Una poesia di Erri Rossi

Una poesia di Erri Rossi

Se fossi rimasto
dove non avrei
mai avuto un nome,
ora non morderei
senza fame i miei ricordi.
Dio non è al mio fianco,
la farfalla che cerca
di uccidermi ci riesce.
Quando dormo
vorrei prestare
i miei sogni al mondo.
Ne è così privo,
adora la concretezza,
Non sa
che inaridisce
tutto.
I fiori di cui
mi impadronisco,
porto alla mia culla.
Sono così piccolo.
La piazza del villaggio
è stata nascosta
insieme all’arcobaleno,
in un fienile.
Li giace lo scadere
del mio tempo.
Non ne ho mai voluto di più.
Il sonno chiude i miei occhi,
si riapriranno in un
mondo al riparo
dagli anni.
Vedo i volti di chi
mi sta vomitando.
Sono figlio
dell’eternità,
tornare a casa
mi si addicie.
L’eternità è un
unico respiro,
ma io non riesco
a respirare
nemmeno una volta.
Ridono la libertà
alla luce di cui
mi sono servito.
L’ho resa idoli
capaci di vedere
tutta l’esistenza.
Sono vivi solo
in un luogo
inaccessibile.
Smetto di arrampicarmi
sempre più su,
fino a lasciarmi indietro
gli anni che consumano
la mia vita. Il paradiso era
così vicino?
Così a portata di mano?
Comunque ora
mi fa da letto e coperta.
Porto al mondo
un pezzo di paradiso,
ma non capiscono
a cosa possa servire.
Prometto agli alberi
che danzerò ancora
con loro.
Agli animali
dico che staremo
sempre insieme,
perchè anche loro
sono il paradiso.
Entro in un luogo
oscuro, che mi
terrorizza.
Ma poi passa,
mi scopro felice
e abbracciato
alla luce.

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