Il Centro Cuore alessandrino di nuovo al Congresso Mondiale Cardiotoracico

Il Centro Cuore alessandrino di nuovo al Congresso Mondiale Cardiotoracico

Scelti due lavori sulla tecnica di Bentall, grazie a un eccezionale tasso di sopravvivenza e a procedure innovative 

Dopo il Sudafrica e il Kazakistan, il 14 e 15 settembre il Dipartimento Cardiovascolare “Centro Cuore” della Clinica Città di Alessandria volerà in Slovenia, a Lubiana. Per il terzo anno consecutivo, infatti, parteciperà al Congresso Mondiale Cardiotoracico, giunto alla 28esima edizione.

Tutti e due i lavori che il Centro Cuore ha inviato, che riguardano la tecnica di Bentall, sono stati selezionati tra tanti per la presentazione orale e, in seguito, saranno pubblicati per intero sulla rivista della Società che organizza il Congresso, la “World Society of CardioVascular and Thoracic Surgeons”.

Merito di un tasso di sopravvivenza a lungo termine, dopo un intervento praticato con la tecnica di Bentall, raro nella letteratura mondiale e a una procedura innovativa nel trattamento degli pseudoaneurismi che possono insorgere dopo le operazioni che applicano la stessa metodica.

La sostituzione della valvola aortica, della radice aortica e del tratto tubulare dell’aorta ascendente con la tecnica di Bentall è un intervento ad alto rischio. Per la sostituzione, infatti, è necessario staccare i due bottoni degli osti coronarici dall’aorta nativa del paziente e attaccarli su una protesi tubulare sintetica, che viene collegata tramite anastomosi al cuore del paziente. “Per quanto riguarda il primo lavoro scientifico – spiega il Dott. Giuseppe Petrone, che sarà relatore al Congresso –, i risultati di follow-up a lungo termine pubblicati anche da grandi centri non sono così brillanti, proprio perché l’intervento è gravato da una significativa mortalità sia intraoperatoria sia postoperatoria. Dal follow-up, completo al 99 percento, sui 272 pazienti che abbiamo operato tra il 1998 e il 2016, è invece emerso che il tasso di sopravvivenza è stato del 76,1 percento. Un tasso che, confrontato appunto con i risultati della letteratura mondiale, ci colloca in prima linea”.

Quella di Bentall è una tecnica standardizzata. “C’è però una differenza – precisa il Prof. Mario Fabbrocini, Direttore del Centro Cuore – negli interventi che pratico insieme alla mia équipe: nel momento in cui vado ad anastomizzare i due bottoni coronarici sulla protesi tubulare, evito di creare un’eccessiva tensione sugli osti coronarici, perché questa potrebbe causare un infarto postoperatorio. Invece, faccio sì che gli osti si poggino morbidamente sulla protesi tubulare”.

Quanto al secondo lavoro scientifico, tra il 2015 e il 2016, al Centro Cuore sono stati operati di nuovo tre pazienti che erano già stati sottoposti, in altra struttura, a un intervento praticato con la tecnica di Bentall. Tutti e tre i pazienti presentavano uno pseudoaneurisma dell’aorta ascendente. “Dopo quanto osservato durante questi tre interventi – dichiara il Prof. Fabbrocini –, nonostante i pazienti fossero stati operati la prima volta in altri centri, ho deciso di modificare la tecnica chirurgica che applicavo già da 20 anni. La modifica consiste nel praticare l’anastomosi non più solo con una sutura continua realizzata con il Prolene, ma con delle pezze di rinforzo in Teflon (pledgets), da applicare all’interno e all’esterno dell’aorta”.

Al Congresso Mondiale dell’anno scorso il Dott. Petrone ha esposto un lavoro sul follow-up dei pazienti operati di sostituzione della valvola aortica con la bioprotesi St. Jude Trifecta. Anche in questo caso si tratta di una tecnica standardizzata, la cui applicazione alla Clinica Città di Alessandria si è però distinta, oltre che per i buoni risultati, anche per una delle casistiche più vaste a livello mondiale. Mentre la partecipazione alla 26esima edizione del Congresso ha rappresentato un importante tassello per il riconoscimento, da parte della comunità scientifica internazionale, della Twist Technique introdotta dal Prof. Fabbrocini per la ricostruzione del ventricolo sinistro del cuore in pazienti colpiti da aneurisma post-infarto. Riconoscimento che è definitivamente arrivato a luglio 2017, quando l’intero articolo è stato pubblicato sulla rivista della Società che organizza l’evento.

 

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