Finestre sul frinire, di Devadatta Sk! Valmiki

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https://devadattaskvalmiki.wordpress.com

La traccia di questa lettura è: Citizen Cope – Hurricane Waters 

Scoppia il temporale e io galleggio nell’acqua salata, in questo piccolo golfo pieno di gradini, dove ora risiedi, le tue minute dita ti tengono emersa mentre ti sorreggi con le mie spalle e, baciandole, le tue lentiggini sono sempre più evidenti, ma io non sono in mare adesso, eppure zuppo di sudore mentre flotto sui tamburi, le mie dita si indolenziscono con il percuotere di bacchette, i tuoi piedi sprofondano nei ciottoli levigati della spiaggia, mentre ne comprendi la bellezza, facendomi compagnia nella loro collezione e i miei piedi scorrono sui pedali, il charleston che tiene il ritmo snello, veloce come la sottile candela che alluma la tua quiete e la mia grancassa suona profonda come una caduta da questo sentiero, in alto sui colli del golfo, a volte il rimbalzo fa male, quando mi colpisce il collo del piede, ma io non posso fare a meno di pestare veloce,

negli occhi ho un gatto di creta incastrato fra le sottili lastre di pietra di un muretto, il collo del tuo piede così flessibile, che tocca terra e, fluessuoso, il tuo corpo si colora al sole, mai visto che una batteria, studiata al rallentatore, si piega tutta sotto i ceppi, ogni colpo una vibrazione, come ti pieghi tu sotto i miei morsi, come vibra il tuo corpo quando premo sulla pelle nel punto giusto, la tua bocca aperta che attende la mia, mentre ti bacio spiandoti ad occhi socchiusi, galleggiando sul verde, osservando scoloriti serpenti di schiuma strisciare fra le sponde spigolose degli scogli, e carezzi il mio sudore di salsedine e sole, mentre il mare si alza in scosse e il vento ne porta gli spruzzi, asciugandoci, che a furia di baciarci ci stiamo bagnando, come l’asfalto, mentre osservo il temporale che si scatena alla mia finestra, aperta sugli alberi, e con i loro arti di legno io scandisco il mio pulsare sui ricordi, in alto e in basso con le onde, a destra e sinistra dentro un treno, i denti nelle mele e gli occhi chiusi mentre dormo sul tuo corpo, bene aperti mentre ammiro il tuo viso, ora chiusi perchè il sudore del suonare mi cola sulle ciglia, ma vorrei stare ancora galleggiando nel nostro primo bagno, del quale non restano fotografie, ma sassi solamente, e tanto pulsare sul promontorio, che penetra, come le nostre lingue nelle nostre bocche, il mare nel suo verde e azzurro frinire.

negli occhi ho un gatto di creta incastrato fra le sottili lastre di pietra di un muretto, il collo del tuo piede così flessibile, che tocca terra e, fluessuoso, il tuo corpo si colora al sole, mai visto che una batteria, studiata al rallentatore, si piega tutta sotto i ceppi, ogni colpo una vibrazione, come ti pieghi tu sotto i miei morsi, come vibra il tuo corpo quando premo sulla pelle nel punto giusto, la tua bocca aperta che attende la mia, mentre ti bacio spiandoti ad occhi socchiusi, galleggiando sul verde, osservando scoloriti serpenti di schiuma strisciare fra le sponde spigolose degli scogli, e carezzi il mio sudore di salsedine e sole, mentre il mare si alza in scosse e il vento ne porta gli spruzzi, asciugandoci, che a furia di baciarci ci stiamo bagnando, come l’asfalto, mentre osservo il temporale che si scatena alla mia finestra, aperta sugli alberi, e con i loro arti di legno io scandisco il mio pulsare sui ricordi, in alto e in basso con le onde, a destra e sinistra dentro un treno, i denti nelle mele e gli occhi chiusi mentre dormo sul tuo corpo, bene aperti mentre ammiro il tuo viso, ora chiusi perchè il sudore del suonare mi cola sulle ciglia, ma vorrei stare ancora galleggiando nel nostro primo bagno, del quale non restano fotografie, ma sassi solamente, e tanto pulsare sul promontorio, che penetra, come le nostre lingue nelle nostre bocche, il mare nel suo verde e azzurro frinire.