2 La nascita di Alessandria (b) di Giancarlo Patrucco

2 La nascita di Alessandria (b), di Giancarlo Patrucco

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E rieccoci con le risposte alle domande rimaste. Dopo il chi e il come, passiamo al dove:

Dove è stata fondata Alessandria? In quale contesto di traffici commerciali e militari?

Sentiamo di nuovo Geo Pistarino: “La fondazione di Alessandria, fra la convergenza dell’Orba con la Bormida e quella di quest’ultima col Tanaro, venne acolmare la mancanza d’un grosso centro abitato nella pianura fra Tortona ed Acqui.

La scelta del luogo fu una scelta perfetta non soltanto per l’aspettomilitare nel quadro di allora, ma altresì e soprattutto per il rapporto con la viabilità di quel tempo e dei tempi futuri sino ad oggi. Alessandria, a al centro dello sbocco della via della valle Stura – Orba, da Genova, nella pianura, poco lungi dall’analogo sbocco della via della Bocchetta da Genova, della via della valle Scrivia da Genova e della Bormida da Savona e dal Finale, nonché proprio sulla via meridionale padana, nel tratto da Asti a Tortona, e sulle vie verso il Po e l’Oltrepò Padano…”

Ancora Pistarino: “Quale fu esattamente il luogo in cui sorse il nuovo agglomerato demico? Nei primi vent’anni della sua storia la nostra città presenta nellefonti quattro diverse denominazioni: Alessandria, Cesarea, Palea, Rovereto…” Ma “Il vero e proprio toponimo dell’area su cui sorse la civitas nova, è però quello di Palea, che, secondo la più diffusa interpretazione corrente, vuole indicare il luogo palustre; nel nostro caso specifico la petraia fluviale allaconfluenza tra la Bormida ed il Tanaro, od anche, come mi sembra abbia inteso Francesco Cognasso, il punto maggiore del modesto rialzo del· suolo che lo sottrae alle inondazioni ed agli impaludamenti,”

Adesso sappiamo dove è stata costruita la città. Sì, ma quando?

Quando è stata fondata Alessandria?

Sul momento la domanda sembra del tutto incongrua. Come sarebbe a dire quando? Noi sappiamo bene quando, visto che quest’anno celebriamo l’850° della fondazione di Alessandria il 3 maggio 1168. Ma Pistarino dice: “Quando essa compare alla storia, il 3 maggio 1168, ha già raggiunto una configurazionetopografica, urbanistica ed amministrativa definita, quale dimostra la sua struttura di governo della comunità secondo l’ordinamento consolare dellacollettività, di cui tuttavia non conosciamo i particolari burocratici.”

Beh, siamo un tantino più vecchi, dunque. Ma, si sa: quando si tratta di città, le date di nascita ufficiali sono un elemento formale. Le città sono frutto di uno sviluppo difficilmente rimarcabile, comprese quelle costruite – diciamo così – su commissione. Alessandria, ad esempio, venne edificata accanto a un precedente centro demico. Nel nostro caso, Rovereto. Di lì si partì, anche se la curtis di Rovereto fu inglobata ufficialmente solo a posteriori, come abbiamo ricordato nella prima puntata.

Detto questo, non ci resta che corrispondere all’ultima domanda, forse quella più importante che deve rivolgersi il medievista-investigatore. Perché? Già:

Perché? Per quali motivi si senti il bisogno di costruire una nuova città e a quali fini?

Chi conosce un po’ di storia di quei tempi troverà intuitiva la risposta, ma il professor Pistarino ha il pregio di specificarla con assoluta chiarezza. Sentiamo: “L’insofferenza per le strutture feudali, che lo scontro tra l’imperatore e gl’insorgenti Comuni ha determinato anche nel ceto agrario, le aspirazioni associative dei nuclei rurali, che la proiezione d’istanze economiche nuove e di ricerca di traffico che pervadono il contado prospettano alla Lega e, di riflesso. alla Repubblica del Tirreno opportune, anzi tempestive possibilità di stimolo, d‘intervento, di coordinazione.” Quindi, lo scontro in atto tra i vecchi poteri feudali, rappresentati dall’impero e dai suoi baroni, di fronte ai nascenti poteri dei Liberi Comuni uniti in Lega.

Già, ma per occupare terre e costruirci sopra era necessario ottenere il formale consenso di chi ne deteneva il possesso, cioè prima di tutto l’imperatore e poi i feudatari a cui andavano di diritto i proventi sull’uso. Altrimenti, come nel caso di Alessandria, risulta “un’occupazione arbitraria, formalmente illegale, di un’area di pertinenza del marchesato di Monferrato.” E c’è un ulteriore sfregio, come racconta Pistarino: “Ciò che più a noi interessa rilevare è la concordanza delle fonti narrative sul fatto che sono tutti uomini del marchese di Monferrato: così si sottolinea il movimento ribellistico che, molto probabilmente…spinse questi individui, con i propri familiari, a rompere gli schemi feudali signorili di tradizione ultrasecolare, per organizzarsi in una nuova formazione comunale.”

Insomma gente tosta, ben motivata a resistere quando Federico Barbarossa pose l’assedio alla città. Come vedremo nel prosieguo della storia che nello spazio di questa rubrica abbiamo iniziato a raccontare e come possiamo notare nella storia dello stemma di Alessandria.

Eccovi il breve sunto che compare sul web. “Lo stemma di Alessandria è antico quasi quanto la sua città. Fu ideato nel 1175 per ricordare la fine dell’assedio di Barbarossa. Era quasi uguale a quello che conosciamo oggi: croce rossa in campo d’argento, sorretta da due angeli ai cui piedi è teso un nastro con la scritta: “Deprimit elatos levat Alexandria stratos” (“Alessandria umilia i superbi ed eleva gli umili”). Pare che questo motto sia stato attribuito da Papa Alessandro III alla città che aveva saputo sconfiggere il terribile e superbo Barbarossa.

In origine lo scudo argenteo dello stemma era sormontato da una corona principesca, cambiata poi in corona turrita (con cinque merli di torri guelfe, ossia a coda di rondine). Nel 1575 al posto degli angeli vengono disegnati due grifoni (animali mitologici: aquile dalla cintola in su, leoni dalla cintola in giù), ma nel 1600 sono restaurati gli angeli, fino al 1811, quando Napoleone fa disegnare uno stemma del tutto diverso (conservato ancora oggi nel museo di via Tripoli), che resta fino al 1814. Da questa data lo stemma di Alessandria torna ad essere quello originario, con i grifoni al posto degli angeli e la corona turrita che sormonta lo scudo”.

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