Gemelli ma diversi e rivali, di Alberto Mingardi. La Stampa

Gemelli ma diversi e rivali, di Alberto Mingardi. La Stampa

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In quarant’anni di Prima Repubblica l’Italia ha sperimentato le geometrie politiche più ardite. Eppure c’è qualcosa di davvero nuovo nell’accordo politico che sosterrà il governo Cinque Stelle-Lega. E non solo perché il premier «di cambiamento», di cui oggi finalmente sapremo il nome, è una specie di attore scritturato alla bisogna, che dovrà attenersi a un copione preparato dai due sceneggiatori Di Maio e Salvini.  

Cinque Stelle e Lega sono forze politiche unite, per così dire, dallo stile. I toni si assomigliano, le idee meno, il ceto politico meno ancora. La Lega è forte al Nord, i Cinque Stelle hanno stravinto al Sud. La priorità dei leghisti è l’immigrazione, ma non hanno perso le simpatie di piccoli e medi industriali. Verso il settore privato i pentastellati mostrano soprattutto diffidenza. 

Ciò si riverbera in una serie di scontri a livello locale, che il dossier della Stampa ripercorre puntualmente. Sul tema delle grandi opere, la posizione della Lega è quella classica del centro-destra: c’è un gap infrastrutturale che va colmato. I Cinque Stelle non amano il trasporto su gomma e sono vicini ai temi dell’ambientalismo. Così in Lombardia e Veneto la Lega è a favore delle nuove «Pedemontane», il Movimento le avversa. Anche gli ammodernamenti della rete ferroviaria li dividono. La politica produce coppie mal assortite. Salvini e Di Maio, sul territorio, dormono in camere separate: uno con Forza Italia, l’altro in serena solitudine. È da vedere come riusciranno a conciliare rivalità locale e concordia nazionale. 

La Lega per trent’anni ha fatto campagne contro la redistribuzione di risorse dai contribuenti padani ai «consumatori di tasse» meridionali. I referendum dello scorso ottobre in Lombardia e Veneto dimostrano quanto il tema sia tutto fuorché archiviato. Al contrario, Di Maio ha sbancato nelle regioni del Sud in virtù della promessa di nuovi trasferimenti, nella forma del reddito di cittadinanza. Per questo il reddito di cittadinanza era irrinunciabile per i Cinque Stelle e infatti sarà nel contratto di governo. I leghisti ce la faranno a contenere l’irritazione del proprio popolo? 

L’intesa che si va profilando è il frutto di un incontro di vertice fra due politici abili e ambiziosi che stanno cogliendo un’opportunità. Oltre che fra loro, debbono trovare un modus vivendi con gli alti funzionari, tecnici del diritto e dell’amministrazione, che dovranno trasformarne le intuizioni in norme. Il diavolo starà nei dettagli. Sul principio della semplificazione fiscale sembra esserci convergenza, anche se la flat tax è rimandata ad altre stagioni e si parla di due aliquote. Armando Siri ha spiegato che per le coperture si pensa a una revisione degli sconti fiscali. Il che è un’ottima cosa, ma con una maggioranza eterogenea è possibile che scoppi una competizione furiosa per salvare le deduzioni che avvantaggiano i «miei» elettori e non quelle che vanno a beneficio dei «tuoi». Sulla revisione della legge Fornero c’è sintonia. Le ultime stime ci dicono però che l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil è prevista in crescita fino a circa il 2040, quando dovrebbe essere più alta di circa 3 punti di quanto lo sia oggi. Come si comporterà la nuova maggioranza?L’accordo sui principi che verrà svelato oggi dovrà sopravvivere al gioco parlamentare (con Pd e Forza Italia pronti a sparigliare) e al potere di veto della burocrazia. La strada in salita comincia adesso. 

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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