IN CAMBIO DELLA SPERANZA, di Vito Sorrenti

IN CAMBIO DELLA SPERANZA, di Vito Sorrenti

In cambio della speranza Vagando

IN CAMBIO DELLA SPERANZA

Il casolare di campagna
Con gli ulivi intorno
Il pergolato
Col glicine fiorito
Le rose e il giglio
Tutt’intorno al ciglio
Un cielo di foglie
Alcune forcelle
Le sedie di paglia
Una panca
Un ceppo
Un tavolino mezzo rotto
Ecco il salotto rurale
Assai modesto
Non adatto alle signore
dell’aristocrazia
Né dell’alta borghesia
Vogliose di mettere in mostra
Lussuose toilettes
Ombrellini da sole
Cappellini parigini
Scarpe firmate
Vestiti di seta
L’ultimo gioiello avuto in regalo
E spettegolare sulle corna di tizio o di caio
Conversando in modo brillante
Sulla prima teatrale al “Diamante”

Appena vista
Sull’ultima rivista
di moda
Sul romanzo appena letto
Sull’ultimo amante portato a letto
No
Niente di tutto questo
Avveniva in quel salotto
Sotto il pergolato
In mezzo al prato
Punto di riferimento di umili contadine stanche
Sfiancate dalla fatica e dalla vita tribolata
Sformate da gravidanze ripetute
Che ne avevano minato
Tutta la loro dote
I cui volti
Cotti dal sole e dal gelo
Disegnavano smorfie d’amarezza
E sorrisi così poco radiosi
Vestite con povere cose
Rattoppate e unte
Senza gioielli pendenti né diamanti
Parlavano poco
E non in modo brillante
Per incoraggiarsi
Per darsi una mano
Per aiutarsi a superare le difficoltà quotidiane
E non per scambiarsi frecciatine velenose
Dietro sorrisi luminosi
Quelle povere figlie della terra
Non erano nate da famiglie agiate
Nonostante i loro padri
Avessero lavorato
Tutta una vita
E non lo sarebbero divenute
Le famiglie dei loro figli
Né dei loro nipoti
Finché avessero continuato
Quella vita di seminatori
Su terre avare
Di affittuari
In balìa degli sfruttatori
Di lavoratori
Senza fede e senza speranza
E coscienti di tanto
Accettavano rassegnate e dolenti
Di veder andar via
Il frutto del loro ventre
Solo in cambio della speranza
Che in terra lontana
Potessero far fortuna
Loro non chiedevano la luna
Per quei loro figli
Né che venissero trattati come gigli
A loro bastava solamente
Che non avessero alcun rimpianto
Per loro era sufficiente
Che angherie soprusi e prepotenze
Non si sarebbero ripetuti regolarmente
E che la latitanza delle Istituzioni
Fosse per quei loro figli lontani
Un lontano ricordo
Delle trascorse stagioni.

Tratta da “Vagando con la mente”.

http://vitosorrenti.weebly.com/vagando-con-la-mente.html

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