Lino Balza: MEMORIA DI REPLICA IN CORTE DI ASSISE D’APPELLO DI TORINO

Lino Balza: MEMORIA DI REPLICA IN CORTE DI ASSISE D’APPELLO DI TORINO

Lino Balza copia

Se fossi giudice o giurato, la notte prima della sentenza, probabilmente qualche indecisione mi resterebbe sulle esatte entità delle reclusioni. Ma non sul reato di dolo. Sul dolo non può sorgere il minimo dubbio: gli imputati erano pienamente consapevoli di quello che hanno fatto per anni, e l’hanno fatto per lucro. Non meritano attenuanti. Io non sono qui, in Corte di Assise d’Appello, per soldi o per vendetta. Dalla sentenza a me non entrerà in tasca neppure una lira. E neanche per vendetta, perché sono convinto che nessun condannato andrà in galera: o per età o per prescrizione o perché è nei Caraibi. Sono qui per chiedere un po’ di giustizia per le vittime. 

Per ricordare che nel processo non sono protagonisti articoli del codice agitati e mescolati da toghe, bensì donne e uomini in carne ed ossa. Donne e uomini vittime nel loro ambiente di vita e lavoro: malate/i e morte/i nel passato nel presente nel futuro. Malattie e morti provocate con dolo, dolo cosciente non colpa, provocate da uomini anch’essi in carne e ossa. Da una parte innocenti che pagano, dall’altra rei che non hanno ancora pagato.

Il vescovo di Casale Monferrato Alceste Catella, anch‘egli scandalizzato della assolutoria sentenza Eternit della Cassazione, ammonì: “Se si ammette che il diritto è un mezzo e la giustizia è un fine, ne consegue che non si può fare diritto senza sapere quale sia il fine di quel fare. Per questo un giurista, il quale non sappia, o non cerchi di sapere, cos’è la giustizia, è come uno che cammina con gli occhi bendati… Senza giustizia, cosa sono gli Stati se non una società di ladroni?” (Sant’Agostino). La condanna non è vendetta. Il perdono è altra cosa dall’assoluzione. L’assoluzione non è giustizia.

Di quelle migliaia di vittime, alcune centinaia sono entrate come persone offese in questo processo, ma nessuna sarà mai risarcita. La salute non è merce in vendita, non esiste equa misura di risarcimento, la salute non è risarcibile, mai a nessun prezzo. Di quelle centinaia di persone offese inserite nel procedimento, 26 sono state riconosciute parti civili con risarcimenti per “metus”, paura, ansia, angoscia. Ad esempio. In primo grado, per le sue 15 parti civili, l’avvocata di Medicina democratica aveva chiesto risarcimenti per un totale di 2.848.450 euro, come fosse quantificabile la leucemia di un bambino e il tumore dell’operaio morto.

Secondo propri criteri di esclusione, accettati dall’avvocata (che perciò ho revocato),  la Corte di Alessandria ha riconosciuto solo a 6 delle 15 vittime 60.000 euro, 10mila a testa tra cui il sottoscritto. Qual è la misura equa di risarcimento per “metus”? 10.000? 20.000? 50.000? 100.000? C’è una sua  proporzione con l’entità della condanna?  Ad ogni modo, il “metus” per il mio tumore non è risarcibile, né con 10mila né con 100mila.  Ho chiesto in Appello le 100mila valutate dall’avvocata in costituzione di giudizio in primo grado perché saranno interamente devolute in beneficenza per Casale Monferrato alla “Ricerca per la cura del mesotelioma”, come già avviene con i miei libri.

Perché dunque Lino Balza è presente in Corte di Assise d’Appello? Per ricordare che se in questo processo ci sono le vittime –irrisarcibili- ci sono anche i colpevoli, colpevoli di dolo. Sono un cittadino comune, oggi parte offesa e domani magari giurato, non sono un giureconsulto abile a disquisire di articoli penali, ma sono una persona da 50 anni memoria storica dei fatti e sono arciconvinto  di fornire il mio contributo a dimostrare il dolo per ciascun imputato.

dottor Jekyll e mister Hyde

Che, per tutti gli imputati, sia dolo: paradossalmente lo dimostra la stessa sentenza assolutoria di primo grado… redatta “alla dottor Jekyll e mister Hyde”. Infatti la sentenza per larghissima parte dimostra, con puntigliosa analisi della vicenda storica all’origine del procedimento, dei dati di indagine e del percorso dei contaminanti, del modello idrogeologico del sito, dimostra che la falda della Fraschetta, tanto quella superficiale che quelle profonda, per chilometri a monte addirittura dello stabilimento di Spinetta Marengo e fino al fiume Bormida,  senza soluzione di continuità fra Ausimont e Solvay, è fortemente e in progresso  (continua)

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