Di Vittoria Oneto, PD, consigliere comunale di Alessandria

Nel 2004 uscì il saggio “Il museo invisibile” di Michele Trimarchi e Pierluigi Sacco, nel quale i due economisti della cultura partivano dai dati dei visitatori dei musei tradizionali che erano frequentati perlopiù da una fetta molto contenuta della società, una sorta di élite erudita (e non necessariamente colta).

Oggi la situazione in Italia è completamente cambiata, i musei in alcune città sono frequentatissimi dalla popolazione residente e dai turisti.

Il tasso di crescita medio della partecipazione ai musei è del 7,3%, mentre il tasso di crescita del turismo intorno al 4%.

E’ una fase storica cruciale, la fiducia da parte delle persone nei confronti dei musei è molto forte.

Come fare per approfittarne?

Qual è e quale dovrebbe essere il ruolo di un museo?

I musei hanno un’unica vocazione – mission – principale o ci sono delle differenze?

Partendo dai dati di alcuni musei alessandrini si può rispondere parzialmente alle domande e quel che più importa, si può riavviare una seria riflessione sul ruolo dei musei anche nella nostra città.

DATI INGRESSI 2017

Sale d’Arte 1.600

Museo della Gambarina 8.990

Marengo Museum 2.775

(il museo è stato chiuso 4 mesi da agosto a novembre. Nel 2016 gli ingressi sono stati 2145. Considerando i 4 mesi di chiusura il dato 2017 è molto positivo e in netto miglioramento rispetto al 2016)

Museo del Cappello Borsalino 627

(DATO RELATIVO SOLO A 3 MESI. Il museo poi è stato chiuso per lavori di allestimento del nuovo Museo Borsalino)

DATI INCASSI 2017

Sale d’Arte € 3.273

Museo della Gambarina € 700

Marengo Museum € 11.765

(il museo è stato chiuso 4 mesi da agosto a novembre. Nel 2016 gli incassi sono stati di € 10.996. Considerando i 4 mesi di chiusura il dato 2017 è molto positivo e in netto miglioramento rispetto al 2016)

Museo del Cappello Borsalino € 1.942

(DATO RELATIVO SOLO A 3 MESI. Il museo poi è stato chiuso per lavori di allestimento del Nuovo Museo Borsalino)

Il Museo della Gambarina ha un numero di ingressi decisamente superiore agli altri musei ma l’incasso è nettamente più basso rispetto per esempio al Museo di Marengo.

Prendere in considerazione solo i visitatori annuali non è sufficiente e se non si analizzano un po’ più seriamente i dati in possesso si rischia di avere un quadro della realtà museale cittadina distorta e che non ci permette di partire da un ragionamento costruttivo per sviluppare serie ed incisive politiche culturali.

Il numero dei visitatori della Gambarina si riferisce principalmente alle persone che frequentano il museo per gli eventi organizzati durante l’anno e non pagano l’ingresso (presentazioni libri, concerti, conferenze), mentre quelli degli altri musei si riferiscono a coloro che visitano il museo principalmente per la collezione permanente o per le esposizioni artistiche temporanee comunque legate ai contenuti museali e acquistano (tranne qualche raro caso inaugurazioni, eventi particolari) il biglietto per entrare.

I dati poi ci dicono che i visitatori che frequentano il museo della Gambarina e delle Sale d’Arte sono principalmente cittadini alessandrini o della provincia, mentre quelli del Museo del Cappello Borsalino e del Marengo Museum provengono anche e in buona percentuale da altre provincie e regioni e da altri stati.

Si può quindi provare a ragionare sui diversi ruoli che svolgono i vari musei alessandrini.

La tipologia degli ingressi ci dice che in particolare il Museo della Gambarina svolge un ruolo sociale importante permettendo la partecipazione anche a quelle fasce sociali tradizionalmente escluse dai consumi culturali.

Oggi la partecipazione culturale per il benessere delle persone è considerata fondamentale, soprattutto in riferimento al progressivo invecchiamento della popolazione.

Alcuni studi prendendo in considerazione diverse variabili – malattie, reddito, educazione, età, sesso, occupazione, stato civile, partecipazione culturale – riescono a stimare gli stati emozionali ed affettivi, catturando il dato di percezione soggettiva del benessere. Questi studi (università di Bolzano e Siracusa) dimostrano come la partecipazione culturale influenzi maggiormente lo stato emotivo delle persone arrivando ad essere al secondo posto dopo il lavoro tra gli elementi di sviluppo del benessere.

Per questo i numeri diventano davvero significativi se analizzati, e ci permettono di misurare non solo il valore economico ma anche di costruire indicatori che possono “misurare” gli effetti della cultura sugli individui, sulla collettività o sul territorio e quindi valutare il ritorno sociale dell’investimento.

Inoltre il Museo della Gambarina come il Teatro delle Scienze sono molto frequentanti dalle scuole (quasi un migliaio di ragazzi in entrambe le sedi). Sono dati importanti perché se l’educazione è tassello fondamentale di cambiamento sociale e fra i motivi che stimolano i consumi culturali c’è la ricerca di “emozione del sapere”, occorre investire sulla didattica museale economicamente e professionalmente per stimolare nuovi obiettivi educativi favorendo soprattutto interessi e curiosità individuali.

Ci sono alcuni luoghi culturali cittadini che invece hanno un’altra valenza e un’altra possibile primaria finalità.

La fruizione di musei e siti archeologici è stata recentemente definita dal Parlamento “servizio pubblico essenziale”. Il patrimonio artistico, oltre a generare come abbiamo visto sviluppo sociale e culturale potrebbe generare ricadute importanti per l’occupazione, soprattutto giovanile e femminile per lo sviluppo economico dei territori.

Per la nostra città un ruolo fondamentale in questo senso potrebbe averlo la Cittadella. Ad esempio, la sola esposizione delle divise militari, non menzionato nei report ufficiali dell’Osservatorio culturale Piemontese perché non considerato museo a tutti gli effetti, ha registrato nel 2017 circa 10.000 visitatori, in gran parte provenienti da fuori provincia e che vengono ad Alessandria per visitare il compendio militare.

Ruoli di primaria importanza per lo sviluppo locale dovranno averli il Marengo Museum, che offre la possibilità di legarci alla figura di Napoleone e a tutto quello che la vicenda napoleonica richiama e che in Europa attira milioni di turisti, e infine il Museo del Cappello Borsalino in fase di riallestimento, che potrà riconnetterci al made in Italy del tessile e del lusso nel design contemporaneo, a Valenza e all’artigianato orafo, come scelta culturale e di marketing territoriale.

Tutti questi luoghi saranno oggetto di importanti investimenti nei prossimi anni e potranno far crescere il peso del loro impatto sociale, in particolare sul versante dell’occupazione, soprattutto delle generazioni più giovani.

Dai musei e luoghi di cultura riorganizzati e ripensati in maniera innovativa possono e devono nascere nuove possibilità lavorative.

La città avrà le risorse economiche per iniziare a farlo, ma serviranno anche le risorse professionali e umane e occorrerà avere uno sguardo rivolto al futuro e non al passato, anche se parliamo di storia.

Occorre conoscere i dati per fare programmazione non solo riguardo alle politiche culturali ma anche a quelle economiche. Solo così si può sapere cosa occorre investire, perché e dove a seconda delle diverse “vocazioni” del nostro patrimonio culturale, che sia un museo o un luogo di interesse storico.