Roddy Doyle: “Volete che i ragazzi leggano? Invogliateli a scrivere”, di Elisabetta Pagani. La Stampa

Roddy Doyle: “Volete che i ragazzi leggano? Invogliateli a scrivere”

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Lo scrittore irlandese: «Ho cominciato appassionandomi ai fumetti. In Smile racconto gli abusi subiti da uno studente in una scuola cattolica»

REUTERS

Roddy Doyle, scrittore e sceneggiatore (Dublino, 1958), ieri era a Torino

ELISABETTA PAGANI  TORINO http://www.lastampa.it/

«Chi voglio essere? Domanda intrigante a cui rispondere a 60 anni». Roddy Doyle li ha appena compiuti, l’8 maggio. Lo sguardo è quello divertito e attento di sempre, così come il tono di voce, lieve. Mentre ragiona si accarezza la barba: «Sì, nuovo look – sorride lo scrittore dublinese di I Commitments o Paddy Clarke ah ah ah! – l’ho fatta crescere così nei tempi morti del Salone me la aggiusto». Non che ne abbia molti. Tre incontri in due giorni, tra cui quello di questa mattina dedicato ai giovani. Titolo: «Le cinque domande – Chi voglio essere?».   

Chi vuole essere Roddy Doyle?  

«A 60 anni mi si potrebbe chiedere chi avrei voluto essere… Tante cose: un musicista o un calciatore, anche se mi sarei dovuto ritirare 20 anni fa. Voglio essere uno scrittore, uno che trova ancora l’energia per scrivere. Non è scontato. Il mio mestiere prevede che si sia ancora innamorati della lingua inglese, che si legga molto e si ascoltino le persone. E io lo faccio. Non vado in giro a origliare le conversazioni, non ce n’è bisogno: per le strade di Dublino la gente parla continuamente». 

Questo è ciò che vuole essere. Invece chi è?  

«Penso a me come a qualcuno che può ancora scrivere cose capaci di sorprendere. Lorrie Moore, autrice americana che amo molto, sostiene che si possa continuare fino agli 80 anni. Ho davanti due decenni e non voglio sprecarli. Per quanto riguarda la mia vita personale, sono uscito dalla fase in cui ti occupi a tempo pieno dei figli. Ne ho tre ma ormai sono grandi, non hanno bisogno di me. E io come sono diventato? Non più saggio, ma più rilassato sì».  

A Dublino ha fondato «Fighting Words», centro gratuito di scrittura per bambini, e con il romanzo breve L’amico di una vita ha partecipato a una campagna di promozione della lettura, tema di uno degli incontri al Salone. Si può educare alla lettura?  

«Il modo migliore per incoraggiare i giovani a leggere è invogliarli a scrivere. Non è vero che gli adolescenti di oggi leggano meno di quelli di un tempo, semplicemente hanno altri canali. Se amo la lettura lo devo a mia madre, che è morta di recente. Era una grande lettrice, mi ha insegnato a leggere non con i libri scolastici ma con i fumetti, un genere quasi proibito all’epoca. Mi è sempre piaciuta l’immagine della nuvoletta piena di lettere che aleggia sulla testa dei personaggi: rende l’idea che le parole dette rimangono nell’aria».  

Il suo ultimo romanzo, Smile, a dispetto del titolo è più cupo dei precedenti.  

«Sì, parla di un uomo che ha superato i 50 anni e si guarda indietro, affrontando per la prima volta il ricordo degli abusi sessuali subiti nella scuola cattolica che frequentava».   

Torna a parlare di abusi dopo La donna che sbatteva nelle porte. Allora ad opera di un marito, qui di docenti di una scuola cattolica.  

«Non sono mai stato molestato ma dopo aver raccontato la storia di Paula centinaia di donne mi hanno scritto confidandomi le violenze subite. Con Smile è successo lo stesso, con centinaia di uomini. Prima di pubblicarlo ho dato le bozze a una decina di amici e conoscenti: tre di loro mi hanno confidato di essere stati molestati. È anche questa la realtà in cui viviamo». 

Il 25 maggio l’Irlanda voterà per decidere se abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione, che equipara il diritto alla vita del feto a quello della madre. Un referendum che ha acceso molte polemiche. Voterà?  

«Quel giorno partirò per l’Inghilterra ma andando all’aeroporto mi fermerò al mio seggio per sbarazzarmi di questo emendamento che di fatto rende impossibile abortire. I tempi sono cambiati anche in Irlanda, non è più il Paese riconosciuto da tutti come cattolico».  

Al referendum ha anche dedicato una delle storie della serie «Due pinte» della sua pagina Facebook.  

«E ne farò un’altra, come in passato per i matrimoni omosessuali. Non si cambia così la testa delle persone, però magari aiuta a riflettere».  

Il prossimo romanzo?  

«Lo sto scrivendo. Per ora l’idea è che si svolga tutto in una sera, con due uomini che parlano di donne al pub e si interrompono quando la conversazione diventa troppo salace». 

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