Diario di una Zingara

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Mia mamma aveva una macchina da scrivere, era nera, di una marca che non ricordo, sempre nella sua valigetta dello stesso colore.

Era un regalo dei miei nonni.

Anche io ne avevo una: era piccola e beige, con i tasti rossi. Quando scrivevo con quella mi sentivo grande e anche un po’ Jessica Fletcher.

Oggi ho sentito uno scampanellio che mi ha ricordato subito quello per andare a capo, della macchina da scrivere. Strano eh? Fino ad un minuto prima quasi nemmeno mi ricordavo della loro esistenza.

Sono abituata ai tasti del computer che maltratto in maniera assurda, per fare in fretta. Mica come quelli della macchina da scrivere, che premevo con rispetto, per evitare gli errori. Non esisteva il canc ed ogni sbaglio lasciava un segno bianco, testimone silenzioso della mia distrazione. Per evitarlo, perfezionista già allora, riscrivevo tutto il foglio, seccandomi ancora prima di aver finito.

Era un…

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