F-35. I dubbi crescono ma si va avanti lo stesso… di Pier Luigi Cavalchini

F-35. I dubbi crescono ma si va avanti lo stesso… di 

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Quelli che si dilettano di politica, sia nazionale che internazionale, hanno ben presente gli “F35”, “aerei di nuovissima concezione” (1) che, dopo una fase di ricerca ed un avvio di produzione più che promettenti…. si sono persi nei meandri polverosi di Ministeri e Stati Maggiori.

Un nuovo segnale negativo ci viene dalla agenzia indipendente turca “Ufkumuz” che, con uno stringato comunicato, ci ricorda che “L’Ufficio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato che la consegna dei velivoli F-35 di nuova generazione è stata congelata a causa di un difetto di fabbricazione” (02). Il problema parrebbe legato a parti soggette a ruggine e all’eterna zavorra degli F35… i costi proibitivi. Una grana doppia per la Turchia (L’Italia è in condizioni analoghe) che è fra i nove produttori delle componenti del velivolo e, soprattutto, ne ha già acquistati due, per utilizzo immediato.

Andiamo per ordine

E’ notizia di dominio pubblico che il Pentagono decise di chiedere al “Congresso” USA – a inizio febbraio 2018 – l’approvazione di uno stanziamento di quasi undici miliardi di dollari per l’acquisto di 77 jets Lockheed Martin Corp. F-35, con operatività effettiva dal 1° ottobre 2018. Il tutto al termine di una estenuante sequela di proposte, progetti, concertazioni, incontri e realizzazioni , che datano al 2008.

La richiesta di febbraio fa riferimento ad un piano di spesa consistente, ammontante (per i soli  capitoli di competenza della Difesa) a circa 600 miliardi di dollari. Il tutto per il solo 2019, con un aggiunta di circa 120 miliardi per l’ammodernamento dell’arsenale nucleare e per il funzionamento di svariate Agenzie di supporto. Come è noto, nonostante tutto, il “budget “ per la Difesa degli USA è anche nel Terzo millennio al top delle classifiche internazionali.  Tornando a febbraio, comunque, si trattava di un successo indiscusso per la Lockheed che andava, così, a raggiungere praticamente il numero di 80 aerei già preventivati per il 2019 nel “secondo mandato” Obama, con la speranza di qualche “aiutino” ulteriore da parte della nuova Presidenza Trump.  Un numero che, anche secondo i nuovi profili politici,  costituiva un compromesso accettabile per il Pentagono, che andava parzialmente ad integrare la richiesta originale, ormai del 2010 era di ben 102 velivoli. Tutto ok…quindi? Nemmeno per sogno. I problemi c’erano prima e non sarà una dichiarazione benevola di intenti a cambiare le cose…

Un percorso ad ostacoli ben documentato, che ha visto prima di tutto l’affiorare di problemi di ordine tecnico, dalle turbine, all’elettronica, alla maneggevolezza dell’aeromobile, che ne hanno nel tempo motivato centinaia di interventi e varianti. Situazione “difficile” che ha trovato  il suo massimo in negativo nel deprezzamento delle azioni Lockheed, ribassate di quasi il 9 per cento nell’arco dei tre ultimi anni.

Sempre sulla colonna degli imprevisti è da ascrivere poi il forte ritardo nella “prova in volo reale” e, soprattutto, quella nei “test di combattimento”. Entrambi con forti dilazioni rispetto al tabellino di marcia originario.

Non è nuovo questo balletto fra Ministeri federali americani, specie quando ci si trova di fronte ad esborsi notevoli. Il “Congresso” ha, infatti, al suo interno richieste di ulteriori finanziamenti per la “Sicurezza” per un ammontare complessivo di 70 miliardi (di dollari) aggiuntivi per  il 2019. Mentre  gli Uffici che contano nel Ministero del Tesoro invitano a contenere i costi a carico dell’erario federale, richiedendo una riduzione del 15 per cento dei 400 miliardi di dollari messi a disposizione per gli F-35 proprio per l’anno in corso. Ricordiamoci, infine, che la previsione di impiego dei nuovi “fighters” è solo del 50% rispetto a quanto preventivato nel 2014, dato  che i generali dell’aereonautica americana preferiscono restare ancorati ai più affidabili caccia ora in dotazione (specie gli F-22) considerati più affidabili in combattimento e meno soggetti a problemi elettronici.

Nonostante questa congiuntura ci sono però voci dissonanti che, per il momento, difendono ancora la bontà degli investimenti in oggetto. Dice infatti il portavoce del Pentagono F-35, Joe DellaVedova, che “l’ufficio test non ha tenuto pienamente conto dei recenti progressi del programma”. In particolare segnala che “il design di base dell’F-35 è solido e i risultati dei test rafforzano la nostra fiducia nelle prestazioni finali che gli Stati Uniti e i suoi partner e alleati apprezzano molto“. Non solo, sempre secondo questa fonte (03) I jet che sono stati dispiegati hanno dimostrato “un’efficace capacità di combattere secondo le attuali necessità e che vi è uno sviluppo continuo di capacità per stare al passo con le minacce emergenti“. Inoltre aggiunge, fiducioso, che i costi del “lotto 11” saranno inferiori del 15 per cento rispetto a quelli del “lotto 10”, proprio per venire incontro alle richieste di contenimento di spesa. Mah…

Ancora problemi

La situazione descritta in precedenza risaliva a soli due mesi fa  (febbraio 2018) ma…è già superata dai fatti. I “conti” evidentemente non tornano e la spinta ai tagli è più forte del previsto.  (04)

Infatti la “Lockheed Martin Corp.” , secondo un recente documento di aprile, si impegna – essa stessa – a trovare il modo di ridurre l’attuale stima di spesa di 1,1 trilioni di dollari del Pentagono per poter piazzare il jet F-35, definito “il più rilevante investimento nei programmi recenti di armamento USA” .

Secondo il documento citato, Lockheed si impegna “ad intraprendere iniziative di riduzione dei costi sul modello della supply chain” . (05)

La stima di $ 1,1 trilioni per sostenere la flotta statunitense degli F-35 fino al 2077 è stata compilata nel 2015 dall’ “Ufficio Indipendente di Valutazione dei Costi” del Pentagono, ma non è stata aggiornata, secondo il “Rapporto di Acquisizione Selezionato”, o S.A.R e, pertanto, andrebbe rivista. Un autorevole portavoce del Pentagono ha però assicurato che questa settimana (20-27 aprile 2018) la stima verrà aggiornata l’anno prossimo (2019) prima che i funzionari di acquisizione si incontrino. E la loro decisione sarà importantissima… Si tratterà di decidere se il programma nella “fase tre”, quella della piena produzione. Pare siano uscite fuori “stime” non certificate dal “valutatore indipendente”, cioè da un “terzo” in nessun modo coinvolto, nemmeno indirettamente dalle transazioni in oggetto. Uno dei pilastri della legislazione statunitense, come è noto.  Quello che nella recente Legge su Appalti italiana (06)  è stato raccomandato in più comma del dispositivo di legge. Da notare che ciò che per gli Stati Uniti è legge dal 1939, per noi lo è – più o meno – solo dall’anno scorso. Ma torniamo ai nostri “gioiellini”.

Il rapporto S.A.R. riconosce che, secondo le attuali previsioni, “gli esborsi previsti per il mantenimento degli F-35 sono troppo costosi” e “data la prevista crescita della flotta, le future operazioni di servizio degli Stati Uniti e i budget di supporto, si dovranno operare scelte importanti.” Una bella “mazzata”…a cui risponde però l’azienda.

Infatti, la portavoce di Lockheed Carolyn Nelson ha scritto (e pubblicato con una certaenfasi) che la società con sede a Bethesda, nel Maryland, “sta investendo in diverse iniziative per ridurre la componente costi” e “continua a collaborare con il Joint Program Office per ridurre le operazioni complessive” e sostenere i costi .

Il problema dei costi

Prevediamo di vedere un simile trend di riduzione dei costi, come abbiamo visto con la produzione man mano che il programma di sostenibilità maturerà e la flotta operativa crescerà“, ha scritto Nelson, ma – per il momento – l’Ufficio Federale del Tesoro responsabile del Programma F-35 ha lamentato che la stima del costo di $ 1,1 miliardi, appena inferiore di un misero 0,8 per cento rispetto alle previsioni iniziali. E questo a fronte di una promessa di tagli ben più consistenti (15%).

A partire da gennaio 2018, ben 268 F-35 sono stati “messi in campo” e altri 670 velivoli dovrebbero essere consegnati e resi pienamente operativi entro il 2023.

La relazione annuale del Pentagono al “Congresso” USA sui principali sistemi d’arma a gennaio ha dichiarato che la disponibilità dell’F-35 per le missioni, quando necessario, rimane “intorno al 50%, rimanendo praticamente uguale (in termini di impiego diretto) a quanto succedeva nel 2014. E questo perché “non ritenuto sempre la soluzione migliore” date le condizioni di impiego reale.

Comunque il Ministero della Difesa e tutti i vertici che contano al Pentagono ribadiscono che, tra gli obiettivi principali del corrente 2018, ci sono “il miglioramento della qualità dei velivoli e il contenimento dei costi dalla linea di produzione e dalla catena di approvvigionamento” , nonché (guarda caso…) “la responsabilità dei partner industriali produttori dell’F-35 secondo le prestazioni e i risultati di qualità che richiediamo“.

L’ “Ufficio Federale” del programma F-35 ha anche criticato Lockheed per i suoi “comportamenti di negoziazione lenti” che “allungano inutilmente il tempo per l’aggiudicazione“.

Ma di cosa stiamo parlando?

Andando a conoscere un po’ meglio questo “caccia versalitile” scopriamo che si tratta di un velivolo con, sulla carta, grandi potenzialità. Consultando il materiale promozionale proveniente da “Casa Lockheed” si vedrà che si tratta più di un progetto in fase di evoluzione che di un prodotto “fatto e finito”. Si scrive, infatti, di una sua completa “technical efficiency” solo nel 2040. Oltretutto non si tratta di una “singola piattaforma” ma di un modello base con molte varianti. Siamo di fronte al completamento di una “evoluzione continua” (sic) che parte con il “Raptor”, con gli F-22 e i B-2  (e bombardieri collegati). Come anche dal le aeromobili della classe “Zumwalt” e da numerose altre “fighting platforms”. Una eccellenza tecnologica che abbisognerebbe di condizioni particolari, sia in termini di competitor, sia dal punto di vista logistico che del dispiego vero e proprio. Un po’ – forzando un tantino – come avere un cannone per eliminare un formicaio. Di questo se ne sono accorti (tardi) al “Pentagono”, non comprendendo le tendenze delle “nuove modalità di conflitto” in corso e pensando, sostanzialmente, a confronti avveniristici, più da computer-game che reali. Da aggiungere inoltre che, a giudicare dai primi test, la competizione vera – per esempio con un Su-30 russo – vedrebbe vincente quest’ultimo in nove casi su dieci.

Queste defaillances sono da attribuirsi (nella versione “B”, a mo’ di esemplificazione) nella difficile gestione dei dati computerizzati , specie se come risultato di analisi di più aeromobili in parallelo. E la “black list” è solo all’inizio. Permangono  problemi con i sistemi di lancio di emergenza dei seggiolini, con colpi di frusta ritenuti “al limite della sopportazione”, serie limitazioni nell’impiego di un casco ipertecnologico ma pesante e poco maneggevole. Difficoltà nei sistemi di puntamento sofisticati al punto di colpire un proprio missile in movimento. Vi sono punti di rischio identificati anche nella fusoliera in corrispondenza del vano pilota e nell’asse di coda. Anche per il sistema di propulsione si sono moltiplicati gli inconvenienti: surriscaldamento, poca tolleranza ai cambi di temperatura repentini, difficoltà di gestione nelle accelerazioni improvvise e, soprattutto, la tendenza della casa madre (in collaborazione con la GE per lo specifico) a tenere alcune parti del motore “top secret” con la conseguenza di far innervosire gli addetti ai servizi di manutenzione e, soprattutto, i partner stranieri.

Di fatto i 55 anni di vita stimati (in media) del caccia F-35 costeranno agli Stati Uniti 1500 miliardi di dollari. Oltre agli Stati Uniti, il “caccia” è stato ordinato da Gran Bretagna, Australia, Italia, Turchia, Norvegia, Paesi Bassi, Giappone, Corea del Sud e Israele.

E ricordiamoci che il  più grande problema dell’F-35 è concettuale: l’aver pensato di realizzare un solo velivolo per molti usi  (come da “flyier” Lockheed)….:  “un caccia, un bombardiere, un velivolo per il Close Air Support; un prodotto che può atterrare su una portaerei e può, all’occorrenza, decollare verticalmente”. Un mix che ha comportato una serie di compromessi di progettazione che non l’hanno reso  eccelso in alcun ruolo.

Teatrino della politica

Per ultimo, concedetemi un ritorno al passato altamente istruttivo…specie in periodi di “rinfacci” come quello attuale. “Tu l’avevi detto”…”No…ti sbagli…l’avevi detto tu” e via dicendo. Riguarda il periodo che va dal 2012 al 2014, quello più importante riguardo al coinvolgimento dello Stato Italiano sia come fruitore, sia, per alcune componenti, come partner di progetto.

Comincia l’allora Ministro della Difesa Mario Mauro.

«Per amare la pace, armare la pace», dice il ministro della Difesa, difendendo il programma di acquisto dei caccia F35 confermato – anche se «ulteriori» acquisizioni non saranno possibili senza il via libera del Parlamento – dall’approvazione della mozione di maggioranza del 26 giugno 2012.

Silvio Berlusconi che si dice «contrario da sempre» dopo aver più volte confermato la partecipazione dell’Italia al progetto da presidente del Consiglio (fino al 2011)… potenza della “sindrome da opposizione”. L’on. Cicchitto gli fa eco, chiedendo di ridurre la spesa, mentre il Pdl con Brunetta ribadisce che gli F35 non si toccano.  Ma anche i “democratici”, che in campagna elettorale con Pier Luigi Bersani parlavano di «rivedere e limitare le spese degli F35», perché «la nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro» e oggi vede Roberto Speranza esultare perché «tutti i gruppi della maggioranza» si sarebbero ritrovati sulla «posizione» del Pd. E siamo, tenete conto al 2012/2013.  Si aggiungano scontri istituzionali (come quello tra i ministri dello stesso governo, Delrio e Mauro), diatribe storiche (Monti che scarica la responsabilità sui governi precedenti, D’Alema che lo smentisce) e accuse reciproche di “populismo” (su che fare coi miliardi risparmiati), e il piatto dell’ennesima sceneggiata all’italiana, dove tutti parlano ma nessuno decide, è servita.  E a sei anni di distanza, con le pastoie in cui ci troviamo oggi, abbiamo un ulteriore conferma di come e quando sia partita la “cellula impazzita” dell’autodistruzione italica.
Ma il piatto non è completo se non andiamo a “riassaggiare” alcune prelibatezze di quel periodo (08)

«Ritengo che quaranta F35 in meno, come annunciato dal ministro Di Paola, siano un passo insufficiente» (Enrico Gasbarra, Pd, 15 febbraio 2012).
«Sia la consapevolezza di dover ridurre le spese per il personale, a partire da quelle dedicate ai gradi più alti, sia la consistente riduzione del numero di F35 da ordinare, vanno nella giusta direzione» (Federica Mogherini, Pd, 15 febbraio 2012).
«Torno a ribadire che il programma della Difesa che prevede l’acquisto dei caccia F35 debba e possa essere rivisto e fermato» (Enrico Gasbarra, Pd, 25 febbraio 2012).
«È una scelta non condivisibile» (Nicola Zingaretti, Pd, 9 giugno 2012, sulla spesa di 15 miliardi per gli F35).
«Non capisco perché buttare via così una dozzina di miliardi per gli F35» (Matteo Renzi, Pd, 6 luglio 2012).
«Si intervenga nel settore Difesa cancellando alcuni acquisti: con un F35 in meno teniamo aperto un centinaio di asili nido» (Stefano Fassina, Pd, 8 luglio 2012).
«Quello che non capiamo è perché sotto la scure non siano caduti anche i miliardi da spendere per gli aerei F35» (Fabrizio Cicchitto, Pdl, 9 luglio 2012).
«Annunciamo la presentazione di emendamenti alla spending review in discussione al Senato, finalizzati a spostare gli investimenti dagli F35 ad iniziative di carattere sociale» (da una nota dei senatori Pd Francesco Ferrante, Roberto Della Seta, Roberto Di Giovan Paolo, Manuela Granaiola e Silvana Amati e Vincenzo Vita, 12 luglio 2012)
«Gli F35 sono inutili o quasi» (Enrico Rossi, Pd, 21 novembre 2012).
«Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. La nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro» (Pier Luigi Bersani, Pd, 22 gennaio 2013)
«In merito alla vicenda degli F-35,si ricorda che non è stato firmato nessun contratto di acquisto, dunque non c’è nulla da interrompere» (nota del Pd, 22 gennaio 2013)

«Non capisco perché si sono scandalizzati (per la proposta di tagliare le spese per gli F35, ndr): anche il Canada lo ha fatto. La situazione è questa: abbiamo gli esodati, gli uffici sociali dei comuni con la fila davanti, e si tagliano i soldi ai disabili» (Pierluigi Bersani, 24 gennaio 2013).
«È utile qui ricordare che l’Italia ha aderito al programma F35 nel 1999 con il governo D’Alema, ha confermato la partecipazione con il secondo governo Berlusconi nel 2002 e poi ci sono stati ulteriori passi fatti dal governo Prodi e nel febbraio nel 2009 dal governo Berlusconi. Il nostro governo è stato l’unico a ridurre il numero degli F35 da 131 a 90» (Mario Monti, Scelta Civica, 2 febbraio 2013; «Quello che Monti dice non risponde a verità», la replica di Massimo D’Alema).

«Io ho chiesto una relazione sullo stato di avanzamento del contratto dell’Italia per gli F-35. I patti sono da mantenersi, ma oggi non mi sognerei mai di fare una spesa del genere (…). Io sono sempre stato contrario agli F35» (Silvio Berlusconi, 2 febbraio 2013, ipotizzando a ‘Presadiretta’ con una battuta anche un eventuale uso alternativo dei caccia: «Ci faremo del turismo aereo»).
«Servono meno F35? Sospendiamoli, e utilizziamo quelle risorse» (Giuseppe Fioroni, Pd, 27 maggio 2013).
«Sono pronto a dibattere con il Parlamento su tutto, ma se l’approccio è un F35 in meno per avere 30 asili in più è un approccio sbagliato, fuorviante e demagogico» (Mario Mauro, 7 giugno 2013).
«Non è certo un argomento di cui abbiamo parlato in questi giorni» (Enrico Letta, presidente del Consiglio, 18 giugno 2013 durante il G8 in Irlanda del Nord).
«Sarebbe contraddittorio ridurre ulteriormente il numero di caccia F35 da acquistare. Se scendiamo sotto i 90 dovremmo chiederci se abbiamo ancora un’aviazione» (Mario Mauro, 18 giugno 2013).
«C’è una esigenza, essenziale, perché senza di quelli non funziona la portaerei, ed è di 15. Perché sono 15 quelli che servono se vuoi far funzionare una portaerei, ne abbiamo una ora» (Roberta Pinotti, Pd, 13 giugno 2013).
«C’è una previsione di riduzione delle spese militari, che sicuramente sarà affrontata e si realizzerà nelle prossime decisioni» (Nicola Latorre, Pd, 22 giugno 2013).
E, come si vede, Roberta Pinotti comincia a farsi notare e il buon Presidente Letta, nonostante la timida presa di distanza non si salverà dalle ire “renziame”. Manon basta. C’è ancora altro, segno di “vitalità” ma anche di “navigazione a vista” che non è mai salutare…
«I mal di pancia interni al Pd non mancano» (Giorgio Zanin, Pd, 23 giugno 2013).
«Al momento non esiste alcuna spaccatura dentro il Pd sugli F35» (Giampiero Scanu, Pd, 24 giugno 2013). Ma no…non ce ne eravamo accorti….
«Sento il dovere morale, prima che politico, di dire no agli F35 e alle spese militari» (Gero Grassi, Pd, 24 giugno 2013).
«Non si può dire che sia semplicissimo ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della Difesa ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare» (Graziano Delrio, ministro per gli affari Regionali, 25 giugno 2013; replica del ministro Mauro: «Evidentemente c’è stata una crisi di governo e io non me ne sono accorto. Perché sia chiaro: io non ho partecipato a nessun consiglio dei ministri in cui il governo abbia cambiato opinione su questo»).   Uh, uh… parole grosse… sottovalutate allora ma che invece sarebbero dovute servire come “campanello d’allarme”. Lo “sfaldamento” del “centrosinistra “ e del PD in particolare, parte proprio da queste “battute” fuori luogo, specie in ambito istituzionale. E a invitare ad una sintesi è proprio il già Segretario CGIL Epifani… che evidentemente presentiva “odore di bruciato”.
«Bisogna trovare una sintesi tra gli impegni internazionali presi da tempo e il bisogno di ammodernare il nostro sistema di aerei con il fatto che siamo in una fase di grande difficoltà finanziaria» (Guglielmo Epifani, segretario Pd, 25 giugno 2013).  Ma si continua nella “querelle”… poco “de Brest” e molto “all’italiana”.
«Il Ministro della Difesa dichiara sugli F35 che non si torna indietro e che si acquistano. A noi sembra posizione irresponsabile e delegittimante verso il Parlamento che sta tentando, attraverso una discussione aperta, di realizzare opportunamente il bene dell’Italia che per noi non prevede l’acquisto» (Gero Grassi, Pd, 25 giugno 2013).
«Chi dice che togliendo gli F35 si recuperano risorse per abbattere il cuneo fiscale, dimostra di non sapere come funziona il bilancio dello Stato (…). Degli F35 ormai s’è fatto un simbolo. Ma pochi sanno che Berkeley, l’università più pacifista al mondo, ottiene fondi per l’80 per cento dall’industria militare. E poi, potrà non piacere, ma gli investimenti militari danno ritorni economici, in termini di occupazione, e di tecnologie che poi finiranno nel settore civile. È l’Abc» (Francesco Boccia, Pd, 26 giugno 2013).

Ma per fortuna c’è l’immarcescibile Brunetta a mettere le cose a posto…
«La mozione non prevede nessuna sospensione, quello che si deve verificare è un ulteriore impegno che deve passare per il Parlamento, sulla base della normativa esistente. Il programma F35 è confermato, ma per tutte le ulteriori fasi serve una verifica parlamentare. Le ulteriori fasi sono quelle che non sono state ancora decise». (Renato Brunetta, 26 giugno 2013)
«Sono contento che tutti i gruppi della maggioranza si ritrovino su questa posizione che è quella che il Pd ha costruito dopo una lunghissima discussione» (Roberto Speranza, Pd, 26 giugno 2013).  Si noti…”contento per il rinvio”, con… indovinate un po’,… successiva approvazione in piena calura agostana. Ma Saitta dell’Unione di Centro non demorde…
«La decisione del governo di destinare risorse per l’acquisto di nuovi caccia F35 in un momento di crisi così rilevante, è inaccettabile» (Antonio Satta, Udc, 26 giugno 2013).  Purtroppo …solo un fuoco di paglia.

Il Movimento Cinque Stelle, I Verdi, tutti i movimenti ambientalisti e pacifisti, varie componenti sindacali e delle formazioni dichiaratamente “a sinistra” si sono più volte dette “contrarie” ma, fino ad oggi, con scarsi risultati.

E allora?

Niente di nuovo sotto il sole. Siamo in pieno, come italiani, coinvolti in tutte le fasi possibili di progettazione, costruzione e uso finale del “caccia multi-funzione”. Ci sono stati addirittura candidati di Brescia, della Brianza, di Roma, di Latina, di Palermo (soprattutto di “Lega” e “Fratellid’Italia” che ne hanno fatto un argomento, in positivo, di programma elettorale. L’Italia è moderna, deve essere moderna e al passo dei suoi alleati atlantici di sempre. Chi dissente è un disfattista o un pacifista..,poco cambia. E via così.   Il problema è che hanno vinto e che le parole di Del Rio (scegliendone uno fra i tanti)

.01 – https://www.lockheedmartin.com/en-us/products/f-35.html

.02- Il Pentagono del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato che la consegna dei velivoli F-35 di nuova generazione è stata congelata a causa di un difetto di fabbricazione. ( https://ahvalnews.com/us-turkey/turkeys-opponents-congress-seeking-block-f-35-deal-newspaper ) “È stato affermato che il Pentagono e l’azienda produttrice non erano d’accordo su chi avrebbe coperto il costo del problema di ruggine nell’aria.  Si dice che il Pentagono abbia rifiutato di accettare nuovi piani. Si afferma che il ritardo può influire su altri paesi partner.  F-35 è prodotto anche da nove paesi, tra cui la Turchia. Come è noto lo Stato turco ha ordinato 107 F-35 è prevista per la consegna di due quest’anno (2018).”

.03 – https://www.defensenews.com/global/asia-pacific/2017/10/12/f-35-data-stolen-in-australian-hackbut-no-classified-info/

.04 – http://www.businessinsider.com/f-35-reliability-affordability-2017-6?IR=T

.05 –  https://www.lockheedmartin.com/en-us/products/global-supply-chain-services.html

.06 – https://www.diritto.it/nuovo-codice-appalti-approvato-ecco-cosa-cambia/

.07 – «Non si può dire che sia semplicissimo ma dobbiamo fare di tutto per recuperare risorse per l’emergenza vera che non è quella della Difesa ma del lavoro per i giovani. Non ha senso spendere risorse nel comparto militare» Graziano del Rio. 25 giugno 2013. Montecitorio.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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