Di Maio propone il prof Conte e Salvini per ora non lo boccia: “Ma ci serve ancora tempo”, di Amedeo La Mattina. La Stampa

Di Maio propone il prof Conte e Salvini per ora non lo boccia: “Ma ci serve ancora tempo”, di Amedeo La Mattina. La Stampa

Entrambi i partiti conservano come “exit strategy” un referendum con la base degli iscritti. Il segretario della Lega: “Voglio arrivare al 3 per cento di deficit”. Il capo dello Stato frena
ANSA

Matteo Salvini, leader della Lega

AMEDEO LA MATTINA, ILARIO LOMBARDO
ROMA  http://www.lastampa.it/
 

In una tragicomica mattinata, l’incontenibile professor Giulio Sapelli è riuscito a bruciare la sua parabola di quasi candidato-premier della Lega. Già «pronto» a rispondere alla chiamata del Colle, l’economista era stato chiaro: «Spero di avere al mio fianco come ministro del Tesoro il collega Domenico Siniscalco». Poco dopo pranzo, dal M5S dichiarano: Sapelli non è il nome che indicheremo.

La storia finisce qui. La Lega non ha più un candidato. Resta quello del M5S, anche lui un nome pescato quasi per disperazione dalla lista dei ministri che Luigi Di Maio aveva preparato prima del voto. È Giuseppe Conte, docente di diritto privato alla Luiss di Roma e a Firenze, noto per aver guidato la commissione che ha portato alla destituzione del consigliere di Stato Francesco Bellomo.  

Berlusconi e Meloni tengono sotto pressione l’alleato leghista: “I 5 S sono inaffidabili”  

Per Di Maio era l’uomo che avrebbe dovuto guidare il ministero della Pubblica Amministrazione e della Sburocratizzazione, un termine tornato più volte sul tavolo della trattativa e sul quale i grillini avevano trovato un alleato in Roberto Calderoli. Ora Conte ha fatto un inaspettato upgrade ed è l’unico nome che è entrato nella stanza di Sergio Mattarella. Proposto dai 5 Stelle. Matteo Salvini invece non ha fatto nomi al capo dello Stato e non ha bocciato del tutto Conte. Pubblicamente, si è limitato a una battuta calcistica, sul ct della Nazionale: «Sarà Antonio Conte o Roberto Mancini » . In realtà, Salvini vuole prendere tempo e non lasciare troppo vantaggio ai grillini. Sul professore non c’è un veto. Sa però che se sfuma anche Conte, i 5 Stelle torneranno sul nome del loro leader. Nessuno ormai dal M5S nega che sia Di Maio il massimo desiderio, con la speranza che alla fine possa spuntarla lui. «Ci piacerebbe – confermano più voci dello staff – Ma Salvini continua a dire di no».

Il leghista non può cedere di un millimetro sul suo omologo grillino, perché dietro di sé ha i cannoni puntati di Silvio Berlusconi e di Giorgia Meloni. Li ringrazia entrambi, dopo il colloquio con Mattarella, per avergli lasciato «la possibilità di tentare di dar vita a questo governo senza spaccare il centrodestra». Un messaggio chiaro agli alleati della coalizione, ma anche ai possibili coinquilini di governo. Salvini evoca apertamente il «voto» in caso di fallimento, lusinga Berlusconi e subito dopo l’ex Cavaliere lo avverte: «Fermati, i 5 Stelle sono inaffidabili, con loro è impossibile trattare e governare».

Salvini: “Il personaggio proposto dai Cinque Stelle? Sarà Antonio Conte o Roberto Mancini”  

Uno scambio a distanza che prima stupisce, poi innervosisce i 5 Stelle. Che si chiedono: «Perché Salvini è stato così duro anche sui temi del programma, visto che al tavolo c’erano più convergenze che distanze?»La lettura che danno i leghisti è ben diversa. Nello scambio avuto con Mattarella Salvini non ha nascosto le sue intenzioni. «Voglio un governo per fare le cose che ho promesso e non per vivacchiare». Il capo del Carroccio ha enumerato le sue priorità: mano libera sui migranti, legge sulla legittima difesa, abolizione della Fornero, revisione dei Trattati europei, grandi opere. «Io non voglio sforare il 3% ma arrivare al 3%, in Europa devono capire che abbiamo bisogno di risorse, senza le quali il nostro programma rimane un libro dei sogni». In maniera garbata, Mattarella ha osservato che l’abolizione della Fornero si trascina dietro interrogativi importanti sulle coperture e che la sfida all’Europa può creare non pochi ostacoli.

Danilo Toninelli: “Nessuno ha interesse a strappare. Chiudiamo il contratto in 48-72 ore”

Consigli che Salvini ha vissuto come un freno e che lo hanno convinto a virare su un discorso dai toni ultimativi. Giancarlo Giorgetti, uscito dal Quirinale, regala una battuta ai cronisti che gli chiedono se ci sarà l’accordo o si tornerà a votare: «Diciamo che c’è l’accordo sul voto». Solo una battuta, perché anche Giorgetti si dice fiducioso: «Nulla è insuperabile». E lo stesso ribadisce tra i 5 Stelle Danilo Toninelli: «Chiudiamo il contratto in 48-72 ore». Entrambi i partiti però non azzardano previsioni, anzi si lasciano aperta un’exit strategy. I grillini rilanciano il referendum tra gli iscritti sulla piattaforma Rousseau, che dovrà approvare il contratto. I leghisti vanno dietro e annunciano gazebi nel fine settimana per interrogare l’umore della base, perché è meglio dire di aver fallito sui contenuti che sulle poltrone. Di Maio e Salvini hanno chiesto più tempo al Colle, ma sanno che bisogna fare in fretta, per evitare il logoramento e che montino i malumori interni. Tra i 5 Stelle al Senato molti si chiedono fino a che punto arriverà il compromesso su migranti, Ilva e infrastrutture. E sono solo sette i senatori che tengono in piedi la maggioranza.

 

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