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A Linz il summit congiunto tra i due governi. Il cancelliere austriaco critica Merkel: «I controlli alle frontiere oggi sono colpa di chi ha accolto troppo in passato»

Era programmato da tempo, ma non poteva capitare in un momento migliore. Il vertice congiunto dei governi della Baviera e dell’Austria sotto il sole alto di Linz, nella prima città dell’Alta Austria, aveva tutta l’aria di uno di quei summit che danno del filo da torcere alla cancelliera tedesca Angela Merkel. E così è stato. Il governatore bavarese Markus Söder ha incontrato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, per rinsaldare l’alleanza operativa sulle politiche migratorie e per affrontare il problema dei respingimenti alle frontiere. La riunione era alla presenza dei rispettivi governi. Insolita, visto che un Land tedesco, la Baviera – governato dalla Csu, alleata di governo, ma anche attualmente nemica interna di Merkel – sta trattando tutta da sola soluzioni per la sicurezza dei confini con lo stato confinante,. L’obiettivo è bloccare quel ping pong di migranti che la Germania vuole rispedire in Austria e l’Austria in Italia. Alle spalle di Söder e della Csu bavarese c’è, naturalmente il suo leader, Horst Seehofer, oggi ministro dell’Interno di Merkel, e al tempo stesso suo antagonista: le ha concesso fino a fine mese di tempo per trovare una soluzione anti-migranti irregolari, «altrimenti i respingimenti li faremo da soli con la polizia», ha tuonato Seehofer. I governi di Austria e Baviera, a Linz, hanno parlato di «mentalità comune» nella politica dei rifugiati. Kurz ha agitato lo spettro della «catastrofe» e ha messo in guardia la Baviera paventando un ulteriore aggravamento della crisi migratoria, come nel 2015. E si è detto disposto a risposte regionali, appoggiando la linea di Seehofer, se l’europa temporeggerà. «Dobbiamo essere preparati al fatto che i controlli alle frontiere nazionali siano intensificati in Europa, a partire dalla Germania», ha affermato il capo dell’Övp. E poi ha attaccato, neanche troppo velatamente Merkel, dicendo che «chi ha la responsabilità di aver aperto le frontiere (come la cancelliera fece nel 2015) è responsabili del fatto che adesso ci siano controlli alle frontiere tra Austria e Germania, Austria e Ungheria, Austria e Italia, e la situazione oggi è ancora peggiore». L’Austria, che dal 1 luglio assumerà la presidenza semestrale della Ue, afferma di «non voler interferire nel dibattito tedesco», cioè nei venti di crisi tra Merkel e il suo ministro dell’Interno Seehofer, per quanto abbia apertamente criticato la sua politica dell’accoglienza. «Se c’è una discussione in Germania – ha detto ancora Kurz – questa è un buon segnale che finalmente qualcosa in Europa si muove».

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