Il muro di Dublino

Il muro di Dublino

Migranti: già 2.742 morti in mare verso Italia in 2016

Il Blog

Sull’immigrazione il passaggio più delicato del nuovo governo. In un’Europa rigida sulle norme contabili e con quasi tutti i Paesi contrari ad accogliere migranti

https://www.huffingtonpost.it
Roberto Sommella
Direttore Relazioni Esterne Antitrust, fondatore de La Nuova Europa

ANSA

L’Europa per il governo Conte è allo stesso tempo un rischio e un’opportunità. Un rischio, perché le regole contabili, il rispetto del Fiscal Compact, l’esiguo spazio di nuova flessibilità, imporranno al Movimento Cinque Stelle e alla Lega di riporre per il momento nel cassetto i sogni di poter varare il reddito di cittadinanza, la flat tax o modificare in modo profondo la legge Fornero.

La fine anticipata del Quantitative Easing, gli occhi puntati di chi ci presta 400 miliardi di euro l’anno, lo spread di nuovo verso quota 300, il costo delle turbolenze di maggio che hanno fatto registrare la vendita di 40 miliardi di titoli sovrani e l’aumento degli interessi persino sui Bot a due anni, hanno reso l’Italia l’osservato speciale di tutta l’Ue.

Stretta nella gabbia di Bruxelles, ammonita dal governatore Ignazio Visco del burrone che guarda chiunque faccia il passo più lungo del suo debito, la coalizione di Palazzo Chigi eviterà di mettere davvero in allarme i mercati con manovre spericolate di aumento della spesa pubblica, dovendo comunque trovare almeno 25 miliardi per la prossima legge di bilancio, in cui dovrà evitare l’aumento dell’Iva.

Ma l’Unione, ottusamente arcigna sugli zero virgola, in questa fase offre invece all’esecutivo legastellato la possibilità di ribaltare i rapporti di forza nella gestione dell’immigrazione e dei suoi flussi, per cui punta ad avere persino l’appoggio della Nato. Ma è una chance da maneggiare con cura. Questa nuova era nella difesa dei confini esterni, in un mondo in cui anche il G7 ha perso forza e carisma (Trump lo snobba e Putin lo ignora) può terremotare la stessa esistenza comunitaria, molto più che lo sforamento del 3%. E l’Italia è l’epicentro del sisma.

Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, l’ha capito benissimo e per questo ha convocato per il prossimo 19 giugno i presidenti delle cinquanta commissioni per le richieste d’asilo, sommerse da decine di migliaia di arretrati. Una notizia e una mossa che spiazza i tanti gabinetti e prefetti preposti alle procedure di accoglienza.

Lasciando agli economisti le disquisizioni su improbabili piani B di uscita dalla moneta unica, il leader della Lega ha puntato tutto su quello che diverrà il tema saliente delle prossime elezioni nazionali e comunitarie, ribaltando il tavolo sulla riforma di Dublino senza nemmeno sedervisi. Il nodo cruciale per il paese con più coste marittime degli altri, immerso nel Mar Mediterraneo, in cui sono rimaste le frontiere a dispetto della fine di quelle terrestri, è proprio saper leggere bene le statistiche dell’immigrazione, che raccontano un dato innegabile: gli sbarchi sono crollati ma cresce il numero di coloro che restano in Italia. Clandestini, persone in attesa di asilo o di ricollocamento, minori abbandonati, orfani. Sono tutti in aumento. E’ come se un secchio continuasse a riempirsi d’acqua pur avendo chiuso il rubinetto.

Le cifre ufficiali del Viminale illustrano questa minaccia fantasma. A partire dalla seconda metà del 2017 si è osservata un’inversione di tendenza nel numero di arrivi sulle coste italiane. Gli sbarchi nel primo semestre del 2017 sono aumentati del 18,7 % rispetto allo stesso periodo del 2016, mentre si sono ridotti del 67,7% nel secondo semestre. I numeri assoluti parlano da soli: nei primi cinque mesi del 2016 ci sono stati 48.600 approdi, che sono diventati 61.083 nell’analogo periodo del 2017, mentre nel 2018 sono diminuiti a 13.775. Tale riduzione è la diretta conseguenza delle misure messe in atto nel Mediterraneo, in ultimo dal ministro Minniti, tra cui l’attivazione di diversi hotspot per l’identificazione dei migranti in collaborazione con i funzionari di Easo, Frontex ed Europol, l’emanazione di un codice di condotta per le organizzazioni non governative e l’affiancamento delle navi italiane a quelle della guardia costiera libica.

Le presenze nelle strutture hanno visto un andamento crescente, dalle 176 mila unità attestate a fine 2016 alle oltre 183 mila a fine 2017, con picchi fino a oltre 193 mila a settembre 2017 e aumentano quindi i richiedenti asilo (123 mila persone nel 2016 e circa 130 mila nel 2017). Insomma, l’emergenza è in casa. Nel confronto con gli altri paesi europei, l’Italia risulta il secondo paese dopo la Germania, che non a caso ha appoggiato Roma per voce della cancelliera Angela Merkel, per le prime richieste di asilo e per le richieste in sospeso. E tutto questo ha un peso crescente sulle casse pubbliche, oberate di quasi 2.300 miliardi di debito pubblico. La spesa per le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, accoglienza e istruzione è stimata a 4,3 miliardi nel 2017, ma quest’anno salirà tra i 4,6 e i 5 miliardi. Il problema è l’esiguità dei finanziamenti comunitari sul totale, decisamente scandalosa se si pensa ai tanti rimbrotti che giungono spesso dalla Commissione sul rispetto dei vincoli di bilancio: rispettivamente 77 e 80 milioni di euro su 4,363 e 5,047 miliardi complessivi nel 2017 e 2018. Una goccia nel mare, che diventerà la miccia di ogni confronto futuro tra il governo di Roma e tutte le altre diplomazie europee. La necessaria revisione degli accordi europei di Dublino che impongono al salvatore di essere anche l’unico accudente, deve fare i conti con il blocco dei ricollocamenti, falliti per la contrapposizione del gruppo di Visegrad, la chiusura della Francia, l’ostilità dell’Austria che chiude le moschee e l’ambiguità della Germania, spaventata dall’idea che l’Italia faccia da sé. Serve una guida della Commissione, che latita. Per questo crescono le posizioni nazionaliste.

Il risultato finale della disintegrazione delle azioni comuni sull’accoglienza dei migranti sarà una completa chiusura delle frontiere. Saremo isolati con più debiti da onorare, senza una strategia precisa che faccia per tempo i conti con la realtà. L’Italia di Conte ha l’ultima opportunità per cambiare norme e procedure prima che prevalgano il caos e gli interessi nazionali: ma se fosse nei fatti e non nelle intenzioni, fuori dall’Ue, sarebbe più debole nel mondo e senza la copertura del mercato e della moneta unica. Il muro di Dublino divide l’Europa in due emisferi, da una parte, l’inutile accettazione della blindatura teutonica delle norme contabili, dall’altra, la voglia di quasi tutti i paesi di respingere ogni tipo di immigrazione. Difficile immaginare una situazione peggiore per il vecchio continente. Difficile trovare il modo per tenere tutto in piedi.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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