VOCI DAI BORGHI

XI.

Quel desìo di saper ch’in cor gentile
Sovente alberga ad ingannevol luce
Mi trasse; indi seguendo infido duce
Tardi di cor vilan scorgei lo stile.

Fummi il costui disagio qual focile
Ch’ogn’or colpiami il cor; ma chi m0induce
A dir quali esche ardesse, se riluce
Pur anco illustre l’oprar mio virile?

Mi taccio donque e m’ascrivo a la schiera
De’ Melciadi Focioni, se non lece
Ch’un empio ingrato altro premio m’apporte.

Di cui non so qual inferna megera
L’alma ingombrassi, che d’onore in vece
Danno mi procurasse, oltraggio e morte.

Quel desìo di saper ch’in cor gentile (Codice di Giulia Soliga, Fondo Cicogna del Museo Correr di Venezia, n. 270, c83r).

XII.

A vile e indegno oggetto di mirare
Talor fui astretta: ma la mente altera
Tosto a dietro si volse, che non spera
Da vil tenzon fama illustre destate.

Se con armi in aringo si de’ entrare
Conformi…

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