Sud scomparso, stretta sugli imam e trattati Ue da ridiscutere. Nei negoziati la spunta il Carroccio, di Ilario Lombardo. La Stampa

Sud scomparso, stretta sugli imam e trattati Ue da ridiscutere. Nei negoziati la spunta il Carroccio

Nelle 39 pagine di programma sembra prevalere l’ideologia di Salvini sul “Prima gli italiani”. Il caso più eclatante: c’è la flat tax mentre il reddito di cittadinanza è vincolato a due anni
ANSA

Fotogramma del video pubblicato dal M5S che mostra le ultime fasi della trattativa per il contratto con la Lega

ILARIO LOMBARDO ROMA

L’aggettivo «italiano» spuntava un po’ dappertutto durante la discussione sul contratto di governo tra M5S e Lega. E Vincenzo Spadafora, ex presidente Unicef, oggi deputato grillino, ha dovuto sudare per evitare che finisse anche nel capitolo dell’infanzia: «Ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando di bambini» è stato uno dei suoi tanti interventi per scongiurare un’invasione di italianità degli ex secessionisti della Lega.

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“Prima gli italiani”  

Ma il tocco di Matteo Salvini e della sua ideologia del «Prima gli italiani» si percepisce un po’ ovunque nelle 39 pagine di programma suddiviso in 29 punti. Tanto che se dovessimo mettere sulla bilancia i temi portati sul tavolo dai due partiti, a pesare di più sarebbero certamente quelli della Lega. Peso specifico, si intende. E sembrerebbero pensarla allo stesso modo dallo staff della comunicazione del M5s se ieri, già alle otto del mattino, hanno sentito l’esigenza di precisare con i giornalisti di essere riusciti a infilare dentro il contratto «tutti i 20 punti» del programma presentato agli elettori prima del 4 marzo.

In realtà basterebbe la sola analisi semantica per comprendere che alla fine, tira e tira, il contratto si è spostato molto verso i principi leghisti del sovranismo. La parola «sovranità», spesso seguita dall’aggettivo «nazionale», rimbalza più volte agli occhi, nella Bibbia del futuro governo. Nel capitolo Difesa, ma anche in Agricoltura come «sovranità alimentare». Stesso discorso per «interesse nazionale» (capitoli Europa, Difesa ed Esteri). All’opposto, «stranieri», aggettivo contrario al più luminoso «italiano» per il Carroccio, è termine usato sempre in contesti negativi. Si parla di abusivismo? La Lega chiede l’aggiunta di un paragrafo: «Gli occupanti abusivi stranieri vanno rimpatriati». Alla fine è saltato il riferimento alle «famiglie straniere residenti in Italia da almeno 5 anni» che nelle prime bozze erano destinatarie, assieme alle italiane, degli asili nidi gratuiti. Con quest’ultima modifica si ottiene l’effetto di creare bambini di serie A e di serie B.

Fin qui l’ermeneutica grillo-leghista dal punto di vista letterale. Poi ci sono i contenuti. In generale le formulazioni sono molto generiche, attente a declamare intenzioni più che a entrare nei dettagli. Il compromesso è frutto di un metodo preciso: dove possibile, le singole proposte sono state mescolate; per il resto, ognuno ha ceduto su un capitolo. Qualche esempio: sull’Ambiente, storica stella della cinque su cui è stato fondato il Movimento di Beppe Grillo, ha prevalso la tesi grillina. Sulle infrastrutture quella leghista (sono le arterie del Nord, soldi e lavoro), con buona pace delle storiche battaglie che hanno fatto la fortuna del M5S. La Tav Torino-Lione resta, sotto l’impegno «a ridiscuterne integralmente il progetto». Sul Terzo Valico genovese scompare il riferimento che confermava il progetto caro alla Lega. Vuol dire che si farà.

Immigrazione e niente Sud  

Passa la linea dura di Salvini, con qualche innesto del M5S sul «business» che ci sta dietro. Piange l’anima di sinistra del Movimento, costretta a inghiottire una stretta sulle moschee e gli imam: i grillini sono riusciti solo a eliminare l’obbligo delle prediche in italiano e i referendum comunali per decidere sulle costruzioni dei luoghi di culto. L’impressione, comunque, a spulciare le quasi 40 pagine, è che i n generale i 5 Stelle abbiamo piantato le loro bandiere e affermato i titoli delle loro proposte (vedi il conflitto di interessi), con aggiunte più che altro cosmetiche, mentre è prevalso il cuore del programma della Lega .

Il caso più eclatante è quello sul Fisco: c’è la Flat tax che ha permesso a Salvini di raggiungere il 17%, ma con due aliquote per evitare grane costituzionali. Il reddito di cittadinanza, madre di tutte le proposte grilline, è sopravvissuta ma si è schiantata contro il muro del limite massimo dei due anni preteso dal Carroccio. Con quella misura il M5S ha conquistato consensi oceanici al Sud, eppure non c’è un capitolo ad hoc sul Mezzogiorno. Forse perché ha dominato lo spirito settentrionale della Lega, la matrice originaria rappresentata al tavolo da uomini tutti del Nord.

Giustizia e sicurezza sono i temi sui quali ha funzionato di più l’abbraccio tra i due. Ognuno ha portato a casa le proprie vittorie: la Lega la legittima difesa domiciliare slegata dalla proporzionalità e il M5S il Daspo per i corrotti, l’agente sotto copertura, la revisione della prescrizione. Un po’ annacquato invece il paragrafo sulle intercettazioni.

La cautela di Di Maio si sente su Europa, Deficit e Debito: è vero che in ben due parti si parla dell’esigenza di rivedere i Trattati Ue, ma i 5 Stelle sono riusciti a contenere la volontà del leghista Claudio Borghi di sfondare il deficit. Così sugli Esteri: lo spirito condiviso è sintetizzato in appena 14 righe, mentre allo sport vengono dedicate due pagine. Un modo per evitare di impantanarsi in ulteriori polemiche internazionali, dopo gli applausi ricevuti ieri da Mosca.

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