Tutto il potere alla semiotica: giallo al Logos club

"Strane cose", il blog di Ettore

ALIAS DOMENICA9788893444828_0_0_0_75

Si può uccidere per impadronirsi di una funzione del linguaggio? Sì, se questa funzione assicura il potere, o almeno si è convinti che lo assicuri, e soprattutto se si è negli anni Ottanta del Novecento, gli anni della vertigine linguistica che coinvolge tutti gli intellettuali e tutte le scienze, in particolare quelle cosiddette umanistiche. Sono anni in cui non si è nessuno, o peggio ancora si è degli accademici reazionari, delle cariatidi, se non si parla in nome di Saussure, Jakobson, Austin, Searle, Deleuze e Guattari, Derrida, Foucault, Kristeva, Barthes…
Muoversi con disinvoltura nel labirinto dei discorsi sul linguaggio significava, allora, entrare a far parte di quella élite intellettuale che dominava sulle due sponde dell’Atlantico. Questa irruzione del nuovo sconvolse il mare piatto della vecchia critica universitaria, introducendo un linguaggio per iniziati che impose una vera e propria professione di fede, con scontri feroci…

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