la voce dei poeti ma accompagnandola alla musica? E come si concretizzò?

Iniziamo con il poeta Guido Ballo (https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Ballo): nel 1972 pubblicò un disco intitolato Metràpolis, in cui recita alcune sue poesie con un sottofondo musicale suonato…

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